Non per sognare l’anima di un falco
o per vivere l’attimo del fuoco
che nella notte seguace ti sprofonda
o consumato ti abbandona esanime
là dove l’acqua in gorghi più profonda
attira a sé te, nel suo nerume
ma per soffrire strade senza lumeti sono date e ansia senza fine
e un desiderio che non placa il canto
di veraci sirene lungo il fiume.
Fabio Brotto
domenica 28 dicembre 2008
sabato 27 dicembre 2008
Provocazione 6
In questi pochi metri quadri saprei muovermi anche bendato, perciò da tempo immemorabile ho smesso di cambiare le lampadine bruciate. Quella che verrà dovrà adattarsi a stare così, seduta davanti a me nel buio, a gustare le mie vecchie prelibatezze.
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venerdì 26 dicembre 2008
Gabriela Fantato
CODICE TERRESTRE
Sez V: Una geometria forse
Nel cuore buio di tutti i possibili non nati,
la traccia sottile di una punta
cava la nascita dalle forme
Paul KleeDiario del 1905
Una geometria forse
I.
I figli sempre rosicchiano le dita
ai padri per sentire dove
iniziò il viaggio - perché, ricordi -
dicevo anch’io perché?
nell’età prima che battezza e divide.
CONTNUA QUI
Sez V: Una geometria forse
Nel cuore buio di tutti i possibili non nati,
la traccia sottile di una punta
cava la nascita dalle forme
Paul KleeDiario del 1905
Una geometria forse
I.
I figli sempre rosicchiano le dita
ai padri per sentire dove
iniziò il viaggio - perché, ricordi -
dicevo anch’io perché?
nell’età prima che battezza e divide.
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giovedì 25 dicembre 2008
Provocazione ... 5
Per molte settimane hai cercato ogni pretesto con te stesso e con gli altri per passare proprio davanti a quel negozio, a quella vetrina, e contemplare quell’oggetto. Hai trepidato ogni volta temendo che nel frattempo fosse stato venduto; ma ogni volta era là, come ad aspettarti,e svelava al tuo sguardo nuove attrattive e nuove promesse.
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mercoledì 24 dicembre 2008
Dall'agenda 2006 di Fabio Brotto
L’anima del filosofo anela alla libertà dalle passioni, soprattutto da quella illusoria dell’amore. L’anima romantica aspira invece alle catene, e le venera.
La natura è il regno della forza. L’ho capito da bambino, quando durante le vacanze a Roncegno, in Valsugana, mentre vagavo sui prati a caccia di farfalle, mi sono imbattuto in uno sterminato brulichio di formiche. Sono rimasto a lungo ad osservarle. Stavano combattendo una battaglia micidiale. A migliaia, si massacravano. Ne sono rimasto sconvolto e affascinato. Poi, per molti anni ho dedicato parte del mio tempo allo studio del mondo degli insetti, osservando il comportamento di molte specie, e soprattutto delle formiche. E ho capito che in natura tutto è regolato dalla forza. Anche quell’uccellino che sta cantando sul ramo non lo fa per allietare se stesso o altri. Questo è il pensiero dell’umano poeta, un’illusione. La scienza ci spiega che quel canto non è altro che un’affermazione della propria potenza. L’uccellino che canta è un maschio che compete con gli altri maschi con la forza del canto, come i cervi maschi competono a colpi di corna. Il canto segna il territorio e attrae le femmine: come le cerve sono attirate dal maschio con le corna più grandi che sconfigge i rivali, così le femmine del cardellino o dell’usignolo si danno al maschio che con la maggior potenza del suo canto segnala la sua maggior forza. Ovunque tra gli animali i maschi e le femmine più forti prevalgono, imponendosi sugli altri, senza pietà. I sostenitori della sostanziale uguaglianza tra gli animali e gli umani dovrebbero riflettere anche su questo.
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La natura è il regno della forza. L’ho capito da bambino, quando durante le vacanze a Roncegno, in Valsugana, mentre vagavo sui prati a caccia di farfalle, mi sono imbattuto in uno sterminato brulichio di formiche. Sono rimasto a lungo ad osservarle. Stavano combattendo una battaglia micidiale. A migliaia, si massacravano. Ne sono rimasto sconvolto e affascinato. Poi, per molti anni ho dedicato parte del mio tempo allo studio del mondo degli insetti, osservando il comportamento di molte specie, e soprattutto delle formiche. E ho capito che in natura tutto è regolato dalla forza. Anche quell’uccellino che sta cantando sul ramo non lo fa per allietare se stesso o altri. Questo è il pensiero dell’umano poeta, un’illusione. La scienza ci spiega che quel canto non è altro che un’affermazione della propria potenza. L’uccellino che canta è un maschio che compete con gli altri maschi con la forza del canto, come i cervi maschi competono a colpi di corna. Il canto segna il territorio e attrae le femmine: come le cerve sono attirate dal maschio con le corna più grandi che sconfigge i rivali, così le femmine del cardellino o dell’usignolo si danno al maschio che con la maggior potenza del suo canto segnala la sua maggior forza. Ovunque tra gli animali i maschi e le femmine più forti prevalgono, imponendosi sugli altri, senza pietà. I sostenitori della sostanziale uguaglianza tra gli animali e gli umani dovrebbero riflettere anche su questo.
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martedì 23 dicembre 2008
Provocazione
Dodici anni fa, quando venne pubblicato il libro che la contiene, nessuno volle capire di che cosa veramente parlasse questa provocazione in forma d’apologo. Ora, per fortuna e purtroppo, le cose sono cambiate.
Era - anzi è, il presente racconto è presente davvero, questa vicenda accade realmente nello stesso momento in cui viene narrata, la narrazione non ne è che il verbale, il simultaneo regesto, la prima nota - e anche l’ultima.E’, dunque, un ratto, un bel rattone di fogna; in verità né bello né brutto agli occhi di Dio, del tutto simile a milioni di altri individui della sua specie; e agli occhi degli uomini, se mai avesse importanza, piuttosto repellente e molesto.Vive in riva a una fogna, ai bordi di una grande metropoli del Terzo Mondo, presso uno dei suoi immondezzai, dove conduce una quotidiana battaglia per la sopravvivenza con i suoi conspecifici e con gli esseri umani che su quei monti di spazzatura si aggirano per ricavarne un mezzo vasetto di marmellata ammuffita, un quarto di mela, un cencio col quale coprirsi.
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Era - anzi è, il presente racconto è presente davvero, questa vicenda accade realmente nello stesso momento in cui viene narrata, la narrazione non ne è che il verbale, il simultaneo regesto, la prima nota - e anche l’ultima.E’, dunque, un ratto, un bel rattone di fogna; in verità né bello né brutto agli occhi di Dio, del tutto simile a milioni di altri individui della sua specie; e agli occhi degli uomini, se mai avesse importanza, piuttosto repellente e molesto.Vive in riva a una fogna, ai bordi di una grande metropoli del Terzo Mondo, presso uno dei suoi immondezzai, dove conduce una quotidiana battaglia per la sopravvivenza con i suoi conspecifici e con gli esseri umani che su quei monti di spazzatura si aggirano per ricavarne un mezzo vasetto di marmellata ammuffita, un quarto di mela, un cencio col quale coprirsi.
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Un racconto di Frank Lonetti
Non c'è casa più
Questo è il titolo del racconto di Frank, un viaggio introspettivo e doloroso in se stesso dopo la perdita del padre. Il padre, le radici, l'assenza, il dolore maturato dentro e non più semplicemente emozionale.
Questo è il titolo del racconto di Frank, un viaggio introspettivo e doloroso in se stesso dopo la perdita del padre. Il padre, le radici, l'assenza, il dolore maturato dentro e non più semplicemente emozionale.
lunedì 22 dicembre 2008
Provocazione ... 3
Metafore nascoste nello scambio di battute in tram.
Metafore sull'uomo nella Provocazione in forma di apologo numero 4 di Roberto Rossi Testa
Metafore sull'uomo nella Provocazione in forma di apologo numero 4 di Roberto Rossi Testa
sabato 20 dicembre 2008
Il gessetto consumato
Un racconto di Fabrizio Centofanti e una riflessione sulla società. la realtà che viviamo è fittizia? E' tuytto un gran gioco? o qualcosa sta veramente cambiando. E' solo tutto un grande Matrix?
venerdì 19 dicembre 2008
Provocazione ... 2
Avete un ristorante dove vi recate sempre nonostante il cibo e il servizio non sia il massimo?
Eppure continuate ad andare convinti che i vostri suggerimenti siano un mod per migliorare e ignari che invece per il padrone e chi ci lavora è solo un modo per guadagnarsi da vivere. mi chiedo ma se non vi trovate bene perchè continuate ad andare.
Riflessione ... Provocazione numero 2 di Roberto Rossi Testa
Eppure continuate ad andare convinti che i vostri suggerimenti siano un mod per migliorare e ignari che invece per il padrone e chi ci lavora è solo un modo per guadagnarsi da vivere. mi chiedo ma se non vi trovate bene perchè continuate ad andare.
Riflessione ... Provocazione numero 2 di Roberto Rossi Testa
Ogni maledetta mattina
Un racconto breve di solo 2 righe. In due sole righe Stephen King scrive un libro.
Emanuele Kraushaar scrive anche short stories come questa dal titolo: "Ogni maledetta mattina"
protagonista il risveglio...
Emanuele Kraushaar scrive anche short stories come questa dal titolo: "Ogni maledetta mattina"
protagonista il risveglio...
giovedì 18 dicembre 2008
Provocazione in forma di apologo
Navigando il web ho trovato cose estremamente interessanti. Fra gli autori presenti mi ha colpito Roberto Rossi Testa che scrive su Poesia e Spirito uno dei blog di letteratura più importanti in Italia, il secondo per esser precisi. Ebbene ho scerto che questo autore scrive poesie e di recente ha pubblicato la raccolta "Sposa del vento" ma scrive anche e soprattutto racconti. La sua provocazione in forma di apologo è una specie di diario di Erre, in cui il protagonista ferma attimi di vita che sono riflessioni su argomenti precisi. Partito dal legger aracconti mi son ritrovato invece a leggere spaccati di vita quotidiana e fra le righe la storia dell'autore, i suoi pensieri,i sogni e le realtà. Così ho deciso di segnalarvi le sue provocazioni arrivate alla numero 90 ma io inizierò dalla prima che ho trovato: la numero 1
lunedì 8 dicembre 2008
La madre di G. Ungaretti
La madre
1930
E il cuore quando d'un ultimo battito
Avrà fatto cadere il muro d'ombra,
Per condurmi, Madre, sino al Signore,
Come una volta mi darai la mano.
In ginocchio, decisa,
Sarai una statua davanti all'Eterno,
Come già ti vedeva
Quando eri ancora in vita.
Alzerai tremante le vecchie braccia.
Come quando spirasti
Dicendo: Mio Dio, eccomi.
E solo quando m'avrà perdonato,
Ti verrà desiderio di guardarmi.
Ricorderai d'avermi atteso tanto,
E avrai negli occhi un rapido sospiro.
1930
E il cuore quando d'un ultimo battito
Avrà fatto cadere il muro d'ombra,
Per condurmi, Madre, sino al Signore,
Come una volta mi darai la mano.
In ginocchio, decisa,
Sarai una statua davanti all'Eterno,
Come già ti vedeva
Quando eri ancora in vita.
Alzerai tremante le vecchie braccia.
Come quando spirasti
Dicendo: Mio Dio, eccomi.
E solo quando m'avrà perdonato,
Ti verrà desiderio di guardarmi.
Ricorderai d'avermi atteso tanto,
E avrai negli occhi un rapido sospiro.
mercoledì 3 dicembre 2008
Intervista a Rosaria Capacchione
su micromega.it
Intervista alla giornalista Rosaria Capacchione
Una penna contro la Camorra
di Vanja Luksic, L'Express, da Italia dall'estero
Come Roberto Saviano, l’autore di “Gomorra”, la giornalista Rosaria Capacchione è minacciata di morte dalla Mafia napoletana. Da marzo vive sotto protezione della polizia. Ma non ha nessuna intenzione di allontanarsi da Caserta, la sua città, spiega a “L’Express”. Né di rinunciare al suo mestiere per una vita “quasi” normale.A guardarla, non dà assolutamente l’impressione di essere intimorita e di avere paura…Sono anni che la Camorra, la Mafia napoletana, mi minaccia, e probabilmente ci ho fatto l’abitudine. Seguo la cronaca giudiziaria per “Il Mattino” (edizione di Caserta). E qui, a Caserta, questo significa per forza seguire i processi della Camorra. Mi sarebbe piaciuto anche occuparmi delle sfilate di moda a Parigi. Ma forse mi sarei annoiata dopo una settimana…Lei vive sola e non ha figli, questo le offre una certa libertà. Oserebbe fare questo stesso lavoro se fosse una madre di famiglia?Penso che la domanda debba essere posta al contrario. E’ senza dubbio a causa della mia professione che non ho figli. Sono due cose difficilmente compatibili, anche senza poliziotti!La sua vita tuttavia è cambiata da quando ha una scorta…Eccome! Già in una piccola redazione come la nostra, con tutto quello che succede qui, lavoriamo come matti. Ora, se rientro a casa la sera e, all’improvviso, verso le dieci, mi viene voglia di andare al cinema o a casa di amici, è fuori questione. Non posso proprio telefonare alle mie povere guardie del corpo, che credono di aver terminato la loro giornata di lavoro, per soddisfare i miei capricci. E’ dura avere una vita privata in queste condizioni. Tutto quello che mi capita, ormai, siamo almeno in tre a saperlo!Ma perchè, fra tutti i giornalisti che si occupano di Mafia in Italia, lei è la sola, con Roberto Saviano e Lirio Abbate, un giornalista di Palermo, ad essere stata messa sotto la protezione della polizia?Per quanto riguarda Roberto Saviano, il motivo è chiaro: il suo libro “Gomorra” è diventato un best-seller in tutto il mondo e la Camorra è furiosa perchè, contrariamente a quanto dicono alcuni, i camorristi non amano che si parli di loro, almeno non quelli di queste parti. Adesso questo libro ha fatto sapere a tutto il mondo che cos’è la Camorra. A marzo scorso, durante un processo, un avvocato ha letto un testo in cui accusava Roberto, un magistrato e me, di avere influenzato i giudici, mentre nessuno di noi tre si era occupato di quel processo. Il senso di quella dichiarazione non ci è molto chiaro. Quel che è certo è che se non fosse stato per Saviano sarebbe passata inosservata e non mi avrebbero messo sotto la protezione della polizia.Molti dei suoi colleghi italiani sono molto critici verso Saviano, e affermano che il suo libro è pieno di errori e di invenzioni…Questa è invidia! Ce l’hanno con lui perchè ha avuto successo. E’ ridicolo, è come se criticassimo Leonardo Sciascia perchè ha inventato la storia de “Il giorno della civetta”. I romanzi di Sciascia hanno formato tutta la mia generazione. E’ grazie a quelle letture che ci siamo interessati alla Mafia. Gomorra, inoltre, non è solamente un opera letteraria e si fonda su una documentazione molto importante e molto precisa. Tutti gli orrori che racconta Saviano sono veri. Io stessa gli ho fornito alcuni documenti da lui richiesti e non vedo dove sia il problema.Lei ha subito minacce per diversi anni. Che cosa le rimprovera la Camorra rispetto ai suoi colleghi?C’è sotto una storia grossa che risale all’inizio degli anni Novanta. Avevo evidenziato alcuni errori commessi nel corso del processo legato all’arresto, in Francia, del boss dei Casalesi, Francesco Schiavone, il famoso Sandokan, un caso che avevo seguito molto da vicino. Il mio articolo ha spinto i magistrati a riaprire il processo in appello e a confiscare a Sandokan dei terreni per un valore di 10 miliardi di lire (più di 5 milioni di euro), una fortuna all’epoca. Immagino che non me l’abbia mai perdonata. Ricordo di aver pubblicato l’articolo il giorno della mia partenza per le vacanze… al rientro al lavoro, ho notato che un uomo mi seguiva dappertutto, anche in tribunale. Gli ho chiesto chi fosse. Era noto come un uomo vicino ai Casalesi… più tardi, un pentito ha raccontato che avevano intenzione di uccidermi e ha rivelato alcuni dettagli della mia vita privata che provavano che la Camorra sapeva perfettamente tutto quello che facevo. E’ a quell’epoca che ho accettato una proposta di lavoro a Napoli e ho lasciato Caserta, il tempo di farmi dimenticare un po’…Camorristi e mafiosi vengono continuamente arrestati, ma si ha l’impressione che più si va avanti con gli arresti, più la Mafia diventa potente. In un recente dossier, se ne parla come della “più importante holding del paese”.Effettivamente, siamo ben lontani dall’averla sconfitta! Sono stati fatti molti arresti, è vero, ma mai fra i boss, che sono tuttora in libertà. E’ là il pericolo. I “soldati”, quelli, si sostituiscono senza problemi. Qui la Camorra ha tutta la manodopera che vuole. In effetti, bisognerebbe arrestare anche i ragazzini, anche i bambini dentro le pance delle loro madri, rimodellarli, non lo so… bisognerebbe cambiare tutto. Caserta, fino a poco tempo fa, era campagna. Poi abbiamo tolto i cittadini dai loro campi e ne abbiamo fatto degli operai, in fabbriche costruite con l’aiuto della Cassa per il Mezzogiorno, in un territorio che non era adatto per questo. Quegli operai sono diventati ben presto dei disoccupati… E, per uscire dalla miseria, cosa c’è di meglio della Camorra?Potremo mai sbarazzarcene?Voglio sperarlo, ma io non vedrò quel giorno. Forse i miei nipoti o i loro figli. Ci vorrà molto tempo, perchè bisogna cambiare le mentalità. Un esempio: alcuni boss sono degli imprenditori straordinari, potrebbero condurre molto bene i loro affari nella legalità e guadagnare molto denaro. Invece , hanno bisogno di essere boss per esercitare il loro ascendente sul loro entourage, insediare un potere sul territorio. E’ questa, ai loro occhi, la cosa più importante. Difficile da comprendere.Vivere con una minaccia di morte che incombe su di lei, ha senso?Faccio il mio lavoro con serietà, tutto qui. Di tanto in tanto me ne vado. Da quando ho scoperto Parigi, non perdo un’occasione per tornarci. Il mio sogno sarebbe avere una casa lì, sull’Ile Saint-Louis… Chi lo sa? Se “L’oro della Camorra”, il mio libro che spiega come i boss di qui hanno fatto fortuna e controllano l’economia del paese, vende… Nell’attesa, vivo sempre in compagnia di almeno due poliziotti che che mi lasciano solo di notte. Nonostante ciò, recentemente un ladro si è introdotto in casa mia, non si sa come, visto che abito all’ultimo piano. Ha rubato soltanto un oggetto: una medaglia per la lotta contro la Camorra.Un nuovo avvertimento?Senza dubbio. Ma cosa dovrei fare? Le sfilate di moda? Sono fatalista e mi dico che come si è nati si dovrà anche morire un giorno. No?Breve biografia1960: nasce a Napoli il 16 febbraio.1991: pubblica un articolo che mette in causa Sandokan, il boss dei Casalesi.2008: il 13 marzo un avvocato della Camorra accusa Rosaria Capacchione e Roberto Saviano di influenzare i giudici. Tre giorni dopo, la giornalista è messa sotto protezione della polizia.5 novembre: pubblica “L’oro della Camorra”.
(28 novembre 2008)
Intervista alla giornalista Rosaria Capacchione
Una penna contro la Camorra
di Vanja Luksic, L'Express, da Italia dall'estero
Come Roberto Saviano, l’autore di “Gomorra”, la giornalista Rosaria Capacchione è minacciata di morte dalla Mafia napoletana. Da marzo vive sotto protezione della polizia. Ma non ha nessuna intenzione di allontanarsi da Caserta, la sua città, spiega a “L’Express”. Né di rinunciare al suo mestiere per una vita “quasi” normale.A guardarla, non dà assolutamente l’impressione di essere intimorita e di avere paura…Sono anni che la Camorra, la Mafia napoletana, mi minaccia, e probabilmente ci ho fatto l’abitudine. Seguo la cronaca giudiziaria per “Il Mattino” (edizione di Caserta). E qui, a Caserta, questo significa per forza seguire i processi della Camorra. Mi sarebbe piaciuto anche occuparmi delle sfilate di moda a Parigi. Ma forse mi sarei annoiata dopo una settimana…Lei vive sola e non ha figli, questo le offre una certa libertà. Oserebbe fare questo stesso lavoro se fosse una madre di famiglia?Penso che la domanda debba essere posta al contrario. E’ senza dubbio a causa della mia professione che non ho figli. Sono due cose difficilmente compatibili, anche senza poliziotti!La sua vita tuttavia è cambiata da quando ha una scorta…Eccome! Già in una piccola redazione come la nostra, con tutto quello che succede qui, lavoriamo come matti. Ora, se rientro a casa la sera e, all’improvviso, verso le dieci, mi viene voglia di andare al cinema o a casa di amici, è fuori questione. Non posso proprio telefonare alle mie povere guardie del corpo, che credono di aver terminato la loro giornata di lavoro, per soddisfare i miei capricci. E’ dura avere una vita privata in queste condizioni. Tutto quello che mi capita, ormai, siamo almeno in tre a saperlo!Ma perchè, fra tutti i giornalisti che si occupano di Mafia in Italia, lei è la sola, con Roberto Saviano e Lirio Abbate, un giornalista di Palermo, ad essere stata messa sotto la protezione della polizia?Per quanto riguarda Roberto Saviano, il motivo è chiaro: il suo libro “Gomorra” è diventato un best-seller in tutto il mondo e la Camorra è furiosa perchè, contrariamente a quanto dicono alcuni, i camorristi non amano che si parli di loro, almeno non quelli di queste parti. Adesso questo libro ha fatto sapere a tutto il mondo che cos’è la Camorra. A marzo scorso, durante un processo, un avvocato ha letto un testo in cui accusava Roberto, un magistrato e me, di avere influenzato i giudici, mentre nessuno di noi tre si era occupato di quel processo. Il senso di quella dichiarazione non ci è molto chiaro. Quel che è certo è che se non fosse stato per Saviano sarebbe passata inosservata e non mi avrebbero messo sotto la protezione della polizia.Molti dei suoi colleghi italiani sono molto critici verso Saviano, e affermano che il suo libro è pieno di errori e di invenzioni…Questa è invidia! Ce l’hanno con lui perchè ha avuto successo. E’ ridicolo, è come se criticassimo Leonardo Sciascia perchè ha inventato la storia de “Il giorno della civetta”. I romanzi di Sciascia hanno formato tutta la mia generazione. E’ grazie a quelle letture che ci siamo interessati alla Mafia. Gomorra, inoltre, non è solamente un opera letteraria e si fonda su una documentazione molto importante e molto precisa. Tutti gli orrori che racconta Saviano sono veri. Io stessa gli ho fornito alcuni documenti da lui richiesti e non vedo dove sia il problema.Lei ha subito minacce per diversi anni. Che cosa le rimprovera la Camorra rispetto ai suoi colleghi?C’è sotto una storia grossa che risale all’inizio degli anni Novanta. Avevo evidenziato alcuni errori commessi nel corso del processo legato all’arresto, in Francia, del boss dei Casalesi, Francesco Schiavone, il famoso Sandokan, un caso che avevo seguito molto da vicino. Il mio articolo ha spinto i magistrati a riaprire il processo in appello e a confiscare a Sandokan dei terreni per un valore di 10 miliardi di lire (più di 5 milioni di euro), una fortuna all’epoca. Immagino che non me l’abbia mai perdonata. Ricordo di aver pubblicato l’articolo il giorno della mia partenza per le vacanze… al rientro al lavoro, ho notato che un uomo mi seguiva dappertutto, anche in tribunale. Gli ho chiesto chi fosse. Era noto come un uomo vicino ai Casalesi… più tardi, un pentito ha raccontato che avevano intenzione di uccidermi e ha rivelato alcuni dettagli della mia vita privata che provavano che la Camorra sapeva perfettamente tutto quello che facevo. E’ a quell’epoca che ho accettato una proposta di lavoro a Napoli e ho lasciato Caserta, il tempo di farmi dimenticare un po’…Camorristi e mafiosi vengono continuamente arrestati, ma si ha l’impressione che più si va avanti con gli arresti, più la Mafia diventa potente. In un recente dossier, se ne parla come della “più importante holding del paese”.Effettivamente, siamo ben lontani dall’averla sconfitta! Sono stati fatti molti arresti, è vero, ma mai fra i boss, che sono tuttora in libertà. E’ là il pericolo. I “soldati”, quelli, si sostituiscono senza problemi. Qui la Camorra ha tutta la manodopera che vuole. In effetti, bisognerebbe arrestare anche i ragazzini, anche i bambini dentro le pance delle loro madri, rimodellarli, non lo so… bisognerebbe cambiare tutto. Caserta, fino a poco tempo fa, era campagna. Poi abbiamo tolto i cittadini dai loro campi e ne abbiamo fatto degli operai, in fabbriche costruite con l’aiuto della Cassa per il Mezzogiorno, in un territorio che non era adatto per questo. Quegli operai sono diventati ben presto dei disoccupati… E, per uscire dalla miseria, cosa c’è di meglio della Camorra?Potremo mai sbarazzarcene?Voglio sperarlo, ma io non vedrò quel giorno. Forse i miei nipoti o i loro figli. Ci vorrà molto tempo, perchè bisogna cambiare le mentalità. Un esempio: alcuni boss sono degli imprenditori straordinari, potrebbero condurre molto bene i loro affari nella legalità e guadagnare molto denaro. Invece , hanno bisogno di essere boss per esercitare il loro ascendente sul loro entourage, insediare un potere sul territorio. E’ questa, ai loro occhi, la cosa più importante. Difficile da comprendere.Vivere con una minaccia di morte che incombe su di lei, ha senso?Faccio il mio lavoro con serietà, tutto qui. Di tanto in tanto me ne vado. Da quando ho scoperto Parigi, non perdo un’occasione per tornarci. Il mio sogno sarebbe avere una casa lì, sull’Ile Saint-Louis… Chi lo sa? Se “L’oro della Camorra”, il mio libro che spiega come i boss di qui hanno fatto fortuna e controllano l’economia del paese, vende… Nell’attesa, vivo sempre in compagnia di almeno due poliziotti che che mi lasciano solo di notte. Nonostante ciò, recentemente un ladro si è introdotto in casa mia, non si sa come, visto che abito all’ultimo piano. Ha rubato soltanto un oggetto: una medaglia per la lotta contro la Camorra.Un nuovo avvertimento?Senza dubbio. Ma cosa dovrei fare? Le sfilate di moda? Sono fatalista e mi dico che come si è nati si dovrà anche morire un giorno. No?Breve biografia1960: nasce a Napoli il 16 febbraio.1991: pubblica un articolo che mette in causa Sandokan, il boss dei Casalesi.2008: il 13 marzo un avvocato della Camorra accusa Rosaria Capacchione e Roberto Saviano di influenzare i giudici. Tre giorni dopo, la giornalista è messa sotto protezione della polizia.5 novembre: pubblica “L’oro della Camorra”.
(28 novembre 2008)
lunedì 17 novembre 2008
Ho fatto un sogno
Caro diario,ieri ho festeggiato il mio tredicesimo compleanno.Ho invitato i miei compagni di classe ed ho trascorso con loro un pomeriggio divertente.Con l’aiuto di mia sorella Gianna ho preparato alcuni giochi e la mamma ha organizzato la merenda per tutti.Oltre alla torta con le candeline non sono mancati i regali e mi sono sentita veramente contenta.Io e i miei amici abbiamo fatto suonare le nostre musiche preferite e abbiamo ballato tutti insieme divertendoci un sacco.Poi a sera tutto è finito.Peccato che i momenti belli finiscano presto…Sono andata a dormire stanca, ma felice.E ho fatto un sogno.Ho sognato che la scuola era già finita, che ero in vacanza al mare e correvo sulla spiaggia.C’erano tutti: la mamma, Gianna, papà e anche Marco, quel ragazzino della III E che mi piace tanto.Nel sogno io e lui prima passeggiavamo sulla spiaggia, poi sorseggiavamo una Coca Cola freschissima sotto la veranda del Bagno Marilù dove vado ogni anno con i miei familiari.Che emozione…Mi sono sentita grande.Quando mi sono svegliata stamani, per la prima volta ho pensato a me come sarò da adulta.Chissà come sarà veramente la mia vita…Vedo la nonna che è una persona anziana e che dice di avere avuto una vita lunga.Si ricorda tanti avvenimenti della sua infanzia e della sua giovinezza e me li racconta, così che mi sembra che sia facile ricordare ciò che è passato, ma difficile pensare al futuro.Certo, anch’io ho i miei desideri : vorrei imparare a suonare bene il violino, vorrei visitare tante città e nazioni, vorrei conoscere tante lingue straniere per capire sempre tutti quando parlano e vorrei studiare medicina come papà che fa un lavoro utile per chi ne ha bisogno.Soprattutto vorrei che Marco mi guardasse con gli occhi dolci e non con quello sguardo da marziano che ha sempre quando lo incontro al mattino prima di entrare a scuola.Vorrei che mi dicesse: “Ciao, Marta! Che piacere vederti!”.E non: “Rossi, hai studiato oggi? Guarda che la prof. Tinelli ti massacra se non sai la lezione!”.Ma cosa gliene importa?Io studio sempre.Sono piuttosto brava e a scuola me la cavo abbastanza bene.Chissà perché i maschi sono così antipatici anche quando ti piacciono…Nel mio sogno, però, Marco era carino e simpaticissimo.Forse è stato solo un sogno, ma non è detto che anche nella realtà non possa cambiare modo di fare e diventare gentilissimo.Speriamo…
di Anna
di Anna
sabato 15 novembre 2008
Il coraggio di amare
di Nadia Turriziani
Il sole, alto in cielo, sorride dispettoso. La sabbia brucia.
Non c’è un filo d’aria ed il sudore, fastidioso, mi cola su tutto il corpo… Che caldo!
- “Mamma, mamma… Guarda, ho trovato una stella marina. Bella vero?”
- “Sì amore è stupenda. Fammela vedere più da vicino.”
Scusatemi, mi chiamo Azzurra, ho 40 anni e tre figli piccini.
Due gemelle di 5 anni, Alice e Nadia ed un piccolo dongiovanni di 4 anni, Gian Marco.
Ops dimenticavo!
Ho anche un marito, Andrea, 44 anni, avvocato al Tribunale della Sacra Rota di Roma.
Già questo dovrebbe dire molto…
Che caldo!
Ogni anno mi faccio abbindolare dai programmi di Andrea.
- “Sabaudia ha una spiaggia meravigliosa. Dai Azzurra, quindici giorni di riposo e poi andiamo dove vuoi tu. Io e te da soli.”
Quindici giorni di riposo… Ma per chi? Non certo per me.
Quando sei anni fa alla meravigliosa notizia di aspettare un figlio ho lasciato il lavoro e la mia splendida carriera d’avvocato, non immaginavo affatto di ridurmi in questo stato.
La gioia per la nascita delle gemelle è stata meravigliosa e l’arrivo, voluto ovviamente, di Gian Marco, a distanza di soli quindici mesi, il coronamento dei miei sogni, ma…
Che caldo!… Che stanchezza!…
Ora… mi sento attanagliata dal mondo fiabesco e poco gratificante che mi sono creata.
Che caldo!
Riesco finalmente ad avvicinarmi al lettino, un ultimo sguardo ai piccoli che stanno facendo un instabile castello di sabbia, uno sguardo a mio marito che tranquillamente sta leggendo il giornale sotto l’ombrellone e… finalmente, mi sdraio.
Chiudo gli occhi e cerco di rilassarmi.
Inizio a contare mentalmente.
1.2.3… che caldo… 15… 22
- “Mamma ho sete.”
- “Nadia vieni cara, tieni, bevi lentamente che è fredda. Bambini venite a bere da bravi.”
Cerco di far bere tutti in contemporanea per non essere disturbata nei prossimi quindici minuti.
Un’occhiata ad Andrea… ed il nervoso mi assale.
Lui è ancora lì, sotto l’ombrellone, pacifico e rilassato.
La scena sembra non essere cambiata se non per il fatto che ora sta leggendo un libro al posto del giornale e sta fumando una sigaretta.
Che caldo!
Mi riavvicino al lettino, un sospiro e riprovo a sdraiarmi per la quindicesima volta da quando siamo scesi in spiaggia.
Chiudo gli occhi e cerco di rilassarmi pensando al mio sogno inesaudito… l’Egitto.
Lo adoro. Vorrei fare una crociera di… quindici giorni… sì, quindici giorni, andrebbero bene.
Li vorrei trascorrere da sola lasciando i bimbi alle nonne e finalmente rilassarmi sul serio.
Mi sto ancora crogiolando nel mio sogno che…
- “Mamma, mi scappa la cacca!”
Non ci posso credere!
E lui, mio marito, non si muove di un solo millimetro.
Non posso credere che in due ore passate in spiaggia nemmeno una volta abbia sentito le richieste dei figli.
All’inizio del nostro rapporto non era così. Era sempre attento, premuroso, adorabile.
Che caldo!
Mi alzo per l’ennesima volta dal lettino e vado in soccorso dei miei tre amori.
- “Vieni Gian Marco andiamo al bar. Alice, Nadia venite con noi. Su da brave, mettete le ciabattine, andiamo tutti al bar a prendere un gelato.”
I gridolini di felicità dei bambini mi riempiono il cuore.
Voglio provare a non dire nulla ad Andrea.
Si accorgerà della nostra assenza? Non ne sono tanto sicura.
- “Forza bambini andiamo.”
Mi avvio verso il bar sempre più stanca e nervosa.
Con un piccolo senso di colpa mi volto nuovamente verso Andrea per vedere se ha sollevato il viso dal libro e… Niente.
E’ preso dalla lettura così come quando in aula, assorto e composto, si accinge a difendere un suo cliente.
Non posso credere che non si sia accorto del trambusto fatto dai piccini e soprattutto che non si sia accorto, ora, della nostra assenza…
Non ne posso più. Che stanchezza!
- “Buongiorno signora Azzurra. Stupenda più che mai questa mattina.”
- “Alessandro, buon giorno a te. Sempre più galante. E’ meraviglioso, a questa ora del giorno, con questo caldo tropicale, sentirsi adulare da un ragazzo. Mette allegria. Grazie!”
- “Signora Azzurra i miei sono solo complimenti sentiti.”
E così dicendo, ammiccando con l’occhio destro, si volta ed esce dal bar.
Che situazione imbarazzante!
Sto provando piacere nell’essere adulata da un ragazzo molto più piccolo di me.
Sono ormai quattro anni che Andrea, sempre preso dal suo lavoro in studio ed in tribunale e soprattutto dalle “frequenti” cene di lavoro che a volte si protraggono anche nei week-end non mi fa più un complimento sentito.
Che stanchezza!
Mi sento quasi usata.
Quando ne ha voglia allunga la mano, una palpatina all’inguine e al seno, un bacetto frettoloso sulle labbra e lì tutti i preliminari all’improvviso terminano. Si fa l’amore, ci si dà un bacino augurandoci la buona notte e… arrivederci fino al mattino.
Ma faremo veramente l’amore o il nostro è diventato solo un appagare i desideri sessuali che ormai sembrano risvegliarsi una sola volta la settimana sempre se non ci sono intoppi?
Generalmente, lui per lavoro il sabato va fuori Roma… e ritornando la domenica sera, stanchissimo, con un abbraccio quasi fraterno mi liquida fino al sabato successivo.
Non ricordo più quando sia stata l’ultima volta che abbiamo fatto del sano “sesso”.
Parlo del “sesso” quello con la Esse maiuscola. Il Sesso che ti scuote le viscere e ti lascia senza fiato.
All’inizio era tutto così inebriante, fiabesco, idilliaco…
Ricordo ancora oggi il nostro primo incontro… Ci siamo immediatamente piaciuti alla fermata della Metro.
Gli sguardi che incrociandosi ci hanno infiammato i cuori, gli ormoni che a fatica si sforzavano di rimanere incarcerati nei nostri corpi, la sudorazione pesante dei nostri corpi che si avvicinavano e si allontanavano ad ogni movimento improvviso del tram.
Il destino che… crudele e divertito ha scritto il nostro futuro come se stesse seguendo il copione di un film.
Chiudendo gli occhi riesco ancora ad assaporare le emozioni e le sensazioni provate quando ci incontravamo di nascosto nei corridoi dell’università a Roma.
I baci rubati sotto gli occhi divertiti dei compagni di studio.
Percepisco ancora il sapore dolce delle sue labbra e l’odore che il suo corpo eccitato emanava.
Il mio seno turgido contro il suo petto. Il calore del suo corpo che attraversando i vestiti si univa al mio.
Il nostro primo rapporto sessuale con lui timido e premuroso che assaporava e mi faceva assaporare di quell’amore puro e vero.
Sento ancora nelle orecchie il suo respiro lento e ritmato. Ricordo ogni cosa di quei momenti meravigliosi.
Ricordi stupendi ma tristemente lontani.
Con questo brulichio di pensieri in testa, aspettando che tutti e tre i piccini mi raggiungano, mi volto involontariamente e attraverso la vetrata vedo Alessandro che con un sorriso stupendo stampato in volto mi sta guardando e sollevando appena la mano destra mi manda un saluto. Quanto è dolce!
Ma cosa sto mai pensando?
Io ho quaranta anni ed Alessandro appena ventiquattro.
E’ galante. Molto bello. Dolce e tenero con i bambini.
Tutto questo, in fin dei conti, lo richiede il suo lavoro di animatore…
Ma è pure sempre un ragazzino.
Sento le viscere contorcersi involontariamente.
Un calore forte nello stomaco e all’inguine. Non sarà mica desiderio?
Cosa vado mai a pensare?
Sono ormai cinque anni che non provo più desiderio.
La nascita dei piccoli, le ore di travaglio, i cesarei… sono stati dei veri traumi… ed i modi un po’ rudi usati da Andrea nel prendermi nel fare l’amore mi hanno portata ad adempiere ai miei doveri di moglie senza provare più orgasmi.
Fingo… Fingo… Fingo…
Ora, però, cosa mai… mi starà accadendo.
Vorrei sentire solo il calore delle mano di quel ragazzo per accertarmi di essere ancora viva.
Per accertarmi di avere ancora desideri, ma soprattutto, per avere la certezza di essere desiderata.
- “Mamma, eccomi. Mi accompagni?”
La voce dolce di Gian Marco mi risveglia dal torpore in cui sono caduta.
Ma cosa diavolo sto mai pensando? Quel ragazzo è stato solo gentile ed io… Io sono solo una vecchia di quaranta anni…
Smettila di illuderti e fai la cosa che sai fare meglio… LA MAMMA.
Accompagno Gian Marco al bagno e prego Alice e Nadia di rimanere sedute composte e tranquille al tavolino del bar a consumare il grosso gelato al limone che si sono fatte comprare.
Forse mi servirebbe l’aiuto di una tata. Con il passare dei giorni mi sto accorgendo di faticare nel stare dietro, in contemporanea, alle esigenze dei miei tre piccoli terremoti.
- “Forza Gian Marco sbrigati e non toccare nulla. Bravo! Dai lavati le mani che torniamo in spiaggia.”
- “Alice, Nadia…” Che fine hanno fatto. Lo sapevo che non dovevo lasciarle sole. “Alice, Nadia… Ops… Alessandro, scusa… stavo con Gian Marco in bagno e loro devono essersi allontanate dal bar e…”
- “Azzurra, tranquilla, le ho chiamate io. Vedi che bel gioco stiamo facendo insieme?”
Dal volto dei bambini traspare una felicità mai vista prima. Alessandro è proprio un bravo ragazzo.
Sto ancora pensando che…
- “Azzurra, si sieda al bar a bere qualcosa di fresco, la vedo un po’ stanca. Ai bambini ci penso io.”
Che premuroso.
- “Grazie Alessandro, ne ho proprio bisogno. Ciao bimbi a dopo.”
Mi avvio verso il bar guardando ancora quella scena che dovrebbe essere la scena che caratterizza tutte le famiglie normali e che invece sto assaporando solo lì con quel ragazzo, simpatico, ma estraneo alla mia vita.
I bimbi gli si aggrappano al collo come se lo conoscessero da sempre. Lo baciano, gli infilano le dita piccine ed esili nelle orecchie, gli stropicciano i capelli… Che bello!
Andrea non ha mai tempo per queste cose.
Quando è a casa si chiude nello studio con la radio accesa ed esce da lì solo per il pranzo e la cena.
Non vuole essere disturbato… Deve lavorare.
Accipicchia però!
Quando lavora, il cellulare continua a squillare senza riposo e molte volte mi accorgo che chiude di proposito la porta come se volesse mantenere segrete le sue conversazioni e bisbiglia in modo che io non possa sentirlo.
Mi vergogno anche solo a pensarlo ma a volte mi sono ritrovata a spiarlo da dietro la porta serrata.
Non sentivo altro che mormorii e quando questi diventavano più intensi, all’improvviso, Andrea alzava il volume della radio sovrastando la sua voce.
Come mi sentivo umiliata in quei frangenti, ancor più, però tre giorni fa, quando preparando le sue valigie ho trovato nel trolley che usa abitualmente per i week-end di lavoro quella foto con dedica.
Che rabbia!
Il mare, sicuramente, era quello di Fregene e l’albergo quello tanto carino dove da fidanzati aveva portato anche me.
Nella foto Andrea era con una ragazza mulatta molto bella di nome Vanessa. Così almeno si firmava nella dedica.
La dedica…
Leggerla mi ha lacerato il cuore.
- Con questa foto spero che tu ricorderai, nei momenti noiosi trascorsi con la tua famiglia, i Week-end meravigliosi trascorsi insieme a me. Che la passione che ci lega non finisca mai. Vanessa.-
Tutti i week-end passati insieme?
Nei momenti noiosi trascorsi con la tua famiglia?
Mi sono sentita mancare.
Stava parlando dei tanti week-end che aveva sottratto alla nostra famiglia per soddisfare le sue voglie balorde con quella ragazza più giovane di lui di almeno venti anni.
“I momenti noiosi trascorsi con la tua famiglia.”
Non sono nemmeno sicura che Andrea si sia mai reso conto di avere una famiglia…
Nel vortice confuso di questi pensieri improvvisamente ho sentito il corpo irrigidirsi percettibilmente e mi sono ritrovata con i pugni serrati lungo i fianchi davanti al bancone dove il barman mi stava chiedendo per l’ennesima volta cosa volessi ordinare.
Alessandro, che da fuori stava assistendo tristemente alla mia improvvisa reazione, è accorso in mio aiuto.
Mi ha preso per mano e mi ha condotto lentamente in un angolo appartato del bar dove mi ha fatto sedere.
Stavo ancora con le mie mani tra le sue quando faticosamente cercando di calmarmi mi ha bisbigliato…
- “Azzurra, cara, cosa ti sta accadendo. Azzurra… mi senti… Tranquilla.”
Così dicendo con dei tovagliolini di carta trovati sul tavolo ha iniziato ad asciugarmi le lacrime.
I bambini stavano ancora nel piccolo parco adiacente al bar sorvegliati da altri animatori.
Ancora con le lacrime agli occhi ho iniziato a raccontargli tutta la rabbia che stavo provando in quel momento nei confronti di mio marito che… mi stava trascurando e tradendo, con visibile noncuranza, a discapito della mia salute mentale e del bene dei nostri figli. Come un fiume in piena ho sentito la necessità di raccontargli tutta la mia storia.
La collera per la scoperta improvvisa del tradimento, la delusione nell’aver creduto in quell’amore eterno, la sofferenza per l’impotenza da parte mia nel risolvere la situazione senza far soffrire i nostri figli… ma soprattutto, l’amore verso i figli che nessuno avrebbe potuto mai portarmi via.
Alessandro è rimasto ad ascoltare attentamente ogni parola che usciva dalla mia bocca e poi con naturalezza, come se mi conoscesse da sempre, all’improvviso ha preso il mio volto tra le mani ed ha iniziato a baciarmi gli occhi, poi le tempie, poi le guance… come per rassicurarmi.
Poi, lentamente ha fatto una cosa inattesa… Successivamente mi ha confidato che era quello che desiderava ormai da tre giorni, da quando ero arrivata nello stabilimento di Sabaudia… è sceso sulle mie labbra ed ha iniziato a baciarmi dolcemente ma con sentita passione.
Ho sentito nuovamente quella strana sensazione attanagliarmi le viscere e mi sono lasciata andare senza inibizione a quel bacio passionale.
Le mani d’Alessandro mi stavano accarezzando dolcemente la coscia e il cervello mi stava scoppiando.
All’improvviso…
Mi sono allontanata spaventata da lui e vistosamente trafelata, senza dire una parola, sono corsa verso i bambini, li ho presi con me e sono tornata in albergo.
Alessandro rimasto seduto al tavolino del bar aveva dipinto in volto il suo desiderio represso e il sentimento che provava… un’indescrivibile tristezza.
Le sorprese non erano però finite.
Rientrando in stanza ho trovato Andrea che stava preparando la valigia con meticolosa attenzione.
- “Azzurra, dove sei stata tutto questo tempo? E’ mezz’ora che ti cerco.”
- “Andrea cosa stai facendo?”
- “Scusami cara” e così dicendo mi si è avvicinato stampandomi un bacio fraterno sulla fronte. “Ho ricevuto una telefonata urgente da Roma. Ricordi il mio collega Biondi, l’avvocato di Milano? E’ arrivato proprio oggi a Roma e mi ha chiesto se lo potevo assistere per delle pratiche che deve chiudere improrogabilmente per questa settimana. “
- “Non pensi a me ed ai bambini? Sono così poche le occasioni in cui riusciamo a stare un po’ insieme. Sentono la tua mancanza, e a dire il vero anch’io la sento.”
- “Mi dispiace. Ho cercato in tutti i modi di rifiutare, per non lasciare te ed i bambini soli, ma non è stato proprio possibile. Mi ci vorrà una settimana circa. Non ti preoccupare, tu puoi rimanere ancora qui con i bambini e cercare di rilassarti.”
Rilassarmi! Ma è pazzo forse?
Come se nulla fosse accaduto lui entra tranquillamente in bagno ed inizia il suo rituale di bellezza come io lo chiamo. Barba, doccia ed abito costoso.
I piccini stanchi della giornata si sono piazzati buoni sul divano a vedere i cartoni animati, e…
L’occhio mi va al cellulare lasciato incustodito sul televisore.
Non posso farlo. Non devo farlo assolutamente.
Mentre cercavo di dissuadermi dal fare quel gesto di cui mi sarei sicuramente pentita, la mano incontrollata stava facendo scorrere il cursore sulle ultime chiamate effettuate.
Ore 12,15… Vanessa.
Ora erano le 12,30.
Senza riflettere premo il tasto dell’invio e… Dall’altra parte risponde una voce molto giovanile e sensuale che chiama mio marito per nome.
- “Amore… Vedi che non puoi resistere senza di me. Sono salita proprio ora sul taxi per Fiumicino. Non vedo l’ora di vederti e di fare finalmente questa settimana meravigliosa insieme in Egitto, lontano da quella “rompiballe” di tua moglie. Andrea mi senti?… Andrea…”
Il cellulare mi scivola dalle mani.
Esterrefatta lo raccolgo.
La voce in sottofondo stava chiamando mio marito per nome.
Ho pigiato il pulsante dello spegnimento.
Ho posato nuovamente il telefono sul televisore ed ho raggiunto i bambini sul divano.
Dopo venti minuti Andrea è uscito dal bagno profumato e bello più che mai con la valigia tra le mani.
Si è avvicinato ai piccini e li ha baciati sulla fronte. Ha baciato sulle labbra anche me ed è uscito dalla suite.
O stava uscendo definitivamente dalla mia vita?
Azzurra, il giorno successivo, avrebbe aperto le pratiche per la separazione, decisa più che mai a non farlo mai più avvicinare a quelle dolci creature che tanto ostacolavano la sua relazione idilliaca con quella donna.
La sera, meravigliando per prima se stessa, decise dopo tanti anni di voluta sottomissione, di pensare finalmente un po’ a se stessa.
Compose il numero telefonico che Alessandro le aveva appuntato su uno scontrino del bar e dopo avergli raccontato freneticamente l’accaduto accettò il suo invito a cena.
Fece salire in suite Laura, l’animatrice romana che tanto si era affezionata ai bambini e lei in abito da sera beige, con un filo di trucco in volto che solo lei sapeva mettere per valorizzare la sua bellezza, scese in sala da pranzo dove ad attenderla c’era Alessandro bello come un Dio.
Avrebbero cenato insieme come dei buoni amici, poi chissà…
Avrebbero seguito il corso degli avvenimenti, senza forzature, ma soprattutto con sincerità e passionalità…
Dopo cinque anni di sofferenze, Azzurra, avrebbe finalmente riprovato ad amare un uomo, anche se più giovane di lei.
Perché l’amore non ha età.
Il sole, alto in cielo, sorride dispettoso. La sabbia brucia.
Non c’è un filo d’aria ed il sudore, fastidioso, mi cola su tutto il corpo… Che caldo!
- “Mamma, mamma… Guarda, ho trovato una stella marina. Bella vero?”
- “Sì amore è stupenda. Fammela vedere più da vicino.”
Scusatemi, mi chiamo Azzurra, ho 40 anni e tre figli piccini.
Due gemelle di 5 anni, Alice e Nadia ed un piccolo dongiovanni di 4 anni, Gian Marco.
Ops dimenticavo!
Ho anche un marito, Andrea, 44 anni, avvocato al Tribunale della Sacra Rota di Roma.
Già questo dovrebbe dire molto…
Che caldo!
Ogni anno mi faccio abbindolare dai programmi di Andrea.
- “Sabaudia ha una spiaggia meravigliosa. Dai Azzurra, quindici giorni di riposo e poi andiamo dove vuoi tu. Io e te da soli.”
Quindici giorni di riposo… Ma per chi? Non certo per me.
Quando sei anni fa alla meravigliosa notizia di aspettare un figlio ho lasciato il lavoro e la mia splendida carriera d’avvocato, non immaginavo affatto di ridurmi in questo stato.
La gioia per la nascita delle gemelle è stata meravigliosa e l’arrivo, voluto ovviamente, di Gian Marco, a distanza di soli quindici mesi, il coronamento dei miei sogni, ma…
Che caldo!… Che stanchezza!…
Ora… mi sento attanagliata dal mondo fiabesco e poco gratificante che mi sono creata.
Che caldo!
Riesco finalmente ad avvicinarmi al lettino, un ultimo sguardo ai piccoli che stanno facendo un instabile castello di sabbia, uno sguardo a mio marito che tranquillamente sta leggendo il giornale sotto l’ombrellone e… finalmente, mi sdraio.
Chiudo gli occhi e cerco di rilassarmi.
Inizio a contare mentalmente.
1.2.3… che caldo… 15… 22
- “Mamma ho sete.”
- “Nadia vieni cara, tieni, bevi lentamente che è fredda. Bambini venite a bere da bravi.”
Cerco di far bere tutti in contemporanea per non essere disturbata nei prossimi quindici minuti.
Un’occhiata ad Andrea… ed il nervoso mi assale.
Lui è ancora lì, sotto l’ombrellone, pacifico e rilassato.
La scena sembra non essere cambiata se non per il fatto che ora sta leggendo un libro al posto del giornale e sta fumando una sigaretta.
Che caldo!
Mi riavvicino al lettino, un sospiro e riprovo a sdraiarmi per la quindicesima volta da quando siamo scesi in spiaggia.
Chiudo gli occhi e cerco di rilassarmi pensando al mio sogno inesaudito… l’Egitto.
Lo adoro. Vorrei fare una crociera di… quindici giorni… sì, quindici giorni, andrebbero bene.
Li vorrei trascorrere da sola lasciando i bimbi alle nonne e finalmente rilassarmi sul serio.
Mi sto ancora crogiolando nel mio sogno che…
- “Mamma, mi scappa la cacca!”
Non ci posso credere!
E lui, mio marito, non si muove di un solo millimetro.
Non posso credere che in due ore passate in spiaggia nemmeno una volta abbia sentito le richieste dei figli.
All’inizio del nostro rapporto non era così. Era sempre attento, premuroso, adorabile.
Che caldo!
Mi alzo per l’ennesima volta dal lettino e vado in soccorso dei miei tre amori.
- “Vieni Gian Marco andiamo al bar. Alice, Nadia venite con noi. Su da brave, mettete le ciabattine, andiamo tutti al bar a prendere un gelato.”
I gridolini di felicità dei bambini mi riempiono il cuore.
Voglio provare a non dire nulla ad Andrea.
Si accorgerà della nostra assenza? Non ne sono tanto sicura.
- “Forza bambini andiamo.”
Mi avvio verso il bar sempre più stanca e nervosa.
Con un piccolo senso di colpa mi volto nuovamente verso Andrea per vedere se ha sollevato il viso dal libro e… Niente.
E’ preso dalla lettura così come quando in aula, assorto e composto, si accinge a difendere un suo cliente.
Non posso credere che non si sia accorto del trambusto fatto dai piccini e soprattutto che non si sia accorto, ora, della nostra assenza…
Non ne posso più. Che stanchezza!
- “Buongiorno signora Azzurra. Stupenda più che mai questa mattina.”
- “Alessandro, buon giorno a te. Sempre più galante. E’ meraviglioso, a questa ora del giorno, con questo caldo tropicale, sentirsi adulare da un ragazzo. Mette allegria. Grazie!”
- “Signora Azzurra i miei sono solo complimenti sentiti.”
E così dicendo, ammiccando con l’occhio destro, si volta ed esce dal bar.
Che situazione imbarazzante!
Sto provando piacere nell’essere adulata da un ragazzo molto più piccolo di me.
Sono ormai quattro anni che Andrea, sempre preso dal suo lavoro in studio ed in tribunale e soprattutto dalle “frequenti” cene di lavoro che a volte si protraggono anche nei week-end non mi fa più un complimento sentito.
Che stanchezza!
Mi sento quasi usata.
Quando ne ha voglia allunga la mano, una palpatina all’inguine e al seno, un bacetto frettoloso sulle labbra e lì tutti i preliminari all’improvviso terminano. Si fa l’amore, ci si dà un bacino augurandoci la buona notte e… arrivederci fino al mattino.
Ma faremo veramente l’amore o il nostro è diventato solo un appagare i desideri sessuali che ormai sembrano risvegliarsi una sola volta la settimana sempre se non ci sono intoppi?
Generalmente, lui per lavoro il sabato va fuori Roma… e ritornando la domenica sera, stanchissimo, con un abbraccio quasi fraterno mi liquida fino al sabato successivo.
Non ricordo più quando sia stata l’ultima volta che abbiamo fatto del sano “sesso”.
Parlo del “sesso” quello con la Esse maiuscola. Il Sesso che ti scuote le viscere e ti lascia senza fiato.
All’inizio era tutto così inebriante, fiabesco, idilliaco…
Ricordo ancora oggi il nostro primo incontro… Ci siamo immediatamente piaciuti alla fermata della Metro.
Gli sguardi che incrociandosi ci hanno infiammato i cuori, gli ormoni che a fatica si sforzavano di rimanere incarcerati nei nostri corpi, la sudorazione pesante dei nostri corpi che si avvicinavano e si allontanavano ad ogni movimento improvviso del tram.
Il destino che… crudele e divertito ha scritto il nostro futuro come se stesse seguendo il copione di un film.
Chiudendo gli occhi riesco ancora ad assaporare le emozioni e le sensazioni provate quando ci incontravamo di nascosto nei corridoi dell’università a Roma.
I baci rubati sotto gli occhi divertiti dei compagni di studio.
Percepisco ancora il sapore dolce delle sue labbra e l’odore che il suo corpo eccitato emanava.
Il mio seno turgido contro il suo petto. Il calore del suo corpo che attraversando i vestiti si univa al mio.
Il nostro primo rapporto sessuale con lui timido e premuroso che assaporava e mi faceva assaporare di quell’amore puro e vero.
Sento ancora nelle orecchie il suo respiro lento e ritmato. Ricordo ogni cosa di quei momenti meravigliosi.
Ricordi stupendi ma tristemente lontani.
Con questo brulichio di pensieri in testa, aspettando che tutti e tre i piccini mi raggiungano, mi volto involontariamente e attraverso la vetrata vedo Alessandro che con un sorriso stupendo stampato in volto mi sta guardando e sollevando appena la mano destra mi manda un saluto. Quanto è dolce!
Ma cosa sto mai pensando?
Io ho quaranta anni ed Alessandro appena ventiquattro.
E’ galante. Molto bello. Dolce e tenero con i bambini.
Tutto questo, in fin dei conti, lo richiede il suo lavoro di animatore…
Ma è pure sempre un ragazzino.
Sento le viscere contorcersi involontariamente.
Un calore forte nello stomaco e all’inguine. Non sarà mica desiderio?
Cosa vado mai a pensare?
Sono ormai cinque anni che non provo più desiderio.
La nascita dei piccoli, le ore di travaglio, i cesarei… sono stati dei veri traumi… ed i modi un po’ rudi usati da Andrea nel prendermi nel fare l’amore mi hanno portata ad adempiere ai miei doveri di moglie senza provare più orgasmi.
Fingo… Fingo… Fingo…
Ora, però, cosa mai… mi starà accadendo.
Vorrei sentire solo il calore delle mano di quel ragazzo per accertarmi di essere ancora viva.
Per accertarmi di avere ancora desideri, ma soprattutto, per avere la certezza di essere desiderata.
- “Mamma, eccomi. Mi accompagni?”
La voce dolce di Gian Marco mi risveglia dal torpore in cui sono caduta.
Ma cosa diavolo sto mai pensando? Quel ragazzo è stato solo gentile ed io… Io sono solo una vecchia di quaranta anni…
Smettila di illuderti e fai la cosa che sai fare meglio… LA MAMMA.
Accompagno Gian Marco al bagno e prego Alice e Nadia di rimanere sedute composte e tranquille al tavolino del bar a consumare il grosso gelato al limone che si sono fatte comprare.
Forse mi servirebbe l’aiuto di una tata. Con il passare dei giorni mi sto accorgendo di faticare nel stare dietro, in contemporanea, alle esigenze dei miei tre piccoli terremoti.
- “Forza Gian Marco sbrigati e non toccare nulla. Bravo! Dai lavati le mani che torniamo in spiaggia.”
- “Alice, Nadia…” Che fine hanno fatto. Lo sapevo che non dovevo lasciarle sole. “Alice, Nadia… Ops… Alessandro, scusa… stavo con Gian Marco in bagno e loro devono essersi allontanate dal bar e…”
- “Azzurra, tranquilla, le ho chiamate io. Vedi che bel gioco stiamo facendo insieme?”
Dal volto dei bambini traspare una felicità mai vista prima. Alessandro è proprio un bravo ragazzo.
Sto ancora pensando che…
- “Azzurra, si sieda al bar a bere qualcosa di fresco, la vedo un po’ stanca. Ai bambini ci penso io.”
Che premuroso.
- “Grazie Alessandro, ne ho proprio bisogno. Ciao bimbi a dopo.”
Mi avvio verso il bar guardando ancora quella scena che dovrebbe essere la scena che caratterizza tutte le famiglie normali e che invece sto assaporando solo lì con quel ragazzo, simpatico, ma estraneo alla mia vita.
I bimbi gli si aggrappano al collo come se lo conoscessero da sempre. Lo baciano, gli infilano le dita piccine ed esili nelle orecchie, gli stropicciano i capelli… Che bello!
Andrea non ha mai tempo per queste cose.
Quando è a casa si chiude nello studio con la radio accesa ed esce da lì solo per il pranzo e la cena.
Non vuole essere disturbato… Deve lavorare.
Accipicchia però!
Quando lavora, il cellulare continua a squillare senza riposo e molte volte mi accorgo che chiude di proposito la porta come se volesse mantenere segrete le sue conversazioni e bisbiglia in modo che io non possa sentirlo.
Mi vergogno anche solo a pensarlo ma a volte mi sono ritrovata a spiarlo da dietro la porta serrata.
Non sentivo altro che mormorii e quando questi diventavano più intensi, all’improvviso, Andrea alzava il volume della radio sovrastando la sua voce.
Come mi sentivo umiliata in quei frangenti, ancor più, però tre giorni fa, quando preparando le sue valigie ho trovato nel trolley che usa abitualmente per i week-end di lavoro quella foto con dedica.
Che rabbia!
Il mare, sicuramente, era quello di Fregene e l’albergo quello tanto carino dove da fidanzati aveva portato anche me.
Nella foto Andrea era con una ragazza mulatta molto bella di nome Vanessa. Così almeno si firmava nella dedica.
La dedica…
Leggerla mi ha lacerato il cuore.
- Con questa foto spero che tu ricorderai, nei momenti noiosi trascorsi con la tua famiglia, i Week-end meravigliosi trascorsi insieme a me. Che la passione che ci lega non finisca mai. Vanessa.-
Tutti i week-end passati insieme?
Nei momenti noiosi trascorsi con la tua famiglia?
Mi sono sentita mancare.
Stava parlando dei tanti week-end che aveva sottratto alla nostra famiglia per soddisfare le sue voglie balorde con quella ragazza più giovane di lui di almeno venti anni.
“I momenti noiosi trascorsi con la tua famiglia.”
Non sono nemmeno sicura che Andrea si sia mai reso conto di avere una famiglia…
Nel vortice confuso di questi pensieri improvvisamente ho sentito il corpo irrigidirsi percettibilmente e mi sono ritrovata con i pugni serrati lungo i fianchi davanti al bancone dove il barman mi stava chiedendo per l’ennesima volta cosa volessi ordinare.
Alessandro, che da fuori stava assistendo tristemente alla mia improvvisa reazione, è accorso in mio aiuto.
Mi ha preso per mano e mi ha condotto lentamente in un angolo appartato del bar dove mi ha fatto sedere.
Stavo ancora con le mie mani tra le sue quando faticosamente cercando di calmarmi mi ha bisbigliato…
- “Azzurra, cara, cosa ti sta accadendo. Azzurra… mi senti… Tranquilla.”
Così dicendo con dei tovagliolini di carta trovati sul tavolo ha iniziato ad asciugarmi le lacrime.
I bambini stavano ancora nel piccolo parco adiacente al bar sorvegliati da altri animatori.
Ancora con le lacrime agli occhi ho iniziato a raccontargli tutta la rabbia che stavo provando in quel momento nei confronti di mio marito che… mi stava trascurando e tradendo, con visibile noncuranza, a discapito della mia salute mentale e del bene dei nostri figli. Come un fiume in piena ho sentito la necessità di raccontargli tutta la mia storia.
La collera per la scoperta improvvisa del tradimento, la delusione nell’aver creduto in quell’amore eterno, la sofferenza per l’impotenza da parte mia nel risolvere la situazione senza far soffrire i nostri figli… ma soprattutto, l’amore verso i figli che nessuno avrebbe potuto mai portarmi via.
Alessandro è rimasto ad ascoltare attentamente ogni parola che usciva dalla mia bocca e poi con naturalezza, come se mi conoscesse da sempre, all’improvviso ha preso il mio volto tra le mani ed ha iniziato a baciarmi gli occhi, poi le tempie, poi le guance… come per rassicurarmi.
Poi, lentamente ha fatto una cosa inattesa… Successivamente mi ha confidato che era quello che desiderava ormai da tre giorni, da quando ero arrivata nello stabilimento di Sabaudia… è sceso sulle mie labbra ed ha iniziato a baciarmi dolcemente ma con sentita passione.
Ho sentito nuovamente quella strana sensazione attanagliarmi le viscere e mi sono lasciata andare senza inibizione a quel bacio passionale.
Le mani d’Alessandro mi stavano accarezzando dolcemente la coscia e il cervello mi stava scoppiando.
All’improvviso…
Mi sono allontanata spaventata da lui e vistosamente trafelata, senza dire una parola, sono corsa verso i bambini, li ho presi con me e sono tornata in albergo.
Alessandro rimasto seduto al tavolino del bar aveva dipinto in volto il suo desiderio represso e il sentimento che provava… un’indescrivibile tristezza.
Le sorprese non erano però finite.
Rientrando in stanza ho trovato Andrea che stava preparando la valigia con meticolosa attenzione.
- “Azzurra, dove sei stata tutto questo tempo? E’ mezz’ora che ti cerco.”
- “Andrea cosa stai facendo?”
- “Scusami cara” e così dicendo mi si è avvicinato stampandomi un bacio fraterno sulla fronte. “Ho ricevuto una telefonata urgente da Roma. Ricordi il mio collega Biondi, l’avvocato di Milano? E’ arrivato proprio oggi a Roma e mi ha chiesto se lo potevo assistere per delle pratiche che deve chiudere improrogabilmente per questa settimana. “
- “Non pensi a me ed ai bambini? Sono così poche le occasioni in cui riusciamo a stare un po’ insieme. Sentono la tua mancanza, e a dire il vero anch’io la sento.”
- “Mi dispiace. Ho cercato in tutti i modi di rifiutare, per non lasciare te ed i bambini soli, ma non è stato proprio possibile. Mi ci vorrà una settimana circa. Non ti preoccupare, tu puoi rimanere ancora qui con i bambini e cercare di rilassarti.”
Rilassarmi! Ma è pazzo forse?
Come se nulla fosse accaduto lui entra tranquillamente in bagno ed inizia il suo rituale di bellezza come io lo chiamo. Barba, doccia ed abito costoso.
I piccini stanchi della giornata si sono piazzati buoni sul divano a vedere i cartoni animati, e…
L’occhio mi va al cellulare lasciato incustodito sul televisore.
Non posso farlo. Non devo farlo assolutamente.
Mentre cercavo di dissuadermi dal fare quel gesto di cui mi sarei sicuramente pentita, la mano incontrollata stava facendo scorrere il cursore sulle ultime chiamate effettuate.
Ore 12,15… Vanessa.
Ora erano le 12,30.
Senza riflettere premo il tasto dell’invio e… Dall’altra parte risponde una voce molto giovanile e sensuale che chiama mio marito per nome.
- “Amore… Vedi che non puoi resistere senza di me. Sono salita proprio ora sul taxi per Fiumicino. Non vedo l’ora di vederti e di fare finalmente questa settimana meravigliosa insieme in Egitto, lontano da quella “rompiballe” di tua moglie. Andrea mi senti?… Andrea…”
Il cellulare mi scivola dalle mani.
Esterrefatta lo raccolgo.
La voce in sottofondo stava chiamando mio marito per nome.
Ho pigiato il pulsante dello spegnimento.
Ho posato nuovamente il telefono sul televisore ed ho raggiunto i bambini sul divano.
Dopo venti minuti Andrea è uscito dal bagno profumato e bello più che mai con la valigia tra le mani.
Si è avvicinato ai piccini e li ha baciati sulla fronte. Ha baciato sulle labbra anche me ed è uscito dalla suite.
O stava uscendo definitivamente dalla mia vita?
Azzurra, il giorno successivo, avrebbe aperto le pratiche per la separazione, decisa più che mai a non farlo mai più avvicinare a quelle dolci creature che tanto ostacolavano la sua relazione idilliaca con quella donna.
La sera, meravigliando per prima se stessa, decise dopo tanti anni di voluta sottomissione, di pensare finalmente un po’ a se stessa.
Compose il numero telefonico che Alessandro le aveva appuntato su uno scontrino del bar e dopo avergli raccontato freneticamente l’accaduto accettò il suo invito a cena.
Fece salire in suite Laura, l’animatrice romana che tanto si era affezionata ai bambini e lei in abito da sera beige, con un filo di trucco in volto che solo lei sapeva mettere per valorizzare la sua bellezza, scese in sala da pranzo dove ad attenderla c’era Alessandro bello come un Dio.
Avrebbero cenato insieme come dei buoni amici, poi chissà…
Avrebbero seguito il corso degli avvenimenti, senza forzature, ma soprattutto con sincerità e passionalità…
Dopo cinque anni di sofferenze, Azzurra, avrebbe finalmente riprovato ad amare un uomo, anche se più giovane di lei.
Perché l’amore non ha età.
martedì 11 novembre 2008
Alla luna di Gaicomo Leopardi
O graziosa luna, io mi rammento
Che, or volge l'anno, sovra questo colle
Io venia pien d'angoscia a rimirarti:
E tu pendevi allor su quella selva
Siccome or fai, che tutta la rischiari.
Ma nebuloso e tremulo dal pianto
Che mi sorgea sul ciglio, alle mie luci
Il tuo volto apparia, che travagliosa
Era mia vita: ed è, nè cangia stile,
O mia diletta luna. E pur mi giova
La ricordanza, e il noverar l'etate
Del mio dolore. Oh come grato occorre
Nel tempo giovanil, quando ancor lungo
La speme e breve ha la memoria il corso,
Il rimembrar delle passate cose,
Ancor che triste, e che l'affanno duri!
Che, or volge l'anno, sovra questo colle
Io venia pien d'angoscia a rimirarti:
E tu pendevi allor su quella selva
Siccome or fai, che tutta la rischiari.
Ma nebuloso e tremulo dal pianto
Che mi sorgea sul ciglio, alle mie luci
Il tuo volto apparia, che travagliosa
Era mia vita: ed è, nè cangia stile,
O mia diletta luna. E pur mi giova
La ricordanza, e il noverar l'etate
Del mio dolore. Oh come grato occorre
Nel tempo giovanil, quando ancor lungo
La speme e breve ha la memoria il corso,
Il rimembrar delle passate cose,
Ancor che triste, e che l'affanno duri!
martedì 4 novembre 2008
Le ali sono accessori
se avessimo detto - le ali sono accessori -
avremmo camminato per sempre alla cieca,
nella pellicola liscia, sin dentro l’obiettivo.
strisciando magari, sotto un alone di veleno.
sordi, all’esercizio assordante del silenzio.
Red Maltese
avremmo camminato per sempre alla cieca,
nella pellicola liscia, sin dentro l’obiettivo.
strisciando magari, sotto un alone di veleno.
sordi, all’esercizio assordante del silenzio.
Red Maltese
venerdì 31 ottobre 2008
Ode alla mela tagliata
di AmoreSangue
Poesia
Lucida pelle, liscia,
con la bellezza dell’inconscia
perfezione, emanavi d’innocenza
l’effluvio leggero, la sintonia
s’intonava con la tua magia
simmetrica, eri la scomoda prova
di ciò che poteva essere – sogno
del sognatore, DNA di nuvola,
l’unica verità vera.
Le lame, d’invidia accecate,
ti dissero strega, t’hanno
amputato, e d’allora all’infinito
vai cercando te stessa.
su autoriemergenti
Poesia
Lucida pelle, liscia,
con la bellezza dell’inconscia
perfezione, emanavi d’innocenza
l’effluvio leggero, la sintonia
s’intonava con la tua magia
simmetrica, eri la scomoda prova
di ciò che poteva essere – sogno
del sognatore, DNA di nuvola,
l’unica verità vera.
Le lame, d’invidia accecate,
ti dissero strega, t’hanno
amputato, e d’allora all’infinito
vai cercando te stessa.
su autoriemergenti
mercoledì 22 ottobre 2008
La metamorfosi di Franz Kafka
da WikipediaÈ la storia di un uomo comune, Gregor Samsa, un modesto impiegato che un mattino si sveglia e si accorge di essersi trasformato in un enorme scarafaggio. La prima reazione dell'uomo non è di sgomento, né di meraviglia per il suo nuovo stato, ed anzi si preoccupa più del modo in cui andare al lavoro (è commesso viaggiatore) in quelle condizioni, tenendo conto anche del fatto che è in mostruoso ritardo. Nonostante i suoi tentativi di tenere nascosta la sua situazione al resto della famiglia, al procuratore, ed al suo datore di lavoro, questi ultimi riescono ad entrare nella stanza. Il terrore che colpisce i suoi familiari ed il procuratore, tuttavia, li obbliga a richiudere immediatamente la porta, spingendo il povero Gregor dentro con un bastone. La vista di Gregor in quelle condizioni porta a reazioni di orrore in tutti loro (la madre sviene, il padre piange ed il procuratore ha un gesto d'orrore).
Il resto del racconto narra della nuova vita di Gregor Samsa, abbandonato da tutti tranne che dalla sorella Grete che si preoccupa di lui e gli procura il cibo. Le reazioni del padre e della madre sono tuttavia ancora ostili: una volta Gregor prova ad uscire dalla sua stanza, provocando lo svenimento della madre e l'attacco del padre con il lancio di alcune mele: una di queste lo colpisce e lo ferisce.
Dopo poco tempo, tuttavia, Gregor viene completamente abbandonato a sé stesso, anche dalla sorella che nel frattempo ha trovato un lavoro, ed il conseguente malessere lo porta in uno stato tale da rifiutare il cibo offertogli fino a giungere ad una morte lenta, causata dal rifiuto nei suoi confronti della sua famiglia. Agli occhi della famiglia, infatti, egli è divenuto un peso, visti anche i problemi economici che i familiari devono affrontare a causa della perdita del lavoro di Gregor, unico componente della famiglia che lavorava. Il padre, con cui aveva avuto dei contrasti, arriva persino a pensare a come liberarsi del figlio, visto ormai solo come un mostro.
Si sbarazza infine del cadavere di Gregor la governante ad ore della casa, mentre la famiglia spera in una ripresa dalla crisi finanziaria con un matrimonio conveniente della figlia, che nel mentre è divenuta una bella ragazza e si avvicinava all'età del matrimonio. Il racconto infine si conclude con il trasloco dell'intera famiglia in una dimora più piccola, iniziando così una nuova vita, dimenticando per sempre Gregor.
lunedì 20 ottobre 2008
I bambini imparano ciò che vivono

I bambini imparano ciò che vivono.
Se un bambino vive nella critica impara a condannare.
Se un bambino vive nell'ostilità impara ad aggredire.
Se un bambino vive nell'ironia impara ad essere timido.
Se un bambino vive nella vergogna impara a sentirsi colpevole.
Se un bambino vive nella tolleranza impara ad essere paziente.
Se un bambino vive nell'incoraggiamento impara ad avere fiducia.
Se un bambino vive nella lealtà impara la giustizia.
Se un bambino vive nella disponibilità impara ad avere una fede.
Se un bambino vive nell'approvazione impara ad accettarsi.
Se un bambino vive nell'accettazione e nell'amicizia impara a trovare l'amore nel mondo.
Se un bambino vive nella critica impara a condannare.
Se un bambino vive nell'ostilità impara ad aggredire.
Se un bambino vive nell'ironia impara ad essere timido.
Se un bambino vive nella vergogna impara a sentirsi colpevole.
Se un bambino vive nella tolleranza impara ad essere paziente.
Se un bambino vive nell'incoraggiamento impara ad avere fiducia.
Se un bambino vive nella lealtà impara la giustizia.
Se un bambino vive nella disponibilità impara ad avere una fede.
Se un bambino vive nell'approvazione impara ad accettarsi.
Se un bambino vive nell'accettazione e nell'amicizia impara a trovare l'amore nel mondo.
Doret's Law Nolte
mercoledì 1 ottobre 2008
Ode al vento occidentale
I
Oh tu vento selvaggio occidentale, alito
della vita d'autunno, oh presenza invisibile
da cui le foglie morte sono trascinate, come spettri in fuga
Da un mago incantatore, gialle e nere,
pallide e del rossore della febbre, moltitudini
che il contagio ha colpito: oh tu che guidi
I semi alati ai loro letti oscuri
dell'inverno in cui giaciono freddi e profondi
come una spoglia sepolta nella tomba,
Finché la tua sorella azzurra Primavera,
non farà udire le squilla sulla terra in sogno
e colmerà di profumi e di colori vividi
Il colle e la pianura, nell'aria i lievi bocci
conducendo simili a greggi al pascolo: oh Spirito selvaggio,
tu che dovunque t'agiti, e distruggi e proteggi:
ascolta, ascolta!
II
Tu nella cui corrente, nel tumulto
del cielo a precipizio, le nuvole disperse
sono spinte qua e là come foglie appassite
Scosse dai rami intricati del Cielo e dell'Oceano,
angeli della pioggia e del fulmine, e si spargono
là sull'azzurra superficie delle tue onde d'aria
Come la fulgida chioma che s'innalza
sopra la testa d'una fiera Menade, dal limite
fioco dell'orizzonte fino alle altezze estreme dello zenit,
Capigliatura della tempesta imminente. Canto funebre
tu dell'anno che muore, al quale questa notte che si chiude
sarà la cupola del suo sepolcro immenso, sostenuta a volta
da tutta la potenza riunita dei vapori
dalla cui densa atmosfera esploderà una pioggia
nera come fuoco e grandine: oh, ascolta!
III
Tu che svegliasti dai loro sogni estivi
le acque azzurre del Mediterraneo,
dove si giaceva cullato dal moto dei flutti cristallini
Accanto a un'isola tutta di pomice del golfo
di baia e vide in sonno gli antichi palazzi e le torri
tremolanti nel giorno più intenso dell'onda,
sommersi da muschi azzurri e da fiori dolcissimi al punto
che nel descriverli il senso viene meno!
Tu per il cui sentiero la possente
superficie d'Atlantico si squarcia
e svela abissi profondi dove i fiori
del mare e i boschi fradici di fango, che
indossano le foglie senza linfa dell'oceano,
conoscono la tua voce e si fanno all'improvviso grigi
per la paura e tremano e si spogliano: oh, ascolta!
IV
Fossi una foglia appassita che tu potessi portare;
fossi una rapida nuvola per inseguire il tuo volo;
un'onda palpitante alla tua forza, e potessi
Condividere tutto l'impulso della tua potenza,
soltanto meno libero di te, oh tu che sei incontrollabile!
Potessi essere almeno com'ero nell'infanzia,
compagno Dei tuo vagabondaggi alti nei cieli, come
quando superare il tuo rapido passo celeste
sembrava appena un sogno; non mi rivolgerei
A te con questa preghiera nella mia dolente
necessità. Ti prego, levami come un'onda,
come una foglia o una nuvola.
Cado Sopra le spine della vita e sanguino! Un grave
peso di ore ha incatenato, incurvato
uno a te troppo simile: indomito, veloce e orgoglioso.
V
Fà di me della tua cetra, com'è della foresta;
che cosa importa se le mie foglie cadono
come le sue! Il tumulto
Delle tue forti armonie leverà a entrambi un canto
profondo ed autunnale, e dolcemente triste.
Che tu sia dunque il mio spirito, o Spirito fiero!
Spirito impetuoso, che tu sia me stesso!
Guida i miei morti pensieri per tutto l'universo
come foglie appassite per darmi una nascita nuova!
E con l'incanto di questi miei versi disperdi,
come da un focolare non ancora spento,
le faville e le ceneri, le mie parole fra gli uomini!
E alla terra che dorme, attraverso il mio labbro,
tu sia la tromba d'una profezia! Oh, Vento,
se viene l'Inverno, potrà la Primavera essere lontana?
Percy B. Shelley
Oh tu vento selvaggio occidentale, alito
della vita d'autunno, oh presenza invisibile
da cui le foglie morte sono trascinate, come spettri in fuga
Da un mago incantatore, gialle e nere,
pallide e del rossore della febbre, moltitudini
che il contagio ha colpito: oh tu che guidi
I semi alati ai loro letti oscuri
dell'inverno in cui giaciono freddi e profondi
come una spoglia sepolta nella tomba,
Finché la tua sorella azzurra Primavera,
non farà udire le squilla sulla terra in sogno
e colmerà di profumi e di colori vividi
Il colle e la pianura, nell'aria i lievi bocci
conducendo simili a greggi al pascolo: oh Spirito selvaggio,
tu che dovunque t'agiti, e distruggi e proteggi:
ascolta, ascolta!
II
Tu nella cui corrente, nel tumulto
del cielo a precipizio, le nuvole disperse
sono spinte qua e là come foglie appassite
Scosse dai rami intricati del Cielo e dell'Oceano,
angeli della pioggia e del fulmine, e si spargono
là sull'azzurra superficie delle tue onde d'aria
Come la fulgida chioma che s'innalza
sopra la testa d'una fiera Menade, dal limite
fioco dell'orizzonte fino alle altezze estreme dello zenit,
Capigliatura della tempesta imminente. Canto funebre
tu dell'anno che muore, al quale questa notte che si chiude
sarà la cupola del suo sepolcro immenso, sostenuta a volta
da tutta la potenza riunita dei vapori
dalla cui densa atmosfera esploderà una pioggia
nera come fuoco e grandine: oh, ascolta!
III
Tu che svegliasti dai loro sogni estivi
le acque azzurre del Mediterraneo,
dove si giaceva cullato dal moto dei flutti cristallini
Accanto a un'isola tutta di pomice del golfo
di baia e vide in sonno gli antichi palazzi e le torri
tremolanti nel giorno più intenso dell'onda,
sommersi da muschi azzurri e da fiori dolcissimi al punto
che nel descriverli il senso viene meno!
Tu per il cui sentiero la possente
superficie d'Atlantico si squarcia
e svela abissi profondi dove i fiori
del mare e i boschi fradici di fango, che
indossano le foglie senza linfa dell'oceano,
conoscono la tua voce e si fanno all'improvviso grigi
per la paura e tremano e si spogliano: oh, ascolta!
IV
Fossi una foglia appassita che tu potessi portare;
fossi una rapida nuvola per inseguire il tuo volo;
un'onda palpitante alla tua forza, e potessi
Condividere tutto l'impulso della tua potenza,
soltanto meno libero di te, oh tu che sei incontrollabile!
Potessi essere almeno com'ero nell'infanzia,
compagno Dei tuo vagabondaggi alti nei cieli, come
quando superare il tuo rapido passo celeste
sembrava appena un sogno; non mi rivolgerei
A te con questa preghiera nella mia dolente
necessità. Ti prego, levami come un'onda,
come una foglia o una nuvola.
Cado Sopra le spine della vita e sanguino! Un grave
peso di ore ha incatenato, incurvato
uno a te troppo simile: indomito, veloce e orgoglioso.
V
Fà di me della tua cetra, com'è della foresta;
che cosa importa se le mie foglie cadono
come le sue! Il tumulto
Delle tue forti armonie leverà a entrambi un canto
profondo ed autunnale, e dolcemente triste.
Che tu sia dunque il mio spirito, o Spirito fiero!
Spirito impetuoso, che tu sia me stesso!
Guida i miei morti pensieri per tutto l'universo
come foglie appassite per darmi una nascita nuova!
E con l'incanto di questi miei versi disperdi,
come da un focolare non ancora spento,
le faville e le ceneri, le mie parole fra gli uomini!
E alla terra che dorme, attraverso il mio labbro,
tu sia la tromba d'una profezia! Oh, Vento,
se viene l'Inverno, potrà la Primavera essere lontana?
Percy B. Shelley
venerdì 19 settembre 2008
Una poesia di Erri de Luca
Considero valore ogni forma di vita,
la neve, la fragola, la mosca.
Considero valore il regno minerale, l’assemblea delle stelle.
Considero valore il vino finchè dura il pasto,
un sorriso involontario, la stanchezza di chi non si e’ risparmiato,
due vecchi che si amano.
Considero valore quello che domani non varra’ piu’ niente,
e quello che oggi vale ancora poco.
Considero valore tutte le ferite.
Considero valore risparmiare acqua,
riparare un paio di scarpe,
tacere in tempo,
accorrere a un grido,
chiedere permesso prima di sedersi,
provare gratitudine senza ricordarsi di che.
Considero valore sapere in una stanza dov’e’ il nord,
qual’e’ il nome del vento che sta asciugando il bucato.
Considero valore il viaggio del vagabondo,
la clausura della monaca,
la pazienza del condannato, qualunque colpa sia.
Considero valore l’uso del verbo amare
e l’ipotesi che esista un creatore.
Molti di questi valori non ho conosciuto.
Erri de Luca, Opera sull’acqua e altre poesie, Einaudi (2002)
la neve, la fragola, la mosca.
Considero valore il regno minerale, l’assemblea delle stelle.
Considero valore il vino finchè dura il pasto,
un sorriso involontario, la stanchezza di chi non si e’ risparmiato,
due vecchi che si amano.
Considero valore quello che domani non varra’ piu’ niente,
e quello che oggi vale ancora poco.
Considero valore tutte le ferite.
Considero valore risparmiare acqua,
riparare un paio di scarpe,
tacere in tempo,
accorrere a un grido,
chiedere permesso prima di sedersi,
provare gratitudine senza ricordarsi di che.
Considero valore sapere in una stanza dov’e’ il nord,
qual’e’ il nome del vento che sta asciugando il bucato.
Considero valore il viaggio del vagabondo,
la clausura della monaca,
la pazienza del condannato, qualunque colpa sia.
Considero valore l’uso del verbo amare
e l’ipotesi che esista un creatore.
Molti di questi valori non ho conosciuto.
Erri de Luca, Opera sull’acqua e altre poesie, Einaudi (2002)
venerdì 12 settembre 2008
ciao
ciao
dopo mille dubbi e rimandi ho deciso di aprire un post anche io. Ci provo e psero che sia un buon modo per tenere anche i contatti con tutti i miei amici che spesso per troppi impegni non riesco a vedere o sentire. ho voglia di comunicare. nel mondo e nel lavoro io sono solo un numero mentre io mi sento persona, ho mille interessi e forse proprio perchè stanco di essere un numero rischiando la depressione alla fine mi son deciso.
argomento del blog? vario così come mi passa ogni giorno, come mi va o come qualcuno vuol suggerirmi.
ora vi lascio il lavoro incombe come la famosa spada!!
Antonio
dopo mille dubbi e rimandi ho deciso di aprire un post anche io. Ci provo e psero che sia un buon modo per tenere anche i contatti con tutti i miei amici che spesso per troppi impegni non riesco a vedere o sentire. ho voglia di comunicare. nel mondo e nel lavoro io sono solo un numero mentre io mi sento persona, ho mille interessi e forse proprio perchè stanco di essere un numero rischiando la depressione alla fine mi son deciso.
argomento del blog? vario così come mi passa ogni giorno, come mi va o come qualcuno vuol suggerirmi.
ora vi lascio il lavoro incombe come la famosa spada!!
Antonio
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