Non per sognare l’anima di un falco
o per vivere l’attimo del fuoco
che nella notte seguace ti sprofonda
o consumato ti abbandona esanime
là dove l’acqua in gorghi più profonda
attira a sé te, nel suo nerume
ma per soffrire strade senza lumeti sono date e ansia senza fine
e un desiderio che non placa il canto
di veraci sirene lungo il fiume.
Fabio Brotto
domenica 28 dicembre 2008
sabato 27 dicembre 2008
Provocazione 6
In questi pochi metri quadri saprei muovermi anche bendato, perciò da tempo immemorabile ho smesso di cambiare le lampadine bruciate. Quella che verrà dovrà adattarsi a stare così, seduta davanti a me nel buio, a gustare le mie vecchie prelibatezze.
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venerdì 26 dicembre 2008
Gabriela Fantato
CODICE TERRESTRE
Sez V: Una geometria forse
Nel cuore buio di tutti i possibili non nati,
la traccia sottile di una punta
cava la nascita dalle forme
Paul KleeDiario del 1905
Una geometria forse
I.
I figli sempre rosicchiano le dita
ai padri per sentire dove
iniziò il viaggio - perché, ricordi -
dicevo anch’io perché?
nell’età prima che battezza e divide.
CONTNUA QUI
Sez V: Una geometria forse
Nel cuore buio di tutti i possibili non nati,
la traccia sottile di una punta
cava la nascita dalle forme
Paul KleeDiario del 1905
Una geometria forse
I.
I figli sempre rosicchiano le dita
ai padri per sentire dove
iniziò il viaggio - perché, ricordi -
dicevo anch’io perché?
nell’età prima che battezza e divide.
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giovedì 25 dicembre 2008
Provocazione ... 5
Per molte settimane hai cercato ogni pretesto con te stesso e con gli altri per passare proprio davanti a quel negozio, a quella vetrina, e contemplare quell’oggetto. Hai trepidato ogni volta temendo che nel frattempo fosse stato venduto; ma ogni volta era là, come ad aspettarti,e svelava al tuo sguardo nuove attrattive e nuove promesse.
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mercoledì 24 dicembre 2008
Dall'agenda 2006 di Fabio Brotto
L’anima del filosofo anela alla libertà dalle passioni, soprattutto da quella illusoria dell’amore. L’anima romantica aspira invece alle catene, e le venera.
La natura è il regno della forza. L’ho capito da bambino, quando durante le vacanze a Roncegno, in Valsugana, mentre vagavo sui prati a caccia di farfalle, mi sono imbattuto in uno sterminato brulichio di formiche. Sono rimasto a lungo ad osservarle. Stavano combattendo una battaglia micidiale. A migliaia, si massacravano. Ne sono rimasto sconvolto e affascinato. Poi, per molti anni ho dedicato parte del mio tempo allo studio del mondo degli insetti, osservando il comportamento di molte specie, e soprattutto delle formiche. E ho capito che in natura tutto è regolato dalla forza. Anche quell’uccellino che sta cantando sul ramo non lo fa per allietare se stesso o altri. Questo è il pensiero dell’umano poeta, un’illusione. La scienza ci spiega che quel canto non è altro che un’affermazione della propria potenza. L’uccellino che canta è un maschio che compete con gli altri maschi con la forza del canto, come i cervi maschi competono a colpi di corna. Il canto segna il territorio e attrae le femmine: come le cerve sono attirate dal maschio con le corna più grandi che sconfigge i rivali, così le femmine del cardellino o dell’usignolo si danno al maschio che con la maggior potenza del suo canto segnala la sua maggior forza. Ovunque tra gli animali i maschi e le femmine più forti prevalgono, imponendosi sugli altri, senza pietà. I sostenitori della sostanziale uguaglianza tra gli animali e gli umani dovrebbero riflettere anche su questo.
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La natura è il regno della forza. L’ho capito da bambino, quando durante le vacanze a Roncegno, in Valsugana, mentre vagavo sui prati a caccia di farfalle, mi sono imbattuto in uno sterminato brulichio di formiche. Sono rimasto a lungo ad osservarle. Stavano combattendo una battaglia micidiale. A migliaia, si massacravano. Ne sono rimasto sconvolto e affascinato. Poi, per molti anni ho dedicato parte del mio tempo allo studio del mondo degli insetti, osservando il comportamento di molte specie, e soprattutto delle formiche. E ho capito che in natura tutto è regolato dalla forza. Anche quell’uccellino che sta cantando sul ramo non lo fa per allietare se stesso o altri. Questo è il pensiero dell’umano poeta, un’illusione. La scienza ci spiega che quel canto non è altro che un’affermazione della propria potenza. L’uccellino che canta è un maschio che compete con gli altri maschi con la forza del canto, come i cervi maschi competono a colpi di corna. Il canto segna il territorio e attrae le femmine: come le cerve sono attirate dal maschio con le corna più grandi che sconfigge i rivali, così le femmine del cardellino o dell’usignolo si danno al maschio che con la maggior potenza del suo canto segnala la sua maggior forza. Ovunque tra gli animali i maschi e le femmine più forti prevalgono, imponendosi sugli altri, senza pietà. I sostenitori della sostanziale uguaglianza tra gli animali e gli umani dovrebbero riflettere anche su questo.
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martedì 23 dicembre 2008
Provocazione
Dodici anni fa, quando venne pubblicato il libro che la contiene, nessuno volle capire di che cosa veramente parlasse questa provocazione in forma d’apologo. Ora, per fortuna e purtroppo, le cose sono cambiate.
Era - anzi è, il presente racconto è presente davvero, questa vicenda accade realmente nello stesso momento in cui viene narrata, la narrazione non ne è che il verbale, il simultaneo regesto, la prima nota - e anche l’ultima.E’, dunque, un ratto, un bel rattone di fogna; in verità né bello né brutto agli occhi di Dio, del tutto simile a milioni di altri individui della sua specie; e agli occhi degli uomini, se mai avesse importanza, piuttosto repellente e molesto.Vive in riva a una fogna, ai bordi di una grande metropoli del Terzo Mondo, presso uno dei suoi immondezzai, dove conduce una quotidiana battaglia per la sopravvivenza con i suoi conspecifici e con gli esseri umani che su quei monti di spazzatura si aggirano per ricavarne un mezzo vasetto di marmellata ammuffita, un quarto di mela, un cencio col quale coprirsi.
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Era - anzi è, il presente racconto è presente davvero, questa vicenda accade realmente nello stesso momento in cui viene narrata, la narrazione non ne è che il verbale, il simultaneo regesto, la prima nota - e anche l’ultima.E’, dunque, un ratto, un bel rattone di fogna; in verità né bello né brutto agli occhi di Dio, del tutto simile a milioni di altri individui della sua specie; e agli occhi degli uomini, se mai avesse importanza, piuttosto repellente e molesto.Vive in riva a una fogna, ai bordi di una grande metropoli del Terzo Mondo, presso uno dei suoi immondezzai, dove conduce una quotidiana battaglia per la sopravvivenza con i suoi conspecifici e con gli esseri umani che su quei monti di spazzatura si aggirano per ricavarne un mezzo vasetto di marmellata ammuffita, un quarto di mela, un cencio col quale coprirsi.
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Un racconto di Frank Lonetti
Non c'è casa più
Questo è il titolo del racconto di Frank, un viaggio introspettivo e doloroso in se stesso dopo la perdita del padre. Il padre, le radici, l'assenza, il dolore maturato dentro e non più semplicemente emozionale.
Questo è il titolo del racconto di Frank, un viaggio introspettivo e doloroso in se stesso dopo la perdita del padre. Il padre, le radici, l'assenza, il dolore maturato dentro e non più semplicemente emozionale.
lunedì 22 dicembre 2008
Provocazione ... 3
Metafore nascoste nello scambio di battute in tram.
Metafore sull'uomo nella Provocazione in forma di apologo numero 4 di Roberto Rossi Testa
Metafore sull'uomo nella Provocazione in forma di apologo numero 4 di Roberto Rossi Testa
sabato 20 dicembre 2008
Il gessetto consumato
Un racconto di Fabrizio Centofanti e una riflessione sulla società. la realtà che viviamo è fittizia? E' tuytto un gran gioco? o qualcosa sta veramente cambiando. E' solo tutto un grande Matrix?
venerdì 19 dicembre 2008
Provocazione ... 2
Avete un ristorante dove vi recate sempre nonostante il cibo e il servizio non sia il massimo?
Eppure continuate ad andare convinti che i vostri suggerimenti siano un mod per migliorare e ignari che invece per il padrone e chi ci lavora è solo un modo per guadagnarsi da vivere. mi chiedo ma se non vi trovate bene perchè continuate ad andare.
Riflessione ... Provocazione numero 2 di Roberto Rossi Testa
Eppure continuate ad andare convinti che i vostri suggerimenti siano un mod per migliorare e ignari che invece per il padrone e chi ci lavora è solo un modo per guadagnarsi da vivere. mi chiedo ma se non vi trovate bene perchè continuate ad andare.
Riflessione ... Provocazione numero 2 di Roberto Rossi Testa
Ogni maledetta mattina
Un racconto breve di solo 2 righe. In due sole righe Stephen King scrive un libro.
Emanuele Kraushaar scrive anche short stories come questa dal titolo: "Ogni maledetta mattina"
protagonista il risveglio...
Emanuele Kraushaar scrive anche short stories come questa dal titolo: "Ogni maledetta mattina"
protagonista il risveglio...
giovedì 18 dicembre 2008
Provocazione in forma di apologo
Navigando il web ho trovato cose estremamente interessanti. Fra gli autori presenti mi ha colpito Roberto Rossi Testa che scrive su Poesia e Spirito uno dei blog di letteratura più importanti in Italia, il secondo per esser precisi. Ebbene ho scerto che questo autore scrive poesie e di recente ha pubblicato la raccolta "Sposa del vento" ma scrive anche e soprattutto racconti. La sua provocazione in forma di apologo è una specie di diario di Erre, in cui il protagonista ferma attimi di vita che sono riflessioni su argomenti precisi. Partito dal legger aracconti mi son ritrovato invece a leggere spaccati di vita quotidiana e fra le righe la storia dell'autore, i suoi pensieri,i sogni e le realtà. Così ho deciso di segnalarvi le sue provocazioni arrivate alla numero 90 ma io inizierò dalla prima che ho trovato: la numero 1
lunedì 8 dicembre 2008
La madre di G. Ungaretti
La madre
1930
E il cuore quando d'un ultimo battito
Avrà fatto cadere il muro d'ombra,
Per condurmi, Madre, sino al Signore,
Come una volta mi darai la mano.
In ginocchio, decisa,
Sarai una statua davanti all'Eterno,
Come già ti vedeva
Quando eri ancora in vita.
Alzerai tremante le vecchie braccia.
Come quando spirasti
Dicendo: Mio Dio, eccomi.
E solo quando m'avrà perdonato,
Ti verrà desiderio di guardarmi.
Ricorderai d'avermi atteso tanto,
E avrai negli occhi un rapido sospiro.
1930
E il cuore quando d'un ultimo battito
Avrà fatto cadere il muro d'ombra,
Per condurmi, Madre, sino al Signore,
Come una volta mi darai la mano.
In ginocchio, decisa,
Sarai una statua davanti all'Eterno,
Come già ti vedeva
Quando eri ancora in vita.
Alzerai tremante le vecchie braccia.
Come quando spirasti
Dicendo: Mio Dio, eccomi.
E solo quando m'avrà perdonato,
Ti verrà desiderio di guardarmi.
Ricorderai d'avermi atteso tanto,
E avrai negli occhi un rapido sospiro.
mercoledì 3 dicembre 2008
Intervista a Rosaria Capacchione
su micromega.it
Intervista alla giornalista Rosaria Capacchione
Una penna contro la Camorra
di Vanja Luksic, L'Express, da Italia dall'estero
Come Roberto Saviano, l’autore di “Gomorra”, la giornalista Rosaria Capacchione è minacciata di morte dalla Mafia napoletana. Da marzo vive sotto protezione della polizia. Ma non ha nessuna intenzione di allontanarsi da Caserta, la sua città, spiega a “L’Express”. Né di rinunciare al suo mestiere per una vita “quasi” normale.A guardarla, non dà assolutamente l’impressione di essere intimorita e di avere paura…Sono anni che la Camorra, la Mafia napoletana, mi minaccia, e probabilmente ci ho fatto l’abitudine. Seguo la cronaca giudiziaria per “Il Mattino” (edizione di Caserta). E qui, a Caserta, questo significa per forza seguire i processi della Camorra. Mi sarebbe piaciuto anche occuparmi delle sfilate di moda a Parigi. Ma forse mi sarei annoiata dopo una settimana…Lei vive sola e non ha figli, questo le offre una certa libertà. Oserebbe fare questo stesso lavoro se fosse una madre di famiglia?Penso che la domanda debba essere posta al contrario. E’ senza dubbio a causa della mia professione che non ho figli. Sono due cose difficilmente compatibili, anche senza poliziotti!La sua vita tuttavia è cambiata da quando ha una scorta…Eccome! Già in una piccola redazione come la nostra, con tutto quello che succede qui, lavoriamo come matti. Ora, se rientro a casa la sera e, all’improvviso, verso le dieci, mi viene voglia di andare al cinema o a casa di amici, è fuori questione. Non posso proprio telefonare alle mie povere guardie del corpo, che credono di aver terminato la loro giornata di lavoro, per soddisfare i miei capricci. E’ dura avere una vita privata in queste condizioni. Tutto quello che mi capita, ormai, siamo almeno in tre a saperlo!Ma perchè, fra tutti i giornalisti che si occupano di Mafia in Italia, lei è la sola, con Roberto Saviano e Lirio Abbate, un giornalista di Palermo, ad essere stata messa sotto la protezione della polizia?Per quanto riguarda Roberto Saviano, il motivo è chiaro: il suo libro “Gomorra” è diventato un best-seller in tutto il mondo e la Camorra è furiosa perchè, contrariamente a quanto dicono alcuni, i camorristi non amano che si parli di loro, almeno non quelli di queste parti. Adesso questo libro ha fatto sapere a tutto il mondo che cos’è la Camorra. A marzo scorso, durante un processo, un avvocato ha letto un testo in cui accusava Roberto, un magistrato e me, di avere influenzato i giudici, mentre nessuno di noi tre si era occupato di quel processo. Il senso di quella dichiarazione non ci è molto chiaro. Quel che è certo è che se non fosse stato per Saviano sarebbe passata inosservata e non mi avrebbero messo sotto la protezione della polizia.Molti dei suoi colleghi italiani sono molto critici verso Saviano, e affermano che il suo libro è pieno di errori e di invenzioni…Questa è invidia! Ce l’hanno con lui perchè ha avuto successo. E’ ridicolo, è come se criticassimo Leonardo Sciascia perchè ha inventato la storia de “Il giorno della civetta”. I romanzi di Sciascia hanno formato tutta la mia generazione. E’ grazie a quelle letture che ci siamo interessati alla Mafia. Gomorra, inoltre, non è solamente un opera letteraria e si fonda su una documentazione molto importante e molto precisa. Tutti gli orrori che racconta Saviano sono veri. Io stessa gli ho fornito alcuni documenti da lui richiesti e non vedo dove sia il problema.Lei ha subito minacce per diversi anni. Che cosa le rimprovera la Camorra rispetto ai suoi colleghi?C’è sotto una storia grossa che risale all’inizio degli anni Novanta. Avevo evidenziato alcuni errori commessi nel corso del processo legato all’arresto, in Francia, del boss dei Casalesi, Francesco Schiavone, il famoso Sandokan, un caso che avevo seguito molto da vicino. Il mio articolo ha spinto i magistrati a riaprire il processo in appello e a confiscare a Sandokan dei terreni per un valore di 10 miliardi di lire (più di 5 milioni di euro), una fortuna all’epoca. Immagino che non me l’abbia mai perdonata. Ricordo di aver pubblicato l’articolo il giorno della mia partenza per le vacanze… al rientro al lavoro, ho notato che un uomo mi seguiva dappertutto, anche in tribunale. Gli ho chiesto chi fosse. Era noto come un uomo vicino ai Casalesi… più tardi, un pentito ha raccontato che avevano intenzione di uccidermi e ha rivelato alcuni dettagli della mia vita privata che provavano che la Camorra sapeva perfettamente tutto quello che facevo. E’ a quell’epoca che ho accettato una proposta di lavoro a Napoli e ho lasciato Caserta, il tempo di farmi dimenticare un po’…Camorristi e mafiosi vengono continuamente arrestati, ma si ha l’impressione che più si va avanti con gli arresti, più la Mafia diventa potente. In un recente dossier, se ne parla come della “più importante holding del paese”.Effettivamente, siamo ben lontani dall’averla sconfitta! Sono stati fatti molti arresti, è vero, ma mai fra i boss, che sono tuttora in libertà. E’ là il pericolo. I “soldati”, quelli, si sostituiscono senza problemi. Qui la Camorra ha tutta la manodopera che vuole. In effetti, bisognerebbe arrestare anche i ragazzini, anche i bambini dentro le pance delle loro madri, rimodellarli, non lo so… bisognerebbe cambiare tutto. Caserta, fino a poco tempo fa, era campagna. Poi abbiamo tolto i cittadini dai loro campi e ne abbiamo fatto degli operai, in fabbriche costruite con l’aiuto della Cassa per il Mezzogiorno, in un territorio che non era adatto per questo. Quegli operai sono diventati ben presto dei disoccupati… E, per uscire dalla miseria, cosa c’è di meglio della Camorra?Potremo mai sbarazzarcene?Voglio sperarlo, ma io non vedrò quel giorno. Forse i miei nipoti o i loro figli. Ci vorrà molto tempo, perchè bisogna cambiare le mentalità. Un esempio: alcuni boss sono degli imprenditori straordinari, potrebbero condurre molto bene i loro affari nella legalità e guadagnare molto denaro. Invece , hanno bisogno di essere boss per esercitare il loro ascendente sul loro entourage, insediare un potere sul territorio. E’ questa, ai loro occhi, la cosa più importante. Difficile da comprendere.Vivere con una minaccia di morte che incombe su di lei, ha senso?Faccio il mio lavoro con serietà, tutto qui. Di tanto in tanto me ne vado. Da quando ho scoperto Parigi, non perdo un’occasione per tornarci. Il mio sogno sarebbe avere una casa lì, sull’Ile Saint-Louis… Chi lo sa? Se “L’oro della Camorra”, il mio libro che spiega come i boss di qui hanno fatto fortuna e controllano l’economia del paese, vende… Nell’attesa, vivo sempre in compagnia di almeno due poliziotti che che mi lasciano solo di notte. Nonostante ciò, recentemente un ladro si è introdotto in casa mia, non si sa come, visto che abito all’ultimo piano. Ha rubato soltanto un oggetto: una medaglia per la lotta contro la Camorra.Un nuovo avvertimento?Senza dubbio. Ma cosa dovrei fare? Le sfilate di moda? Sono fatalista e mi dico che come si è nati si dovrà anche morire un giorno. No?Breve biografia1960: nasce a Napoli il 16 febbraio.1991: pubblica un articolo che mette in causa Sandokan, il boss dei Casalesi.2008: il 13 marzo un avvocato della Camorra accusa Rosaria Capacchione e Roberto Saviano di influenzare i giudici. Tre giorni dopo, la giornalista è messa sotto protezione della polizia.5 novembre: pubblica “L’oro della Camorra”.
(28 novembre 2008)
Intervista alla giornalista Rosaria Capacchione
Una penna contro la Camorra
di Vanja Luksic, L'Express, da Italia dall'estero
Come Roberto Saviano, l’autore di “Gomorra”, la giornalista Rosaria Capacchione è minacciata di morte dalla Mafia napoletana. Da marzo vive sotto protezione della polizia. Ma non ha nessuna intenzione di allontanarsi da Caserta, la sua città, spiega a “L’Express”. Né di rinunciare al suo mestiere per una vita “quasi” normale.A guardarla, non dà assolutamente l’impressione di essere intimorita e di avere paura…Sono anni che la Camorra, la Mafia napoletana, mi minaccia, e probabilmente ci ho fatto l’abitudine. Seguo la cronaca giudiziaria per “Il Mattino” (edizione di Caserta). E qui, a Caserta, questo significa per forza seguire i processi della Camorra. Mi sarebbe piaciuto anche occuparmi delle sfilate di moda a Parigi. Ma forse mi sarei annoiata dopo una settimana…Lei vive sola e non ha figli, questo le offre una certa libertà. Oserebbe fare questo stesso lavoro se fosse una madre di famiglia?Penso che la domanda debba essere posta al contrario. E’ senza dubbio a causa della mia professione che non ho figli. Sono due cose difficilmente compatibili, anche senza poliziotti!La sua vita tuttavia è cambiata da quando ha una scorta…Eccome! Già in una piccola redazione come la nostra, con tutto quello che succede qui, lavoriamo come matti. Ora, se rientro a casa la sera e, all’improvviso, verso le dieci, mi viene voglia di andare al cinema o a casa di amici, è fuori questione. Non posso proprio telefonare alle mie povere guardie del corpo, che credono di aver terminato la loro giornata di lavoro, per soddisfare i miei capricci. E’ dura avere una vita privata in queste condizioni. Tutto quello che mi capita, ormai, siamo almeno in tre a saperlo!Ma perchè, fra tutti i giornalisti che si occupano di Mafia in Italia, lei è la sola, con Roberto Saviano e Lirio Abbate, un giornalista di Palermo, ad essere stata messa sotto la protezione della polizia?Per quanto riguarda Roberto Saviano, il motivo è chiaro: il suo libro “Gomorra” è diventato un best-seller in tutto il mondo e la Camorra è furiosa perchè, contrariamente a quanto dicono alcuni, i camorristi non amano che si parli di loro, almeno non quelli di queste parti. Adesso questo libro ha fatto sapere a tutto il mondo che cos’è la Camorra. A marzo scorso, durante un processo, un avvocato ha letto un testo in cui accusava Roberto, un magistrato e me, di avere influenzato i giudici, mentre nessuno di noi tre si era occupato di quel processo. Il senso di quella dichiarazione non ci è molto chiaro. Quel che è certo è che se non fosse stato per Saviano sarebbe passata inosservata e non mi avrebbero messo sotto la protezione della polizia.Molti dei suoi colleghi italiani sono molto critici verso Saviano, e affermano che il suo libro è pieno di errori e di invenzioni…Questa è invidia! Ce l’hanno con lui perchè ha avuto successo. E’ ridicolo, è come se criticassimo Leonardo Sciascia perchè ha inventato la storia de “Il giorno della civetta”. I romanzi di Sciascia hanno formato tutta la mia generazione. E’ grazie a quelle letture che ci siamo interessati alla Mafia. Gomorra, inoltre, non è solamente un opera letteraria e si fonda su una documentazione molto importante e molto precisa. Tutti gli orrori che racconta Saviano sono veri. Io stessa gli ho fornito alcuni documenti da lui richiesti e non vedo dove sia il problema.Lei ha subito minacce per diversi anni. Che cosa le rimprovera la Camorra rispetto ai suoi colleghi?C’è sotto una storia grossa che risale all’inizio degli anni Novanta. Avevo evidenziato alcuni errori commessi nel corso del processo legato all’arresto, in Francia, del boss dei Casalesi, Francesco Schiavone, il famoso Sandokan, un caso che avevo seguito molto da vicino. Il mio articolo ha spinto i magistrati a riaprire il processo in appello e a confiscare a Sandokan dei terreni per un valore di 10 miliardi di lire (più di 5 milioni di euro), una fortuna all’epoca. Immagino che non me l’abbia mai perdonata. Ricordo di aver pubblicato l’articolo il giorno della mia partenza per le vacanze… al rientro al lavoro, ho notato che un uomo mi seguiva dappertutto, anche in tribunale. Gli ho chiesto chi fosse. Era noto come un uomo vicino ai Casalesi… più tardi, un pentito ha raccontato che avevano intenzione di uccidermi e ha rivelato alcuni dettagli della mia vita privata che provavano che la Camorra sapeva perfettamente tutto quello che facevo. E’ a quell’epoca che ho accettato una proposta di lavoro a Napoli e ho lasciato Caserta, il tempo di farmi dimenticare un po’…Camorristi e mafiosi vengono continuamente arrestati, ma si ha l’impressione che più si va avanti con gli arresti, più la Mafia diventa potente. In un recente dossier, se ne parla come della “più importante holding del paese”.Effettivamente, siamo ben lontani dall’averla sconfitta! Sono stati fatti molti arresti, è vero, ma mai fra i boss, che sono tuttora in libertà. E’ là il pericolo. I “soldati”, quelli, si sostituiscono senza problemi. Qui la Camorra ha tutta la manodopera che vuole. In effetti, bisognerebbe arrestare anche i ragazzini, anche i bambini dentro le pance delle loro madri, rimodellarli, non lo so… bisognerebbe cambiare tutto. Caserta, fino a poco tempo fa, era campagna. Poi abbiamo tolto i cittadini dai loro campi e ne abbiamo fatto degli operai, in fabbriche costruite con l’aiuto della Cassa per il Mezzogiorno, in un territorio che non era adatto per questo. Quegli operai sono diventati ben presto dei disoccupati… E, per uscire dalla miseria, cosa c’è di meglio della Camorra?Potremo mai sbarazzarcene?Voglio sperarlo, ma io non vedrò quel giorno. Forse i miei nipoti o i loro figli. Ci vorrà molto tempo, perchè bisogna cambiare le mentalità. Un esempio: alcuni boss sono degli imprenditori straordinari, potrebbero condurre molto bene i loro affari nella legalità e guadagnare molto denaro. Invece , hanno bisogno di essere boss per esercitare il loro ascendente sul loro entourage, insediare un potere sul territorio. E’ questa, ai loro occhi, la cosa più importante. Difficile da comprendere.Vivere con una minaccia di morte che incombe su di lei, ha senso?Faccio il mio lavoro con serietà, tutto qui. Di tanto in tanto me ne vado. Da quando ho scoperto Parigi, non perdo un’occasione per tornarci. Il mio sogno sarebbe avere una casa lì, sull’Ile Saint-Louis… Chi lo sa? Se “L’oro della Camorra”, il mio libro che spiega come i boss di qui hanno fatto fortuna e controllano l’economia del paese, vende… Nell’attesa, vivo sempre in compagnia di almeno due poliziotti che che mi lasciano solo di notte. Nonostante ciò, recentemente un ladro si è introdotto in casa mia, non si sa come, visto che abito all’ultimo piano. Ha rubato soltanto un oggetto: una medaglia per la lotta contro la Camorra.Un nuovo avvertimento?Senza dubbio. Ma cosa dovrei fare? Le sfilate di moda? Sono fatalista e mi dico che come si è nati si dovrà anche morire un giorno. No?Breve biografia1960: nasce a Napoli il 16 febbraio.1991: pubblica un articolo che mette in causa Sandokan, il boss dei Casalesi.2008: il 13 marzo un avvocato della Camorra accusa Rosaria Capacchione e Roberto Saviano di influenzare i giudici. Tre giorni dopo, la giornalista è messa sotto protezione della polizia.5 novembre: pubblica “L’oro della Camorra”.
(28 novembre 2008)
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