giovedì 28 gennaio 2010

La conquista dello spazio

La mia stanza è un caos. Scrivo su una tastiera di Acer appollaiata nell’angolo di un tavolino da computer, il cui piano è gremito di oggetti: una foto di don Mario sorridente, col maglione grigio e il colletto bianco da cui pende un orologio da sei euro sempre in procinto di fermarsi, l’immancabile block notes sulle gambe, sovrapposto a una borsetta in cui conserva i soldi per i poveri (poco prima di morire se la fece portar via, meritandosi un rimprovero di cui oggi mi pento amaramente)

Il tè condiviso

Nasreddin e un amico hanno sete, ma possono pagarsi solo un bicchiere di tè in due. “Facciamo così”, propone l’amico: “ tu bevi prima la tua metà, poi io bevo la mia e la zucchero con lo zucchero che ho in tasca.” “ Bene”, accetta Nasreddin. “Ma a me il tè piace salato: salerò prima la mia metà”.

venerdì 22 gennaio 2010

Cancellare la storia

A Pecorara, comune della provincia di Piacenza, luogo simbolo della Resistenza al nazifascismo, il sindaco Franco Albertini ha cancellato Piazza 25 aprile. Un affronto a quanti hanno sacrificato la loro vita per la libertà, alla Costituzione della Repubblica, nata dalla Resistenza, all’Italia tutta, che su queste radici ha costruito la democrazia. Un affronto che non ha assunto il dovuto rilievo nazionale, fatto che denunciamo con forza: è in corso un attacco senza precedenti ai valori e ai principi che fondano la nostra convivenza civile, la nostra Repubblica.Chiudere gli occhi è irresponsabile.
L’Anpi, Associazione nazionale partigiani d’Italia, nel richiamare tutti i democratici ad associarsi alla sua denuncia e a mobilitarsi con opportune iniziative, chiede l’immediata revoca di questo vergognoso provvedimento.

Gli occhi d'oro delle volpi

di Nadia Agustoni
Le volpi hanno gli occhi d’oro e il mondo intorno a loro è d’oro e a loro sembra sempre che la notte cada lontano e che tutto brilli perché è sempre nuovo. Le volpi, anche se nessuno ci crede, sono animali sbadati e danno la caccia alle galline perché vedono miraggi non galline e non vedono uova, ma piccoli soli. Ci sono certi bambini poveri che hanno gli occhi delle volpi, ma non sono parenti. Sono bambini senza casa e i loro occhi sono gialli più che oro perchè hanno fame. La fame è un animale fantasma che gli entra nel corpo e li fa parlare a vuoto e il vuoto li fa diventare muti. Così molti credono che i bambini poveri sono degli stupidi mentre sono soltanto poveri. Nascere poveri su questo pianeta, che pure è tanto verde rispetto alle galassie, è molto comune. Si nasce bambini e si è poveri. Me lo ha spiegato uno di loro: “ nasciamo e le nostre mamme sono povere e muoiono dopo un po’ e noi diventiamo subito bambini poveri o molto poveri e ci crescono gli occhi, crescono, crescono e sembrano palloncini in volo”. Molti pensano che sulla terra volpi e bambini si somiglino e non siano tanto buoni. Invece non è così, tutti sono buoni meno la gente cattiva che non è né volpe né bambino povero. La gente cattiva mangia troppo e dopo sta male e allora non gli crescono gli occhi, ma gli cresce lo stomaco perchè questa cricca vuole ogni cosa per sé e ingurgita tutto quanto e anche di più, fino a che arriva la morte e la morte è morte e basta.

giovedì 21 gennaio 2010

Franzwolf

Il nostro sodale Franz Krauspenhaar ha recentemente pubblicato il libro di poesia “Franzwolf” con la piccola e interessante realtà editoriale Manifatturatorinopoesia.Tale casa editrice caratterizza le sue pubblicazioni con note biobibliografiche degli autori perfino sovrabbondanti, ma con presentazioni dei testi medesimi al limite dell’afasia. Nel caso di specie, il libro di FK ha il sottotitolo “(un’autobiografia in versi)”, e molti libri possono essere letti come un’autobiografia dei loro autori, ciò che nel caso di FK riesce ancor meno disagevole del solito; in quarta di copertina il libro viene poi mandato per il mondo con la formula “I pensieri in versi di un lupo metropolitano”. Ora, la definizione di “lupo metropolitano” nel biglietto da visita FK è proprio andato a cercarsela, e sarebbe certo più facile criticarla per la sua ovvietà che trovarne una migliore.Ma soffermiamoci per un istante sulla prima parte della formuletta, “pensieri in versi”, che dopo la lettura del testo (o anche prima, per chi conosca un poco FK) non svela appieno le proprie intenzioni: ovvero se intenda definire icasticamente il libro, oppure, vedi mai, prendere le distanze da esso.

L'inquieto vivere segreto

Una questione di vita o di morte. I romanzi di Franz Krauspenhaar mi hanno sempre dato questa impressione. Che essi siano, letteralmente, una questione di vita o di morte. Non che parlino di, alludano a, ma che lo siano proprio.
Sia per il loro contenuto che per la lingua con cui questo viene espresso. I romanzi di FK, da Avanzi di balera a Le cose come stanno (per me uno dei più bei romanzi italiani quantomeno del decennio appena concluso) in poi sono la registrazione distorta di una energica necessità di esistere. Necessità che sembra si debba coniugare attraverso il suo opposto, la morte, in una dialettica bugiarda, istrionica, in cui i bisogni si mescolano in una mistura diabolica ma vitale (quali sono in definitiva? farcela? farla finita lì? eludere la paura, affrontarla a viso aperto? L’ultimo libro di FK, L’inquieto vivere segreto, suggerisce una risposta, ma chissà se è quella giusta).
E cosa altro è l’uso della seconda persona (con la quale è scritto il romanzo), se non il tentativo di separarsi da sé e al tempo stesso includere? Un altro incontro di opposti, quindi, tutto e niente che si danno del tu.Il tu è il pronome della relazione e della solitudine, dell’amore e della follia, il pronome con cui ci rivolgiamo all’amato e a noi stessi (penso a Robert De Niro in Taxi Driver: “ma dici a me? con chi stai parlando? dici a me? non ci sono che io qui…”), il pronome del dialogo, quindi, e del soliloquio.Partiamo dall’inizio. C’è un uomo, cui il narratore dà del tu. Di mestiere fa lo scrittore. Di successo. Ha perso la moglie. Nel senso proprio: è scomparsa. L’uomo sospetta del figlio e della sua bellissima moglie, di cui è stato o forse è ancora segretamente innamorato: l’hanno uccisa. Non ne sa immaginare il motivo, e tuttavia ne è sicuro.

lunedì 18 gennaio 2010

Jodie Foster

Nel cuore e nell’anima.
di Nadia Agustoni

Attrice tra le più intense e la cui immagine si imprime per qualcosa che trascende i personaggi che interpreta, Jodie Foster è in un certo modo una fuoriclasse ed è un simbolo di riscatto per quelle che non hanno potuto riconoscersi nei modelli di donne proposte dal cinema americano dagli anni ottanta. Non che sia andata meglio da altre parti, ma il cinema con la C maiuscola lo fanno laggiù ed è difficile non tenerne conto. In ogni caso parlare di una delle maggiori interpreti del cinema è sempre un’impresa quasi ardua. La vita reale e i personaggi cui ha prestato il volto si intrecciano. Farle un ritratto per come appare in interviste e articoli è incontrarla nelle sue parole, ma subito arrivano immagini di un film o, al contrario, hai in mente un film e ricordi alcune frasi che hai fermato nella memoria. Cominciamo da qui: Hollywood 1992, Oscar come migliore attrice per “Il silenzio degli innocenti”, in cui offre una dedica: “ alle donne che sono venute prima di me e che, a differenza di me, non hanno avuto nessuna chance, alle pioniere, alle sopravvissute, alle emarginate.”

Sindone contemporanea

Si discute molto sulla sindone custodita a Torino: una ricerca affascinante, che potrebbe rivelare il volto e il corpo di Gesù di Nazaret, uno dei più grandi uomini passati nella storia. C’è un’invocazione accorata all’interno della Bibbia: non nascondermi il tuo volto (Sal 102,3). Ricorda il kenegdo del Genesi, quando Adam si trova di fronte una presenza che è osso delle sue ossa e carne della carne, e può guardarla occhi negli occhi, con stupore. Nel mondo, tuttavia, ci sono molte sindoni, vittime su cui scarseggiano gli studi e verso cui mancano pellegrinaggi adeguatamente preparati: corpi ingombranti che nessuno pensa mai di custodire, che si desidera solo far sparire in fretta.
Fabrizio Centofanti

giovedì 14 gennaio 2010

La stretta di mano

In un piccolo centro c’era un emporio piccolissimo ma molto e ben fornito, tanto che persino la maggiore cliente, una raffinata cittadina capitata in quel borgo selvaggio anni prima per imprecisate vicende, al fine di compiere i suoi raffinati acquisti non trovava più alcuna ragione per recarsi nel capoluogo.La donna aveva ottenuto di pagare le sue compere due volte l’anno, contro presentazione di una dettagliata nota da parte del negoziante; all’inizio le cose erano filate lisce, poi, dopo un primo piccolo incidente certamente genuino, era invalso l’uso che la donna, poco prima della scadenza semestrale, faceva una lieve contestazione su una fornitura, ciò che avviava un delicato ma sempre bonario contenzioso e conduceva all’effetto di rimandare sine die il pagamento dell’intero importo.
... Roberto Rossi Testa

Mummie

Scopo della filosofia, si dice, è imparare a morire. Congedarsi dalla vita è un’arte, in tutti i sensi: distaccarsi dal proprio, sottrarre la terra palmo a palmo alle fauci di un insaziabile egoismo. Un’altra filosofia coltiva la ricerca parallela, che ha bisogno della morte come ultima Tule dello show, del successo a tutti i costi. Il caso, magari, non è questo, ma il sospetto, inevitabilmente, sorge.
Fabrizio Centofanti

martedì 12 gennaio 2010

perchè è così l'amore: idea

una la scrissi
ancora prima di conoscerti
affiorò
in versi carsici,
mentre lavavo il pavimento
me l’appuntai
senza neanche togliere i guanti
venne di getto,
come acqua strizzata da uno straccio,
una parola dopo un’altra,
con quell’idea di amore
così vaga e inquieta
così come a volte guardando uno sconosciuto
affiora incontrollata
e astratta l’idea di un figlio
Lisa Sammarco

I lampi della magnolia

di Donato Salzarulo
In questi giorni sto girando le classi quinte di scuola elementare del mio Circolo con questa poesia di Franco Fortini:
Vorrei che i vostri occhi potessero vedere
questo cielo sereno che si è aperto,
la calma delle tegole, la dedizione
del rivo d’acqua che si scalda.
La parola è questa: esiste la primavera,
la perfezione congiunta all’imperfetto.I
l fianco della barca asciutta beve
l’olio della vernice, il ragno trotta.
Diremo più tardi quello che deve essere detto.
Per ora guardate la bella curva dell’oleandro,
i lampi della magnolia

lunedì 11 gennaio 2010

Martiri

La messa è finita, andate in pace. All’uscita una raffica di colpi. Avrebbero fatto meglio a stare dentro, a rifugiarsi nel rito che anticipa l’eterno. Gli orientali definiscono la liturgia il cielo sulla terra. In cielo non si muore, Dio ti concede il privilegio di vivere per sempre. Quaggiù è diverso: quando lasci il cielo sulla terra devi andare in pace, pronto a farti massacrare.

Fabrizio Centofanti

Vacuità

di Beppe Sebaste
“Oggi il fascismo significa, come ha scritto qualcuno, che alla fine vincono solo le parole. Parole orfane di fatti, svuotate di senso: basta pensare alla parola “libertà”, triturata nella casa, o nel polo, omonimo. Ma è il caso anche della parola “riformismo”, e degli aggettivi ad essa correlati, che riempie le bocche e i discorsi di Berlusconi e dei suoi portavoce: loro sono i riformisti; coloro che si oppongono sono i conservatori…” (mio articolo su l’Unità, 12 maggio 2002).Leggo oggi su Repubblica che Ilvo Diamanti, nella sua rubrica “Bussole”, scrive che “riformismo” è una parola vecchia, anzi perduta. Io lo avevo scritto nel 2002, ecco, quanto sia e fosse vacua e priva di significato, cioè da buttare. E citando – questo lo avevo dimenticato – il “manifesto” politico – “comunista e consevatore” – del grande Antonio Delfini. Oggi, mi sembra vacuo perfino parlarne, di riformismo, nella voragine di senso che ogni giorno si allarga… (Partito dell’amore? Ci sarebbe da scendere in piazza solo per difendere questa parola).