Caro diario,ieri ho festeggiato il mio tredicesimo compleanno.Ho invitato i miei compagni di classe ed ho trascorso con loro un pomeriggio divertente.Con l’aiuto di mia sorella Gianna ho preparato alcuni giochi e la mamma ha organizzato la merenda per tutti.Oltre alla torta con le candeline non sono mancati i regali e mi sono sentita veramente contenta.Io e i miei amici abbiamo fatto suonare le nostre musiche preferite e abbiamo ballato tutti insieme divertendoci un sacco.Poi a sera tutto è finito.Peccato che i momenti belli finiscano presto…Sono andata a dormire stanca, ma felice.E ho fatto un sogno.Ho sognato che la scuola era già finita, che ero in vacanza al mare e correvo sulla spiaggia.C’erano tutti: la mamma, Gianna, papà e anche Marco, quel ragazzino della III E che mi piace tanto.Nel sogno io e lui prima passeggiavamo sulla spiaggia, poi sorseggiavamo una Coca Cola freschissima sotto la veranda del Bagno Marilù dove vado ogni anno con i miei familiari.Che emozione…Mi sono sentita grande.Quando mi sono svegliata stamani, per la prima volta ho pensato a me come sarò da adulta.Chissà come sarà veramente la mia vita…Vedo la nonna che è una persona anziana e che dice di avere avuto una vita lunga.Si ricorda tanti avvenimenti della sua infanzia e della sua giovinezza e me li racconta, così che mi sembra che sia facile ricordare ciò che è passato, ma difficile pensare al futuro.Certo, anch’io ho i miei desideri : vorrei imparare a suonare bene il violino, vorrei visitare tante città e nazioni, vorrei conoscere tante lingue straniere per capire sempre tutti quando parlano e vorrei studiare medicina come papà che fa un lavoro utile per chi ne ha bisogno.Soprattutto vorrei che Marco mi guardasse con gli occhi dolci e non con quello sguardo da marziano che ha sempre quando lo incontro al mattino prima di entrare a scuola.Vorrei che mi dicesse: “Ciao, Marta! Che piacere vederti!”.E non: “Rossi, hai studiato oggi? Guarda che la prof. Tinelli ti massacra se non sai la lezione!”.Ma cosa gliene importa?Io studio sempre.Sono piuttosto brava e a scuola me la cavo abbastanza bene.Chissà perché i maschi sono così antipatici anche quando ti piacciono…Nel mio sogno, però, Marco era carino e simpaticissimo.Forse è stato solo un sogno, ma non è detto che anche nella realtà non possa cambiare modo di fare e diventare gentilissimo.Speriamo…
di Anna
lunedì 17 novembre 2008
sabato 15 novembre 2008
Il coraggio di amare
di Nadia Turriziani
Il sole, alto in cielo, sorride dispettoso. La sabbia brucia.
Non c’è un filo d’aria ed il sudore, fastidioso, mi cola su tutto il corpo… Che caldo!
- “Mamma, mamma… Guarda, ho trovato una stella marina. Bella vero?”
- “Sì amore è stupenda. Fammela vedere più da vicino.”
Scusatemi, mi chiamo Azzurra, ho 40 anni e tre figli piccini.
Due gemelle di 5 anni, Alice e Nadia ed un piccolo dongiovanni di 4 anni, Gian Marco.
Ops dimenticavo!
Ho anche un marito, Andrea, 44 anni, avvocato al Tribunale della Sacra Rota di Roma.
Già questo dovrebbe dire molto…
Che caldo!
Ogni anno mi faccio abbindolare dai programmi di Andrea.
- “Sabaudia ha una spiaggia meravigliosa. Dai Azzurra, quindici giorni di riposo e poi andiamo dove vuoi tu. Io e te da soli.”
Quindici giorni di riposo… Ma per chi? Non certo per me.
Quando sei anni fa alla meravigliosa notizia di aspettare un figlio ho lasciato il lavoro e la mia splendida carriera d’avvocato, non immaginavo affatto di ridurmi in questo stato.
La gioia per la nascita delle gemelle è stata meravigliosa e l’arrivo, voluto ovviamente, di Gian Marco, a distanza di soli quindici mesi, il coronamento dei miei sogni, ma…
Che caldo!… Che stanchezza!…
Ora… mi sento attanagliata dal mondo fiabesco e poco gratificante che mi sono creata.
Che caldo!
Riesco finalmente ad avvicinarmi al lettino, un ultimo sguardo ai piccoli che stanno facendo un instabile castello di sabbia, uno sguardo a mio marito che tranquillamente sta leggendo il giornale sotto l’ombrellone e… finalmente, mi sdraio.
Chiudo gli occhi e cerco di rilassarmi.
Inizio a contare mentalmente.
1.2.3… che caldo… 15… 22
- “Mamma ho sete.”
- “Nadia vieni cara, tieni, bevi lentamente che è fredda. Bambini venite a bere da bravi.”
Cerco di far bere tutti in contemporanea per non essere disturbata nei prossimi quindici minuti.
Un’occhiata ad Andrea… ed il nervoso mi assale.
Lui è ancora lì, sotto l’ombrellone, pacifico e rilassato.
La scena sembra non essere cambiata se non per il fatto che ora sta leggendo un libro al posto del giornale e sta fumando una sigaretta.
Che caldo!
Mi riavvicino al lettino, un sospiro e riprovo a sdraiarmi per la quindicesima volta da quando siamo scesi in spiaggia.
Chiudo gli occhi e cerco di rilassarmi pensando al mio sogno inesaudito… l’Egitto.
Lo adoro. Vorrei fare una crociera di… quindici giorni… sì, quindici giorni, andrebbero bene.
Li vorrei trascorrere da sola lasciando i bimbi alle nonne e finalmente rilassarmi sul serio.
Mi sto ancora crogiolando nel mio sogno che…
- “Mamma, mi scappa la cacca!”
Non ci posso credere!
E lui, mio marito, non si muove di un solo millimetro.
Non posso credere che in due ore passate in spiaggia nemmeno una volta abbia sentito le richieste dei figli.
All’inizio del nostro rapporto non era così. Era sempre attento, premuroso, adorabile.
Che caldo!
Mi alzo per l’ennesima volta dal lettino e vado in soccorso dei miei tre amori.
- “Vieni Gian Marco andiamo al bar. Alice, Nadia venite con noi. Su da brave, mettete le ciabattine, andiamo tutti al bar a prendere un gelato.”
I gridolini di felicità dei bambini mi riempiono il cuore.
Voglio provare a non dire nulla ad Andrea.
Si accorgerà della nostra assenza? Non ne sono tanto sicura.
- “Forza bambini andiamo.”
Mi avvio verso il bar sempre più stanca e nervosa.
Con un piccolo senso di colpa mi volto nuovamente verso Andrea per vedere se ha sollevato il viso dal libro e… Niente.
E’ preso dalla lettura così come quando in aula, assorto e composto, si accinge a difendere un suo cliente.
Non posso credere che non si sia accorto del trambusto fatto dai piccini e soprattutto che non si sia accorto, ora, della nostra assenza…
Non ne posso più. Che stanchezza!
- “Buongiorno signora Azzurra. Stupenda più che mai questa mattina.”
- “Alessandro, buon giorno a te. Sempre più galante. E’ meraviglioso, a questa ora del giorno, con questo caldo tropicale, sentirsi adulare da un ragazzo. Mette allegria. Grazie!”
- “Signora Azzurra i miei sono solo complimenti sentiti.”
E così dicendo, ammiccando con l’occhio destro, si volta ed esce dal bar.
Che situazione imbarazzante!
Sto provando piacere nell’essere adulata da un ragazzo molto più piccolo di me.
Sono ormai quattro anni che Andrea, sempre preso dal suo lavoro in studio ed in tribunale e soprattutto dalle “frequenti” cene di lavoro che a volte si protraggono anche nei week-end non mi fa più un complimento sentito.
Che stanchezza!
Mi sento quasi usata.
Quando ne ha voglia allunga la mano, una palpatina all’inguine e al seno, un bacetto frettoloso sulle labbra e lì tutti i preliminari all’improvviso terminano. Si fa l’amore, ci si dà un bacino augurandoci la buona notte e… arrivederci fino al mattino.
Ma faremo veramente l’amore o il nostro è diventato solo un appagare i desideri sessuali che ormai sembrano risvegliarsi una sola volta la settimana sempre se non ci sono intoppi?
Generalmente, lui per lavoro il sabato va fuori Roma… e ritornando la domenica sera, stanchissimo, con un abbraccio quasi fraterno mi liquida fino al sabato successivo.
Non ricordo più quando sia stata l’ultima volta che abbiamo fatto del sano “sesso”.
Parlo del “sesso” quello con la Esse maiuscola. Il Sesso che ti scuote le viscere e ti lascia senza fiato.
All’inizio era tutto così inebriante, fiabesco, idilliaco…
Ricordo ancora oggi il nostro primo incontro… Ci siamo immediatamente piaciuti alla fermata della Metro.
Gli sguardi che incrociandosi ci hanno infiammato i cuori, gli ormoni che a fatica si sforzavano di rimanere incarcerati nei nostri corpi, la sudorazione pesante dei nostri corpi che si avvicinavano e si allontanavano ad ogni movimento improvviso del tram.
Il destino che… crudele e divertito ha scritto il nostro futuro come se stesse seguendo il copione di un film.
Chiudendo gli occhi riesco ancora ad assaporare le emozioni e le sensazioni provate quando ci incontravamo di nascosto nei corridoi dell’università a Roma.
I baci rubati sotto gli occhi divertiti dei compagni di studio.
Percepisco ancora il sapore dolce delle sue labbra e l’odore che il suo corpo eccitato emanava.
Il mio seno turgido contro il suo petto. Il calore del suo corpo che attraversando i vestiti si univa al mio.
Il nostro primo rapporto sessuale con lui timido e premuroso che assaporava e mi faceva assaporare di quell’amore puro e vero.
Sento ancora nelle orecchie il suo respiro lento e ritmato. Ricordo ogni cosa di quei momenti meravigliosi.
Ricordi stupendi ma tristemente lontani.
Con questo brulichio di pensieri in testa, aspettando che tutti e tre i piccini mi raggiungano, mi volto involontariamente e attraverso la vetrata vedo Alessandro che con un sorriso stupendo stampato in volto mi sta guardando e sollevando appena la mano destra mi manda un saluto. Quanto è dolce!
Ma cosa sto mai pensando?
Io ho quaranta anni ed Alessandro appena ventiquattro.
E’ galante. Molto bello. Dolce e tenero con i bambini.
Tutto questo, in fin dei conti, lo richiede il suo lavoro di animatore…
Ma è pure sempre un ragazzino.
Sento le viscere contorcersi involontariamente.
Un calore forte nello stomaco e all’inguine. Non sarà mica desiderio?
Cosa vado mai a pensare?
Sono ormai cinque anni che non provo più desiderio.
La nascita dei piccoli, le ore di travaglio, i cesarei… sono stati dei veri traumi… ed i modi un po’ rudi usati da Andrea nel prendermi nel fare l’amore mi hanno portata ad adempiere ai miei doveri di moglie senza provare più orgasmi.
Fingo… Fingo… Fingo…
Ora, però, cosa mai… mi starà accadendo.
Vorrei sentire solo il calore delle mano di quel ragazzo per accertarmi di essere ancora viva.
Per accertarmi di avere ancora desideri, ma soprattutto, per avere la certezza di essere desiderata.
- “Mamma, eccomi. Mi accompagni?”
La voce dolce di Gian Marco mi risveglia dal torpore in cui sono caduta.
Ma cosa diavolo sto mai pensando? Quel ragazzo è stato solo gentile ed io… Io sono solo una vecchia di quaranta anni…
Smettila di illuderti e fai la cosa che sai fare meglio… LA MAMMA.
Accompagno Gian Marco al bagno e prego Alice e Nadia di rimanere sedute composte e tranquille al tavolino del bar a consumare il grosso gelato al limone che si sono fatte comprare.
Forse mi servirebbe l’aiuto di una tata. Con il passare dei giorni mi sto accorgendo di faticare nel stare dietro, in contemporanea, alle esigenze dei miei tre piccoli terremoti.
- “Forza Gian Marco sbrigati e non toccare nulla. Bravo! Dai lavati le mani che torniamo in spiaggia.”
- “Alice, Nadia…” Che fine hanno fatto. Lo sapevo che non dovevo lasciarle sole. “Alice, Nadia… Ops… Alessandro, scusa… stavo con Gian Marco in bagno e loro devono essersi allontanate dal bar e…”
- “Azzurra, tranquilla, le ho chiamate io. Vedi che bel gioco stiamo facendo insieme?”
Dal volto dei bambini traspare una felicità mai vista prima. Alessandro è proprio un bravo ragazzo.
Sto ancora pensando che…
- “Azzurra, si sieda al bar a bere qualcosa di fresco, la vedo un po’ stanca. Ai bambini ci penso io.”
Che premuroso.
- “Grazie Alessandro, ne ho proprio bisogno. Ciao bimbi a dopo.”
Mi avvio verso il bar guardando ancora quella scena che dovrebbe essere la scena che caratterizza tutte le famiglie normali e che invece sto assaporando solo lì con quel ragazzo, simpatico, ma estraneo alla mia vita.
I bimbi gli si aggrappano al collo come se lo conoscessero da sempre. Lo baciano, gli infilano le dita piccine ed esili nelle orecchie, gli stropicciano i capelli… Che bello!
Andrea non ha mai tempo per queste cose.
Quando è a casa si chiude nello studio con la radio accesa ed esce da lì solo per il pranzo e la cena.
Non vuole essere disturbato… Deve lavorare.
Accipicchia però!
Quando lavora, il cellulare continua a squillare senza riposo e molte volte mi accorgo che chiude di proposito la porta come se volesse mantenere segrete le sue conversazioni e bisbiglia in modo che io non possa sentirlo.
Mi vergogno anche solo a pensarlo ma a volte mi sono ritrovata a spiarlo da dietro la porta serrata.
Non sentivo altro che mormorii e quando questi diventavano più intensi, all’improvviso, Andrea alzava il volume della radio sovrastando la sua voce.
Come mi sentivo umiliata in quei frangenti, ancor più, però tre giorni fa, quando preparando le sue valigie ho trovato nel trolley che usa abitualmente per i week-end di lavoro quella foto con dedica.
Che rabbia!
Il mare, sicuramente, era quello di Fregene e l’albergo quello tanto carino dove da fidanzati aveva portato anche me.
Nella foto Andrea era con una ragazza mulatta molto bella di nome Vanessa. Così almeno si firmava nella dedica.
La dedica…
Leggerla mi ha lacerato il cuore.
- Con questa foto spero che tu ricorderai, nei momenti noiosi trascorsi con la tua famiglia, i Week-end meravigliosi trascorsi insieme a me. Che la passione che ci lega non finisca mai. Vanessa.-
Tutti i week-end passati insieme?
Nei momenti noiosi trascorsi con la tua famiglia?
Mi sono sentita mancare.
Stava parlando dei tanti week-end che aveva sottratto alla nostra famiglia per soddisfare le sue voglie balorde con quella ragazza più giovane di lui di almeno venti anni.
“I momenti noiosi trascorsi con la tua famiglia.”
Non sono nemmeno sicura che Andrea si sia mai reso conto di avere una famiglia…
Nel vortice confuso di questi pensieri improvvisamente ho sentito il corpo irrigidirsi percettibilmente e mi sono ritrovata con i pugni serrati lungo i fianchi davanti al bancone dove il barman mi stava chiedendo per l’ennesima volta cosa volessi ordinare.
Alessandro, che da fuori stava assistendo tristemente alla mia improvvisa reazione, è accorso in mio aiuto.
Mi ha preso per mano e mi ha condotto lentamente in un angolo appartato del bar dove mi ha fatto sedere.
Stavo ancora con le mie mani tra le sue quando faticosamente cercando di calmarmi mi ha bisbigliato…
- “Azzurra, cara, cosa ti sta accadendo. Azzurra… mi senti… Tranquilla.”
Così dicendo con dei tovagliolini di carta trovati sul tavolo ha iniziato ad asciugarmi le lacrime.
I bambini stavano ancora nel piccolo parco adiacente al bar sorvegliati da altri animatori.
Ancora con le lacrime agli occhi ho iniziato a raccontargli tutta la rabbia che stavo provando in quel momento nei confronti di mio marito che… mi stava trascurando e tradendo, con visibile noncuranza, a discapito della mia salute mentale e del bene dei nostri figli. Come un fiume in piena ho sentito la necessità di raccontargli tutta la mia storia.
La collera per la scoperta improvvisa del tradimento, la delusione nell’aver creduto in quell’amore eterno, la sofferenza per l’impotenza da parte mia nel risolvere la situazione senza far soffrire i nostri figli… ma soprattutto, l’amore verso i figli che nessuno avrebbe potuto mai portarmi via.
Alessandro è rimasto ad ascoltare attentamente ogni parola che usciva dalla mia bocca e poi con naturalezza, come se mi conoscesse da sempre, all’improvviso ha preso il mio volto tra le mani ed ha iniziato a baciarmi gli occhi, poi le tempie, poi le guance… come per rassicurarmi.
Poi, lentamente ha fatto una cosa inattesa… Successivamente mi ha confidato che era quello che desiderava ormai da tre giorni, da quando ero arrivata nello stabilimento di Sabaudia… è sceso sulle mie labbra ed ha iniziato a baciarmi dolcemente ma con sentita passione.
Ho sentito nuovamente quella strana sensazione attanagliarmi le viscere e mi sono lasciata andare senza inibizione a quel bacio passionale.
Le mani d’Alessandro mi stavano accarezzando dolcemente la coscia e il cervello mi stava scoppiando.
All’improvviso…
Mi sono allontanata spaventata da lui e vistosamente trafelata, senza dire una parola, sono corsa verso i bambini, li ho presi con me e sono tornata in albergo.
Alessandro rimasto seduto al tavolino del bar aveva dipinto in volto il suo desiderio represso e il sentimento che provava… un’indescrivibile tristezza.
Le sorprese non erano però finite.
Rientrando in stanza ho trovato Andrea che stava preparando la valigia con meticolosa attenzione.
- “Azzurra, dove sei stata tutto questo tempo? E’ mezz’ora che ti cerco.”
- “Andrea cosa stai facendo?”
- “Scusami cara” e così dicendo mi si è avvicinato stampandomi un bacio fraterno sulla fronte. “Ho ricevuto una telefonata urgente da Roma. Ricordi il mio collega Biondi, l’avvocato di Milano? E’ arrivato proprio oggi a Roma e mi ha chiesto se lo potevo assistere per delle pratiche che deve chiudere improrogabilmente per questa settimana. “
- “Non pensi a me ed ai bambini? Sono così poche le occasioni in cui riusciamo a stare un po’ insieme. Sentono la tua mancanza, e a dire il vero anch’io la sento.”
- “Mi dispiace. Ho cercato in tutti i modi di rifiutare, per non lasciare te ed i bambini soli, ma non è stato proprio possibile. Mi ci vorrà una settimana circa. Non ti preoccupare, tu puoi rimanere ancora qui con i bambini e cercare di rilassarti.”
Rilassarmi! Ma è pazzo forse?
Come se nulla fosse accaduto lui entra tranquillamente in bagno ed inizia il suo rituale di bellezza come io lo chiamo. Barba, doccia ed abito costoso.
I piccini stanchi della giornata si sono piazzati buoni sul divano a vedere i cartoni animati, e…
L’occhio mi va al cellulare lasciato incustodito sul televisore.
Non posso farlo. Non devo farlo assolutamente.
Mentre cercavo di dissuadermi dal fare quel gesto di cui mi sarei sicuramente pentita, la mano incontrollata stava facendo scorrere il cursore sulle ultime chiamate effettuate.
Ore 12,15… Vanessa.
Ora erano le 12,30.
Senza riflettere premo il tasto dell’invio e… Dall’altra parte risponde una voce molto giovanile e sensuale che chiama mio marito per nome.
- “Amore… Vedi che non puoi resistere senza di me. Sono salita proprio ora sul taxi per Fiumicino. Non vedo l’ora di vederti e di fare finalmente questa settimana meravigliosa insieme in Egitto, lontano da quella “rompiballe” di tua moglie. Andrea mi senti?… Andrea…”
Il cellulare mi scivola dalle mani.
Esterrefatta lo raccolgo.
La voce in sottofondo stava chiamando mio marito per nome.
Ho pigiato il pulsante dello spegnimento.
Ho posato nuovamente il telefono sul televisore ed ho raggiunto i bambini sul divano.
Dopo venti minuti Andrea è uscito dal bagno profumato e bello più che mai con la valigia tra le mani.
Si è avvicinato ai piccini e li ha baciati sulla fronte. Ha baciato sulle labbra anche me ed è uscito dalla suite.
O stava uscendo definitivamente dalla mia vita?
Azzurra, il giorno successivo, avrebbe aperto le pratiche per la separazione, decisa più che mai a non farlo mai più avvicinare a quelle dolci creature che tanto ostacolavano la sua relazione idilliaca con quella donna.
La sera, meravigliando per prima se stessa, decise dopo tanti anni di voluta sottomissione, di pensare finalmente un po’ a se stessa.
Compose il numero telefonico che Alessandro le aveva appuntato su uno scontrino del bar e dopo avergli raccontato freneticamente l’accaduto accettò il suo invito a cena.
Fece salire in suite Laura, l’animatrice romana che tanto si era affezionata ai bambini e lei in abito da sera beige, con un filo di trucco in volto che solo lei sapeva mettere per valorizzare la sua bellezza, scese in sala da pranzo dove ad attenderla c’era Alessandro bello come un Dio.
Avrebbero cenato insieme come dei buoni amici, poi chissà…
Avrebbero seguito il corso degli avvenimenti, senza forzature, ma soprattutto con sincerità e passionalità…
Dopo cinque anni di sofferenze, Azzurra, avrebbe finalmente riprovato ad amare un uomo, anche se più giovane di lei.
Perché l’amore non ha età.
Il sole, alto in cielo, sorride dispettoso. La sabbia brucia.
Non c’è un filo d’aria ed il sudore, fastidioso, mi cola su tutto il corpo… Che caldo!
- “Mamma, mamma… Guarda, ho trovato una stella marina. Bella vero?”
- “Sì amore è stupenda. Fammela vedere più da vicino.”
Scusatemi, mi chiamo Azzurra, ho 40 anni e tre figli piccini.
Due gemelle di 5 anni, Alice e Nadia ed un piccolo dongiovanni di 4 anni, Gian Marco.
Ops dimenticavo!
Ho anche un marito, Andrea, 44 anni, avvocato al Tribunale della Sacra Rota di Roma.
Già questo dovrebbe dire molto…
Che caldo!
Ogni anno mi faccio abbindolare dai programmi di Andrea.
- “Sabaudia ha una spiaggia meravigliosa. Dai Azzurra, quindici giorni di riposo e poi andiamo dove vuoi tu. Io e te da soli.”
Quindici giorni di riposo… Ma per chi? Non certo per me.
Quando sei anni fa alla meravigliosa notizia di aspettare un figlio ho lasciato il lavoro e la mia splendida carriera d’avvocato, non immaginavo affatto di ridurmi in questo stato.
La gioia per la nascita delle gemelle è stata meravigliosa e l’arrivo, voluto ovviamente, di Gian Marco, a distanza di soli quindici mesi, il coronamento dei miei sogni, ma…
Che caldo!… Che stanchezza!…
Ora… mi sento attanagliata dal mondo fiabesco e poco gratificante che mi sono creata.
Che caldo!
Riesco finalmente ad avvicinarmi al lettino, un ultimo sguardo ai piccoli che stanno facendo un instabile castello di sabbia, uno sguardo a mio marito che tranquillamente sta leggendo il giornale sotto l’ombrellone e… finalmente, mi sdraio.
Chiudo gli occhi e cerco di rilassarmi.
Inizio a contare mentalmente.
1.2.3… che caldo… 15… 22
- “Mamma ho sete.”
- “Nadia vieni cara, tieni, bevi lentamente che è fredda. Bambini venite a bere da bravi.”
Cerco di far bere tutti in contemporanea per non essere disturbata nei prossimi quindici minuti.
Un’occhiata ad Andrea… ed il nervoso mi assale.
Lui è ancora lì, sotto l’ombrellone, pacifico e rilassato.
La scena sembra non essere cambiata se non per il fatto che ora sta leggendo un libro al posto del giornale e sta fumando una sigaretta.
Che caldo!
Mi riavvicino al lettino, un sospiro e riprovo a sdraiarmi per la quindicesima volta da quando siamo scesi in spiaggia.
Chiudo gli occhi e cerco di rilassarmi pensando al mio sogno inesaudito… l’Egitto.
Lo adoro. Vorrei fare una crociera di… quindici giorni… sì, quindici giorni, andrebbero bene.
Li vorrei trascorrere da sola lasciando i bimbi alle nonne e finalmente rilassarmi sul serio.
Mi sto ancora crogiolando nel mio sogno che…
- “Mamma, mi scappa la cacca!”
Non ci posso credere!
E lui, mio marito, non si muove di un solo millimetro.
Non posso credere che in due ore passate in spiaggia nemmeno una volta abbia sentito le richieste dei figli.
All’inizio del nostro rapporto non era così. Era sempre attento, premuroso, adorabile.
Che caldo!
Mi alzo per l’ennesima volta dal lettino e vado in soccorso dei miei tre amori.
- “Vieni Gian Marco andiamo al bar. Alice, Nadia venite con noi. Su da brave, mettete le ciabattine, andiamo tutti al bar a prendere un gelato.”
I gridolini di felicità dei bambini mi riempiono il cuore.
Voglio provare a non dire nulla ad Andrea.
Si accorgerà della nostra assenza? Non ne sono tanto sicura.
- “Forza bambini andiamo.”
Mi avvio verso il bar sempre più stanca e nervosa.
Con un piccolo senso di colpa mi volto nuovamente verso Andrea per vedere se ha sollevato il viso dal libro e… Niente.
E’ preso dalla lettura così come quando in aula, assorto e composto, si accinge a difendere un suo cliente.
Non posso credere che non si sia accorto del trambusto fatto dai piccini e soprattutto che non si sia accorto, ora, della nostra assenza…
Non ne posso più. Che stanchezza!
- “Buongiorno signora Azzurra. Stupenda più che mai questa mattina.”
- “Alessandro, buon giorno a te. Sempre più galante. E’ meraviglioso, a questa ora del giorno, con questo caldo tropicale, sentirsi adulare da un ragazzo. Mette allegria. Grazie!”
- “Signora Azzurra i miei sono solo complimenti sentiti.”
E così dicendo, ammiccando con l’occhio destro, si volta ed esce dal bar.
Che situazione imbarazzante!
Sto provando piacere nell’essere adulata da un ragazzo molto più piccolo di me.
Sono ormai quattro anni che Andrea, sempre preso dal suo lavoro in studio ed in tribunale e soprattutto dalle “frequenti” cene di lavoro che a volte si protraggono anche nei week-end non mi fa più un complimento sentito.
Che stanchezza!
Mi sento quasi usata.
Quando ne ha voglia allunga la mano, una palpatina all’inguine e al seno, un bacetto frettoloso sulle labbra e lì tutti i preliminari all’improvviso terminano. Si fa l’amore, ci si dà un bacino augurandoci la buona notte e… arrivederci fino al mattino.
Ma faremo veramente l’amore o il nostro è diventato solo un appagare i desideri sessuali che ormai sembrano risvegliarsi una sola volta la settimana sempre se non ci sono intoppi?
Generalmente, lui per lavoro il sabato va fuori Roma… e ritornando la domenica sera, stanchissimo, con un abbraccio quasi fraterno mi liquida fino al sabato successivo.
Non ricordo più quando sia stata l’ultima volta che abbiamo fatto del sano “sesso”.
Parlo del “sesso” quello con la Esse maiuscola. Il Sesso che ti scuote le viscere e ti lascia senza fiato.
All’inizio era tutto così inebriante, fiabesco, idilliaco…
Ricordo ancora oggi il nostro primo incontro… Ci siamo immediatamente piaciuti alla fermata della Metro.
Gli sguardi che incrociandosi ci hanno infiammato i cuori, gli ormoni che a fatica si sforzavano di rimanere incarcerati nei nostri corpi, la sudorazione pesante dei nostri corpi che si avvicinavano e si allontanavano ad ogni movimento improvviso del tram.
Il destino che… crudele e divertito ha scritto il nostro futuro come se stesse seguendo il copione di un film.
Chiudendo gli occhi riesco ancora ad assaporare le emozioni e le sensazioni provate quando ci incontravamo di nascosto nei corridoi dell’università a Roma.
I baci rubati sotto gli occhi divertiti dei compagni di studio.
Percepisco ancora il sapore dolce delle sue labbra e l’odore che il suo corpo eccitato emanava.
Il mio seno turgido contro il suo petto. Il calore del suo corpo che attraversando i vestiti si univa al mio.
Il nostro primo rapporto sessuale con lui timido e premuroso che assaporava e mi faceva assaporare di quell’amore puro e vero.
Sento ancora nelle orecchie il suo respiro lento e ritmato. Ricordo ogni cosa di quei momenti meravigliosi.
Ricordi stupendi ma tristemente lontani.
Con questo brulichio di pensieri in testa, aspettando che tutti e tre i piccini mi raggiungano, mi volto involontariamente e attraverso la vetrata vedo Alessandro che con un sorriso stupendo stampato in volto mi sta guardando e sollevando appena la mano destra mi manda un saluto. Quanto è dolce!
Ma cosa sto mai pensando?
Io ho quaranta anni ed Alessandro appena ventiquattro.
E’ galante. Molto bello. Dolce e tenero con i bambini.
Tutto questo, in fin dei conti, lo richiede il suo lavoro di animatore…
Ma è pure sempre un ragazzino.
Sento le viscere contorcersi involontariamente.
Un calore forte nello stomaco e all’inguine. Non sarà mica desiderio?
Cosa vado mai a pensare?
Sono ormai cinque anni che non provo più desiderio.
La nascita dei piccoli, le ore di travaglio, i cesarei… sono stati dei veri traumi… ed i modi un po’ rudi usati da Andrea nel prendermi nel fare l’amore mi hanno portata ad adempiere ai miei doveri di moglie senza provare più orgasmi.
Fingo… Fingo… Fingo…
Ora, però, cosa mai… mi starà accadendo.
Vorrei sentire solo il calore delle mano di quel ragazzo per accertarmi di essere ancora viva.
Per accertarmi di avere ancora desideri, ma soprattutto, per avere la certezza di essere desiderata.
- “Mamma, eccomi. Mi accompagni?”
La voce dolce di Gian Marco mi risveglia dal torpore in cui sono caduta.
Ma cosa diavolo sto mai pensando? Quel ragazzo è stato solo gentile ed io… Io sono solo una vecchia di quaranta anni…
Smettila di illuderti e fai la cosa che sai fare meglio… LA MAMMA.
Accompagno Gian Marco al bagno e prego Alice e Nadia di rimanere sedute composte e tranquille al tavolino del bar a consumare il grosso gelato al limone che si sono fatte comprare.
Forse mi servirebbe l’aiuto di una tata. Con il passare dei giorni mi sto accorgendo di faticare nel stare dietro, in contemporanea, alle esigenze dei miei tre piccoli terremoti.
- “Forza Gian Marco sbrigati e non toccare nulla. Bravo! Dai lavati le mani che torniamo in spiaggia.”
- “Alice, Nadia…” Che fine hanno fatto. Lo sapevo che non dovevo lasciarle sole. “Alice, Nadia… Ops… Alessandro, scusa… stavo con Gian Marco in bagno e loro devono essersi allontanate dal bar e…”
- “Azzurra, tranquilla, le ho chiamate io. Vedi che bel gioco stiamo facendo insieme?”
Dal volto dei bambini traspare una felicità mai vista prima. Alessandro è proprio un bravo ragazzo.
Sto ancora pensando che…
- “Azzurra, si sieda al bar a bere qualcosa di fresco, la vedo un po’ stanca. Ai bambini ci penso io.”
Che premuroso.
- “Grazie Alessandro, ne ho proprio bisogno. Ciao bimbi a dopo.”
Mi avvio verso il bar guardando ancora quella scena che dovrebbe essere la scena che caratterizza tutte le famiglie normali e che invece sto assaporando solo lì con quel ragazzo, simpatico, ma estraneo alla mia vita.
I bimbi gli si aggrappano al collo come se lo conoscessero da sempre. Lo baciano, gli infilano le dita piccine ed esili nelle orecchie, gli stropicciano i capelli… Che bello!
Andrea non ha mai tempo per queste cose.
Quando è a casa si chiude nello studio con la radio accesa ed esce da lì solo per il pranzo e la cena.
Non vuole essere disturbato… Deve lavorare.
Accipicchia però!
Quando lavora, il cellulare continua a squillare senza riposo e molte volte mi accorgo che chiude di proposito la porta come se volesse mantenere segrete le sue conversazioni e bisbiglia in modo che io non possa sentirlo.
Mi vergogno anche solo a pensarlo ma a volte mi sono ritrovata a spiarlo da dietro la porta serrata.
Non sentivo altro che mormorii e quando questi diventavano più intensi, all’improvviso, Andrea alzava il volume della radio sovrastando la sua voce.
Come mi sentivo umiliata in quei frangenti, ancor più, però tre giorni fa, quando preparando le sue valigie ho trovato nel trolley che usa abitualmente per i week-end di lavoro quella foto con dedica.
Che rabbia!
Il mare, sicuramente, era quello di Fregene e l’albergo quello tanto carino dove da fidanzati aveva portato anche me.
Nella foto Andrea era con una ragazza mulatta molto bella di nome Vanessa. Così almeno si firmava nella dedica.
La dedica…
Leggerla mi ha lacerato il cuore.
- Con questa foto spero che tu ricorderai, nei momenti noiosi trascorsi con la tua famiglia, i Week-end meravigliosi trascorsi insieme a me. Che la passione che ci lega non finisca mai. Vanessa.-
Tutti i week-end passati insieme?
Nei momenti noiosi trascorsi con la tua famiglia?
Mi sono sentita mancare.
Stava parlando dei tanti week-end che aveva sottratto alla nostra famiglia per soddisfare le sue voglie balorde con quella ragazza più giovane di lui di almeno venti anni.
“I momenti noiosi trascorsi con la tua famiglia.”
Non sono nemmeno sicura che Andrea si sia mai reso conto di avere una famiglia…
Nel vortice confuso di questi pensieri improvvisamente ho sentito il corpo irrigidirsi percettibilmente e mi sono ritrovata con i pugni serrati lungo i fianchi davanti al bancone dove il barman mi stava chiedendo per l’ennesima volta cosa volessi ordinare.
Alessandro, che da fuori stava assistendo tristemente alla mia improvvisa reazione, è accorso in mio aiuto.
Mi ha preso per mano e mi ha condotto lentamente in un angolo appartato del bar dove mi ha fatto sedere.
Stavo ancora con le mie mani tra le sue quando faticosamente cercando di calmarmi mi ha bisbigliato…
- “Azzurra, cara, cosa ti sta accadendo. Azzurra… mi senti… Tranquilla.”
Così dicendo con dei tovagliolini di carta trovati sul tavolo ha iniziato ad asciugarmi le lacrime.
I bambini stavano ancora nel piccolo parco adiacente al bar sorvegliati da altri animatori.
Ancora con le lacrime agli occhi ho iniziato a raccontargli tutta la rabbia che stavo provando in quel momento nei confronti di mio marito che… mi stava trascurando e tradendo, con visibile noncuranza, a discapito della mia salute mentale e del bene dei nostri figli. Come un fiume in piena ho sentito la necessità di raccontargli tutta la mia storia.
La collera per la scoperta improvvisa del tradimento, la delusione nell’aver creduto in quell’amore eterno, la sofferenza per l’impotenza da parte mia nel risolvere la situazione senza far soffrire i nostri figli… ma soprattutto, l’amore verso i figli che nessuno avrebbe potuto mai portarmi via.
Alessandro è rimasto ad ascoltare attentamente ogni parola che usciva dalla mia bocca e poi con naturalezza, come se mi conoscesse da sempre, all’improvviso ha preso il mio volto tra le mani ed ha iniziato a baciarmi gli occhi, poi le tempie, poi le guance… come per rassicurarmi.
Poi, lentamente ha fatto una cosa inattesa… Successivamente mi ha confidato che era quello che desiderava ormai da tre giorni, da quando ero arrivata nello stabilimento di Sabaudia… è sceso sulle mie labbra ed ha iniziato a baciarmi dolcemente ma con sentita passione.
Ho sentito nuovamente quella strana sensazione attanagliarmi le viscere e mi sono lasciata andare senza inibizione a quel bacio passionale.
Le mani d’Alessandro mi stavano accarezzando dolcemente la coscia e il cervello mi stava scoppiando.
All’improvviso…
Mi sono allontanata spaventata da lui e vistosamente trafelata, senza dire una parola, sono corsa verso i bambini, li ho presi con me e sono tornata in albergo.
Alessandro rimasto seduto al tavolino del bar aveva dipinto in volto il suo desiderio represso e il sentimento che provava… un’indescrivibile tristezza.
Le sorprese non erano però finite.
Rientrando in stanza ho trovato Andrea che stava preparando la valigia con meticolosa attenzione.
- “Azzurra, dove sei stata tutto questo tempo? E’ mezz’ora che ti cerco.”
- “Andrea cosa stai facendo?”
- “Scusami cara” e così dicendo mi si è avvicinato stampandomi un bacio fraterno sulla fronte. “Ho ricevuto una telefonata urgente da Roma. Ricordi il mio collega Biondi, l’avvocato di Milano? E’ arrivato proprio oggi a Roma e mi ha chiesto se lo potevo assistere per delle pratiche che deve chiudere improrogabilmente per questa settimana. “
- “Non pensi a me ed ai bambini? Sono così poche le occasioni in cui riusciamo a stare un po’ insieme. Sentono la tua mancanza, e a dire il vero anch’io la sento.”
- “Mi dispiace. Ho cercato in tutti i modi di rifiutare, per non lasciare te ed i bambini soli, ma non è stato proprio possibile. Mi ci vorrà una settimana circa. Non ti preoccupare, tu puoi rimanere ancora qui con i bambini e cercare di rilassarti.”
Rilassarmi! Ma è pazzo forse?
Come se nulla fosse accaduto lui entra tranquillamente in bagno ed inizia il suo rituale di bellezza come io lo chiamo. Barba, doccia ed abito costoso.
I piccini stanchi della giornata si sono piazzati buoni sul divano a vedere i cartoni animati, e…
L’occhio mi va al cellulare lasciato incustodito sul televisore.
Non posso farlo. Non devo farlo assolutamente.
Mentre cercavo di dissuadermi dal fare quel gesto di cui mi sarei sicuramente pentita, la mano incontrollata stava facendo scorrere il cursore sulle ultime chiamate effettuate.
Ore 12,15… Vanessa.
Ora erano le 12,30.
Senza riflettere premo il tasto dell’invio e… Dall’altra parte risponde una voce molto giovanile e sensuale che chiama mio marito per nome.
- “Amore… Vedi che non puoi resistere senza di me. Sono salita proprio ora sul taxi per Fiumicino. Non vedo l’ora di vederti e di fare finalmente questa settimana meravigliosa insieme in Egitto, lontano da quella “rompiballe” di tua moglie. Andrea mi senti?… Andrea…”
Il cellulare mi scivola dalle mani.
Esterrefatta lo raccolgo.
La voce in sottofondo stava chiamando mio marito per nome.
Ho pigiato il pulsante dello spegnimento.
Ho posato nuovamente il telefono sul televisore ed ho raggiunto i bambini sul divano.
Dopo venti minuti Andrea è uscito dal bagno profumato e bello più che mai con la valigia tra le mani.
Si è avvicinato ai piccini e li ha baciati sulla fronte. Ha baciato sulle labbra anche me ed è uscito dalla suite.
O stava uscendo definitivamente dalla mia vita?
Azzurra, il giorno successivo, avrebbe aperto le pratiche per la separazione, decisa più che mai a non farlo mai più avvicinare a quelle dolci creature che tanto ostacolavano la sua relazione idilliaca con quella donna.
La sera, meravigliando per prima se stessa, decise dopo tanti anni di voluta sottomissione, di pensare finalmente un po’ a se stessa.
Compose il numero telefonico che Alessandro le aveva appuntato su uno scontrino del bar e dopo avergli raccontato freneticamente l’accaduto accettò il suo invito a cena.
Fece salire in suite Laura, l’animatrice romana che tanto si era affezionata ai bambini e lei in abito da sera beige, con un filo di trucco in volto che solo lei sapeva mettere per valorizzare la sua bellezza, scese in sala da pranzo dove ad attenderla c’era Alessandro bello come un Dio.
Avrebbero cenato insieme come dei buoni amici, poi chissà…
Avrebbero seguito il corso degli avvenimenti, senza forzature, ma soprattutto con sincerità e passionalità…
Dopo cinque anni di sofferenze, Azzurra, avrebbe finalmente riprovato ad amare un uomo, anche se più giovane di lei.
Perché l’amore non ha età.
martedì 11 novembre 2008
Alla luna di Gaicomo Leopardi
O graziosa luna, io mi rammento
Che, or volge l'anno, sovra questo colle
Io venia pien d'angoscia a rimirarti:
E tu pendevi allor su quella selva
Siccome or fai, che tutta la rischiari.
Ma nebuloso e tremulo dal pianto
Che mi sorgea sul ciglio, alle mie luci
Il tuo volto apparia, che travagliosa
Era mia vita: ed è, nè cangia stile,
O mia diletta luna. E pur mi giova
La ricordanza, e il noverar l'etate
Del mio dolore. Oh come grato occorre
Nel tempo giovanil, quando ancor lungo
La speme e breve ha la memoria il corso,
Il rimembrar delle passate cose,
Ancor che triste, e che l'affanno duri!
Che, or volge l'anno, sovra questo colle
Io venia pien d'angoscia a rimirarti:
E tu pendevi allor su quella selva
Siccome or fai, che tutta la rischiari.
Ma nebuloso e tremulo dal pianto
Che mi sorgea sul ciglio, alle mie luci
Il tuo volto apparia, che travagliosa
Era mia vita: ed è, nè cangia stile,
O mia diletta luna. E pur mi giova
La ricordanza, e il noverar l'etate
Del mio dolore. Oh come grato occorre
Nel tempo giovanil, quando ancor lungo
La speme e breve ha la memoria il corso,
Il rimembrar delle passate cose,
Ancor che triste, e che l'affanno duri!
martedì 4 novembre 2008
Le ali sono accessori
se avessimo detto - le ali sono accessori -
avremmo camminato per sempre alla cieca,
nella pellicola liscia, sin dentro l’obiettivo.
strisciando magari, sotto un alone di veleno.
sordi, all’esercizio assordante del silenzio.
Red Maltese
avremmo camminato per sempre alla cieca,
nella pellicola liscia, sin dentro l’obiettivo.
strisciando magari, sotto un alone di veleno.
sordi, all’esercizio assordante del silenzio.
Red Maltese
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