... Mi ricorda tanto qualcosa, tutto questo: una tragedia, una canzone, la fatalità dell’errore che deve sapersi umano fino in fondo per liberarsi in luce.
Fabrizio Centofanti
mercoledì 29 luglio 2009
La parola devo
La parola devo è un taglio
un taglio di filo
sul burro del giorno
un palo nel burrone
di luce nel buio.
Non c’entra che devo
andare o devo tornare
o devo stare
c’entra che devo solo.
... Emanuele Kraushaar
un taglio di filo
sul burro del giorno
un palo nel burrone
di luce nel buio.
Non c’entra che devo
andare o devo tornare
o devo stare
c’entra che devo solo.
... Emanuele Kraushaar
lunedì 27 luglio 2009
Lo sguardo di Antigone
Spesso in meriggi pallidi e furenti
assisto muta a sagre di officianti
e colgo prede magre trasudanti
di vaghi vuoti dileggianti commenti.
E volgo altrove lo sguardo che si pente
all’acqua al fango e persino al cielo,
non a squarciar, ma a sollevare il velo
per un istante effimero e insistente.
Anna Maria Curci
assisto muta a sagre di officianti
e colgo prede magre trasudanti
di vaghi vuoti dileggianti commenti.
E volgo altrove lo sguardo che si pente
all’acqua al fango e persino al cielo,
non a squarciar, ma a sollevare il velo
per un istante effimero e insistente.
Anna Maria Curci
Ayrton Senna
Cosa potrebbe spezzare l’incantesimo, quale oscura mossa del destino dovrebbe eludere la naturale protezione di un’anima serena? In fondo è questo che temiamo: un’improvvisa epifania del male in forme imprevedibili, una molla d’ammortizzatore, per esempio, che si stacca dalla macchina di fronte, rimbalza senza darti il tempo di capire e ti ha già sfondato il casco, il bulbo oculare: fai in tempo a chiederti se è volere di Dio, come qualcuno afferma, o è solo impotenza dell’uomo, incapace di far stare una molla al posto suo, impedirle l’assurda iniziativa di colpire a tradimento l’amico che ti segue.
... Fabrizio Centofanti
... Fabrizio Centofanti
domenica 26 luglio 2009
Gettysburg
L’America come un sostrato, un livello di base cui via via si sono aggiunti altri piani, coprendoli ma non sotterrandoli. Durante il viaggio in autobus da New York abbiamo visto grattacieli e motel, tralicci anneriti dalla ruggine sopra la ferrovia e campi aperti e spelacchiati. Abbiamo toccato Philadelphia, città della Costituzione, e dato un’occhiata alla sua Chinatown, vicina alla stazione Greyhound. Infine siamo approdati a Harrisburg, capitale della Pennsylvania, e il nostro amico, il Prof. Steven White della Mount St. Mary’s University, è venuto a prenderci. Abbracci, battute in italiano e una chiacchierata sulle nostre ricerche mangiando uno spuntino in un diner. Poi il tratto di strada fino a Gettysburg. Iniziamo a parlare delle conferenze sui miei studi su J.R.R. Tolkien, a cui sono stato invitato da lui e dalla moglie, che lavora nella Biblioteca del campus di Mont Alto della Penn State University.
Infine il discorso scivola sulla storia locale. La vediamo emergere, sotto forma di presenze evocate, nelle ombre della campagna al tramonto. Fu qui, infatti, che nell’estate del 1863, si svolse lo scontro decisivo tra le forze nordiste e quelle sudiste, nell’ambito della guerra di secessione. Per tre giorni (dal primo al 3 luglio) impazzò la battaglia tra le forze unioniste (del Nord) e quelle confederate (del Sud). Queste ultime, paradossalmente, si erano spinte a nord dei nordisti, e li attaccarono. L’Unione, però, resistette fino in fondo, facendo prendere alle ostilità una svolta determinante a proprio favore.
... Giovanni Agnoloni
Infine il discorso scivola sulla storia locale. La vediamo emergere, sotto forma di presenze evocate, nelle ombre della campagna al tramonto. Fu qui, infatti, che nell’estate del 1863, si svolse lo scontro decisivo tra le forze nordiste e quelle sudiste, nell’ambito della guerra di secessione. Per tre giorni (dal primo al 3 luglio) impazzò la battaglia tra le forze unioniste (del Nord) e quelle confederate (del Sud). Queste ultime, paradossalmente, si erano spinte a nord dei nordisti, e li attaccarono. L’Unione, però, resistette fino in fondo, facendo prendere alle ostilità una svolta determinante a proprio favore.
... Giovanni Agnoloni
Ex
I puri e duri di sinistra che ho incontrato nella mia vita stanno scomparendo. Si estinguono. Disillusi su tutto se ne vanno e io non ho pensieri lucidi a riguardo. Nei brutti anni ottanta mi guardavano come un animale confuso: l’anarchica che non ha compreso la lezione di Gramsci eccetera; oppure la femminista con troppa ribellione in testa, quella che non sa aspettare che qualcosa si allinei: i tempi, l’idea, le circostanze. Non pretendevo di avere la verità in tasca e facevo infelicemente notare che bisognava calarsi nelle situazioni e non mitizzare le persone e tanto meno certe idee che troppe volte erano solo altri luoghi comuni. Negli anni novanta, ed ero in Toscana, venivo presa in giro perché vivevo in Appennino non tanto nell’attesa che cambiasse il mondo, ma cambiando alcune cose mie, mie proprio mie e impegnandomi in un fare queer che non mi facesse sconti nella scelta tra realtà e desiderio. Infine in un nord senza più nebbia, ma dove è difficile avere gli occhi puliti, mi trovo a domandare a chi mi lavora accanto, ai vecchi conoscenti e ai pochi amici, dove mai stanno andando e nel caso siano fermi che cosa aspettano. A titolo provocatorio lascio intendere: ditemi qualcosa di sinistra! Di un po’ comunista o sindacalista! Nulla. Mi conoscono e intuiscono dove voglio arrivare e non rispondono. Non dicono: no comment, come in tv, ma sono diplomatici.
... Nadia Augustoni
... Nadia Augustoni
giovedì 23 luglio 2009
Perchè gli uomini hanno bisogno di credere negli angeli
Il celebre teologo tedesco Rudolf Bultmann scriveva qualche decennio fa che “non ci si può servire della luce elettrica e della radio, o far ricorso in caso di malattia ai moderni ritrovati medici e clinici, e nello stesso tempo credere nel mondo degli spiriti proposto dal Nuovo Testamento”. Era il 1941. Consultando la più grande libreria al mondo che è amazon.com, si scopre al contrario che oggi, quando facciamo uso di ben altro oltre alla radio e all’ elettricità, i titoli che riguardano un tipo particolare di spiriti quali gli angeli ammontano a una quantità impressionante (431.556), quasi il doppio rispetto a quelli sull’ elettricità (267.520). Certo, tra i libri in vendita se ne trovano molti che hanno tutta l’ aria di un inno all’ irrazionalità ( Nelle braccia degli angeli, Come udire il tuo angelo, Guarire con gli angeli, Camminare con gli angeli, I messaggi del tuo angelo ), ma il fenomeno angelico non è riducibile a ciò. Basti considerare che non esiste civiltà e tradizione religiosa che non ne parli, che i più grandi filosofi dell’ antichità ne danno testimonianza (il caso più noto è Socrate con il suo daimonion a mo’ di voce interiore).
... Vito Mancuso
... Vito Mancuso
La porta in faccia
... Alla fine ce l’ho fatta: erano contenti, nessuna imprecazione. Tornando in sacrestia, la porta era sbarrata. Ho suonato ripetutamente, neanche l’ombra di un frate. In questi casi c’è un messaggio, che ho interpretato così: devi confessarti, altrimenti ti si chiudono le porte. Nel pomeriggio torno in basilica. Vado in Santa Casa, snocciolo il rosario, poi mi fermo davanti alla cappella francese, quella con il tabernacolo dell’adorazione. Vicino a me c’è un prete, lo squadro, per vedere se può fare al caso mio. No; dove lo trovo un altro don Mario? Mi alzo, me ne vado. In quel momento si alza lui, mi chiede: può confessarmi? Ci sediamo. ...
Fabrizio Centofanti
Fabrizio Centofanti
martedì 21 luglio 2009
Da decifrare
Arrivato in città, bruciai quasi tutti i soldi al parcheggio multipiano. Qualche ora dopo scoprii che il concorso consisteva in una prova scritta. Fu allora che capii con precisione il concetto di sorpresa. Tirai giù, con rabbia, quattro pagine fitte sul Boccaccio. Ho il sospetto che i posti fossero assegnati, fatto sta che la parentesi veneziana si concluse con una cena suggestiva sulla Riva degli Schiavoni, incredibilmente economica.
Fabrizio Centofanti
Fabrizio Centofanti
Provocazione ... 120
Giochi d’infanzia, scuola, lavoro, amicizie ed amori: tutto un sogno, in realtà da quando son nato non faccio che salire, con sempre minore baldanza e maggiore fatica, lungo queste scale che s’avvolgono intorno a una tromba in cui non ho mai gettato uno sguardo
... Roberto Rossi Testa
... Roberto Rossi Testa
domenica 19 luglio 2009
Una lunga storia quasi d'amore
[epilogo di “Una lunga storia quasi d’amore”]
L’unico senso che posso trovare al non-amore da parte dell’uomo con la brucola è che se avessimo avuto una relazione, non avrei potuto concludere la mia lunga storia quasi d’amore con Sami.
Non sarei potuta andare a prenderlo mercoledì sera in albergo, il quindiciluglioduemilanove, a via Cavour. Arrivare lì dopo un passaggio fugace alla Libreria Flexi a prendere una bottiglia freschissima di Anarkos Rosé, con Gualtiero che ha appena finito di leggere il mio racconto e mi dice “non puoi bere con Sami in un bicchiere di plastica” e mi da due calici in vetro con la base rossa, eleganti e minuti, che temo di spezzare solo col tremore delle mie mani.
Monica Mazzitelli
L’unico senso che posso trovare al non-amore da parte dell’uomo con la brucola è che se avessimo avuto una relazione, non avrei potuto concludere la mia lunga storia quasi d’amore con Sami.
Non sarei potuta andare a prenderlo mercoledì sera in albergo, il quindiciluglioduemilanove, a via Cavour. Arrivare lì dopo un passaggio fugace alla Libreria Flexi a prendere una bottiglia freschissima di Anarkos Rosé, con Gualtiero che ha appena finito di leggere il mio racconto e mi dice “non puoi bere con Sami in un bicchiere di plastica” e mi da due calici in vetro con la base rossa, eleganti e minuti, che temo di spezzare solo col tremore delle mie mani.
Monica Mazzitelli
Un amico vero
“Ho perduto anzitutto un amico” disse lo scrittore alla folla che gremiva la chiesa. “Amici così ne incontri uno, al massimo due in tutta la vita. Lo frequentavo dai tempi del liceo… Io ho avuto la fortuna di condividere con lui i momenti più belli della mia carriera. Non è vero che il successo ammazza il sentimento, che ti allontana dai valori autentici, quelli di sempre per cui vale davvero la pena affrontare l’avventura tragicomica che ci è toccata in sorte. No. Questo lo pensano gli invidiosi, e l’invidia è una brutta bestia, ti toglie il sonno, la serenità… la pace. Era uomo di pace F. G., convinto, determinato. La sua militanza non fu soltanto letteraria, per lui arte e vita erano la stessa cosa. Scrivere un libro sarebbe stato inutile senza avere la possibilità di vivere in prima persona quelle ferite che lui come pochi altri al mondo riusciva a raccontare. Libano Bosnia Afghanistan Iraq Georgia… Il suo bagaglio era pronto a qualsiasi ora del giorno e della notte, non vi era guerra che non andasse a toccare con mano, prima di raccontarla. Rimase più volte ferito, si salvò per miracolo quella volta che vide un kamikaze lasciarsi esplodere davanti a lui, e una scheggia gli entrò nella coscia sfiorando l’arteria femorale.
Pasquale Giannino
Pasquale Giannino
sabato 18 luglio 2009
Vestiti che usciamo
Oggi ho cominciato a parlarle. Non mi piace parlare, è una fatica. Lo faccio solo con lei, quando mi accorgo che non mi capisce. Io e Paolina ci capiamo al volo diversamente. Avevo visto che è una bella giornata, non piove e non tira troppo vento e così se lei avesse voluto…Io mi annoio ad uscire solo con Paolina, facciamo sempre le stesse cose, lo stesso tragitto e il più delle volte torniamo a casa senza prede. La semplice osservazione di lumache e insetti dopo un po’ stanca. Quando lei esce con noi, invece, possiamo aiutarla a fare lavori interessanti e la nostra erba torna rigogliosa, dopo che lei ci ha messo un po’ d’acqua.
Pamela Canali
Pamela Canali
Ad Afròdita
Dionigi di Alicarnasso (I° secolo a. C.), sia benedetto il suo nome, nel cap. XXIII, §§114 sgg, del suo Περὶ συνθέσεως ὀνομάτων (Perì sunthéseōs onomàtōn, sulla composizione delle parole) riporta per intero soltanto una poesia di Saffo, come esempio mirabile di grazia e levigatezza. Si tratta del famosissimo Inno ad Afrodite: Saffo chiama la dea al suo fianco affinché l’aiuti in una conquista amorosa. Io vi propongo qui tre più una traduzioni in italiano e il testo greco originale. Aggiungo soltanto che il tema del forzare qualcuno all’amore è ricorrente nella tradizione letteraria greca, valga per tutti l’esempio dell’Ippolito di Euripide, nel quale la protagonista femminile, l’infelice Fedra, è costretta da Afrodite (sempre lei), che arde di vendetta, a ardere d’amore per il figliastro Ippolito. Ma quel che qui conta è il fatto che questo tema dia occasione a Saffo di scrivere una lirica di limpidezza e passione raramente raggiunte.
Antonio Sparzani
Antonio Sparzani
giovedì 16 luglio 2009
Babbeo motel
babbeo motel credere all’amore
mugghia la ghirlanda il dolo del fiore che le smuore
gloria di dio dicono
a dio coronano dio
nel guano senza fosso
di dar paura all’angelo.
Marina Pizzi
mugghia la ghirlanda il dolo del fiore che le smuore
gloria di dio dicono
a dio coronano dio
nel guano senza fosso
di dar paura all’angelo.
Marina Pizzi
Gli acquerelli di Hitler
... E allora, qui, davanti a questi attestati di un sentimento prossimo alla stima e alla gratitudine, ci si dovrebbe sentire, come dire, lusingati, orgogliosi, no? Si è data voce a emozioni, esperienze altrimenti inespresse, si sono trovate le parole per chi ne aveva bisogno e ha magari lungamente cercato. Il dispositivo mimetico del testo letterario.
In realtà, faccio fatica a tenerla seria, la faccia. Concepire, scrivere, pubblicare un libro di narrativa è una fissazione da megalomani. Roba da impostori, da usurpatori di buoni sentimenti, da gente che non sa frenare un impulso smisurato e fuori luogo. L’ho sospettato da quando ho preso a leggere per abitudine, ora lo so con certezza. Di mio ho aggiunto presunzione e dilettantismo, come avevo scritto, dopo un lungo esitare, a chi poteva dare un buon consiglio, nel giugno (ancora giugno! mese fatidico) di due anni fa, quando nacque l’idea di rendere pubblico – quasi extrema ratio – il… che cosa? Il mio testo, quello che non era il prodotto di lavoro regolarmente ricompensato, quello per cui avevo sottratto tempo e altre risorse preziosissime alle Cose Davvero Importanti:
Roberto Plevano
In realtà, faccio fatica a tenerla seria, la faccia. Concepire, scrivere, pubblicare un libro di narrativa è una fissazione da megalomani. Roba da impostori, da usurpatori di buoni sentimenti, da gente che non sa frenare un impulso smisurato e fuori luogo. L’ho sospettato da quando ho preso a leggere per abitudine, ora lo so con certezza. Di mio ho aggiunto presunzione e dilettantismo, come avevo scritto, dopo un lungo esitare, a chi poteva dare un buon consiglio, nel giugno (ancora giugno! mese fatidico) di due anni fa, quando nacque l’idea di rendere pubblico – quasi extrema ratio – il… che cosa? Il mio testo, quello che non era il prodotto di lavoro regolarmente ricompensato, quello per cui avevo sottratto tempo e altre risorse preziosissime alle Cose Davvero Importanti:
Roberto Plevano
mercoledì 15 luglio 2009
Provocazione ... 119
... Entro e trovo una persona molto più giovane, mai vista prima.“Buongiorno, vengo a ritirare un Omega d’oro portato martedì scorso a revisionare. Il titolare non c’è?”“Guardi, mio padre è mancato. Giusto mercoledì scorso appena alzato, alle sette e mezza come tutte le mattine , stava controllando la grande pendola nell’ingresso di casa, quando quella d’un tratto gli è rovinata addosso. Data la mole l’ha schiacciato, è morto sul colpo. Non si è capito come sia potuto accadere, ma è accaduto.”
.... Roberto Rossi Testa
.... Roberto Rossi Testa
Il cappellino di Aretha Franklin
... Sei il solito cretino che crede di poter cambiare il mondo.
Perché adesso aveva questo bikini mignon, micro, ultralight.
Siccome ce lo avevano anche le napoletane, due ombrelloni più in là, Elena ci si era coperta senza nemmeno domandargli cosa ne pensasse.
Per non dire delle tricheche, giù in fondo, che dovevano essere in una delle case che danno sulla spiaggia, perché erano sempre senza ombrellone, e spesso senza reggiseno.
Lo portano anche le tricheche, aveva detto Elena.
Le aveva battezzate così per il modo ozioso e beato con cui si giravano e rigiravano sotto il sole, come una colonia di elefanti marini.
.... Patrizia Perlingieri
Perché adesso aveva questo bikini mignon, micro, ultralight.
Siccome ce lo avevano anche le napoletane, due ombrelloni più in là, Elena ci si era coperta senza nemmeno domandargli cosa ne pensasse.
Per non dire delle tricheche, giù in fondo, che dovevano essere in una delle case che danno sulla spiaggia, perché erano sempre senza ombrellone, e spesso senza reggiseno.
Lo portano anche le tricheche, aveva detto Elena.
Le aveva battezzate così per il modo ozioso e beato con cui si giravano e rigiravano sotto il sole, come una colonia di elefanti marini.
.... Patrizia Perlingieri
lunedì 13 luglio 2009
A Pirro
di Quinto Orazio Flacco
Tra le più conosciute delle Odi di Orazio, quella dedicata a Pirra (Lib. I, 5). Pirra me la immagino un po’ come Charlize Theron. Pirra è una delle creature che hanno fatto sognare, e terrorizzato, schiere di impacciati liceali, una donna sensuale, voluttuosa, non una fatalona. È capace di trasporti infantili e capricciosisimi e micidiali rifiuti. Questo tocca corde anche extra-testuali, se vogliamo… il tema della donna infedele… ouch! un’esperienza difficilmente evitabile, se si vive almeno un po’ (la cosa vale anche in senso figurato). Orazio canta gesti di fulminante erotismo: il riannodare della chioma (evidentemente dopo essere stata sciolta), l’unica azione compiuta da Pirra, forse solo immaginata, vale mille immagini.La forza di questa lirica sta per me nel trattamento dei temi relativi agli elementi. Terra, acqua, aria: gli elementi sono infidi: il corpo della donna è figurativamente l’omphalos dell’orbe. Il potere della donna è quello della natura: la grotta, la tempesta di mare, venti neri e arie traditrici. Ogni verso abbonda di dispositivi retorici. Colpisce l’espressione aspera nigris aequora ventis, quattro parole per descrivere in ogni senso senso la bufera, col forte valore metonimico di nigris e l’indeterminatezza di aspera riferita alla distesa d’acque. Me ne ricordo ogni volta che metto piede su qualcosa di galleggiante.
Tra le più conosciute delle Odi di Orazio, quella dedicata a Pirra (Lib. I, 5). Pirra me la immagino un po’ come Charlize Theron. Pirra è una delle creature che hanno fatto sognare, e terrorizzato, schiere di impacciati liceali, una donna sensuale, voluttuosa, non una fatalona. È capace di trasporti infantili e capricciosisimi e micidiali rifiuti. Questo tocca corde anche extra-testuali, se vogliamo… il tema della donna infedele… ouch! un’esperienza difficilmente evitabile, se si vive almeno un po’ (la cosa vale anche in senso figurato). Orazio canta gesti di fulminante erotismo: il riannodare della chioma (evidentemente dopo essere stata sciolta), l’unica azione compiuta da Pirra, forse solo immaginata, vale mille immagini.La forza di questa lirica sta per me nel trattamento dei temi relativi agli elementi. Terra, acqua, aria: gli elementi sono infidi: il corpo della donna è figurativamente l’omphalos dell’orbe. Il potere della donna è quello della natura: la grotta, la tempesta di mare, venti neri e arie traditrici. Ogni verso abbonda di dispositivi retorici. Colpisce l’espressione aspera nigris aequora ventis, quattro parole per descrivere in ogni senso senso la bufera, col forte valore metonimico di nigris e l’indeterminatezza di aspera riferita alla distesa d’acque. Me ne ricordo ogni volta che metto piede su qualcosa di galleggiante.
Convulsioni
Filippo Betto, Convulsioni, Bompiani
In Italia, si sa, i libri durano poco, pochissimo, niente. Fagocitati da scaffali selettivi, adombrati dalle classifiche, e infine destinati, nel migliore dei casi, a confondersi fra le pile scomposte di magazzini e bancarelle, le centinaia di titoli pubblicati ogni giorno finiscono presto nel dimenticatoio, trasformati in corpi inerti, solitari, brossure fantasma che possono solo più sperare nella benevolenza di lettori-archeologi in cerca di nutrimenti anche tra le imperfette geografie dell’oblio. Fa parte del gioco, va bene, provare angoscia di fronte al dissolvimento di romanzi invenduti può apparire stupido, infantile, comunque ingenuo. Sono regole severe, per certi versi ingiuste, ma spietatamente applicabili a molti altri aspetti del mondo, della vita, del nostro essere naturalmente votati alla vanificazione.
... recensione di Ade Zeno
In Italia, si sa, i libri durano poco, pochissimo, niente. Fagocitati da scaffali selettivi, adombrati dalle classifiche, e infine destinati, nel migliore dei casi, a confondersi fra le pile scomposte di magazzini e bancarelle, le centinaia di titoli pubblicati ogni giorno finiscono presto nel dimenticatoio, trasformati in corpi inerti, solitari, brossure fantasma che possono solo più sperare nella benevolenza di lettori-archeologi in cerca di nutrimenti anche tra le imperfette geografie dell’oblio. Fa parte del gioco, va bene, provare angoscia di fronte al dissolvimento di romanzi invenduti può apparire stupido, infantile, comunque ingenuo. Sono regole severe, per certi versi ingiuste, ma spietatamente applicabili a molti altri aspetti del mondo, della vita, del nostro essere naturalmente votati alla vanificazione.
... recensione di Ade Zeno
sabato 11 luglio 2009
L'America
Rosso.
Pizzo rosso.
Un’inutile reggiseno di pizzo rosso.
7 : 30 cioccolato sul fuoco, fonde. Reggiseno di pizzo rosso, tanga trasparente con orsetti sorridenti.
7 : 40 cioccolato fuso equamente diviso sull’impotente corpo.
7 : 45 ansiosa solitudine, fragole generosamente distribuite sull’ampia massa.
7 : 55 ultimi preparativi: scarsi capelli, tinti di rosso, vengono cinti da coroncina rosa.
Sempre più impaziente l’abbondante corpo si aggira per l’alloggio, lasciando evidenti tracce del suo passaggio, panna montata viene distribuita su petto e linguine.
Focosamente atteso, l’ospite si lascia aspettare.
Rumore di unghie mangiucchiate, di inquieti sospiri.
Fine della travagliata attesa.
Fulvio, uomo medio: sposato, divorziato, risposato, 2 figli, dipendente aziendale.
L’ampia massa viene subito circumnavigata da sguardi frementi.
Ultimi ritocchi.
Il gioco ha inizio.
... Johanna Combi
Pizzo rosso.
Un’inutile reggiseno di pizzo rosso.
7 : 30 cioccolato sul fuoco, fonde. Reggiseno di pizzo rosso, tanga trasparente con orsetti sorridenti.
7 : 40 cioccolato fuso equamente diviso sull’impotente corpo.
7 : 45 ansiosa solitudine, fragole generosamente distribuite sull’ampia massa.
7 : 55 ultimi preparativi: scarsi capelli, tinti di rosso, vengono cinti da coroncina rosa.
Sempre più impaziente l’abbondante corpo si aggira per l’alloggio, lasciando evidenti tracce del suo passaggio, panna montata viene distribuita su petto e linguine.
Focosamente atteso, l’ospite si lascia aspettare.
Rumore di unghie mangiucchiate, di inquieti sospiri.
Fine della travagliata attesa.
Fulvio, uomo medio: sposato, divorziato, risposato, 2 figli, dipendente aziendale.
L’ampia massa viene subito circumnavigata da sguardi frementi.
Ultimi ritocchi.
Il gioco ha inizio.
... Johanna Combi
Protetti e non
Piccola anima smarrita e soave,
compagna e ospite del corpo,
ora t’appresti e scendere in luoghi
incolori, ardui, spogli,
ove non avrai più gli svaghi consueti.
Sono stata alla Villa Adriana a Tivoli, colta da sensazioni sublimi davanti al sogno di bellezza, fattosi pietra nelle tozze mani degli schiavi.
Il celebre canopo, pensato e costruito con l’unico scopo di fare godere dei riflessi di luce danzanti sulla superficie dell’acqua. Cammino tra uliveti e rovine, protetta dagli enormi ombrelli sempreverdi dei pini mediterranei.
Esagerazioni, inquietudini, solitudini, brevi pacificazioni – tutte mie e non mie. Secoli e uomini sono passati con passo pesante o auf Taubenfüßen e pian piano le piante e gli alberi si sono ripresi ciò che appartiene a loro da sempre. Tutta la grandiosità della reggia dell’imperatore del mondo è ricaduta nel silenzio, animato solo dall’eterno canto delle cicale – lontano, incomprensibile, stordente e seducente.
Beata la finitudine delle opere umane.
Le Domande di un operario pensante di Brecht.
... Stefanie Golish
compagna e ospite del corpo,
ora t’appresti e scendere in luoghi
incolori, ardui, spogli,
ove non avrai più gli svaghi consueti.
Sono stata alla Villa Adriana a Tivoli, colta da sensazioni sublimi davanti al sogno di bellezza, fattosi pietra nelle tozze mani degli schiavi.
Il celebre canopo, pensato e costruito con l’unico scopo di fare godere dei riflessi di luce danzanti sulla superficie dell’acqua. Cammino tra uliveti e rovine, protetta dagli enormi ombrelli sempreverdi dei pini mediterranei.
Esagerazioni, inquietudini, solitudini, brevi pacificazioni – tutte mie e non mie. Secoli e uomini sono passati con passo pesante o auf Taubenfüßen e pian piano le piante e gli alberi si sono ripresi ciò che appartiene a loro da sempre. Tutta la grandiosità della reggia dell’imperatore del mondo è ricaduta nel silenzio, animato solo dall’eterno canto delle cicale – lontano, incomprensibile, stordente e seducente.
Beata la finitudine delle opere umane.
Le Domande di un operario pensante di Brecht.
... Stefanie Golish
venerdì 10 luglio 2009
L'ultima recita
... È l’arrivo di tutti quanti: il padre di Alfredo, la serva Annina, anche il dottor Grenvil. Quello della partenza era solo un espediente. Violetta non voleva morire sola. Ma con chi l’amava davvero.
“Tra le braccia io spiro di quanti ho cari al mondo”.
Se ne rendono conto tutti. E non v’è nulla da fare.
Arriva il momento più terribile e lancinante per me. La consegna del ritratto ad Alfredo. Se lo toglie dal petto. Un suono lugubre. Cupo. Il tempo di una marcia funebre. Padre e figlio non riescono ad accettare quella cruda verità terrena. Ma è troppo tardi.
Si aprono gli archi, con quel tempo in sottofondo, nel disegnare il desiderio di Violetta che invita Alfredo a rifarsi una vita. A sposarsi con “una pudica vergine degli anni suoi nel fiore”. La rabbia si trasforma in rassegnazione. Dolore. Accettazione di un destino inesorabile. Che Iddio l’accompagni!
Un suono flebile. È il primo violino. Emerge dal silenzio il tema di Alfredo. Violetta sente di stare meglio. No, crede. Tutti i dolori sembrano scomparsi. All’improvviso. Come nella realtà. Tantissimi malati in fin di vita provano negli ultimi momenti un decisivo miglioramento. Prima del precipizio.
... Achille Maccapani
“Tra le braccia io spiro di quanti ho cari al mondo”.
Se ne rendono conto tutti. E non v’è nulla da fare.
Arriva il momento più terribile e lancinante per me. La consegna del ritratto ad Alfredo. Se lo toglie dal petto. Un suono lugubre. Cupo. Il tempo di una marcia funebre. Padre e figlio non riescono ad accettare quella cruda verità terrena. Ma è troppo tardi.
Si aprono gli archi, con quel tempo in sottofondo, nel disegnare il desiderio di Violetta che invita Alfredo a rifarsi una vita. A sposarsi con “una pudica vergine degli anni suoi nel fiore”. La rabbia si trasforma in rassegnazione. Dolore. Accettazione di un destino inesorabile. Che Iddio l’accompagni!
Un suono flebile. È il primo violino. Emerge dal silenzio il tema di Alfredo. Violetta sente di stare meglio. No, crede. Tutti i dolori sembrano scomparsi. All’improvviso. Come nella realtà. Tantissimi malati in fin di vita provano negli ultimi momenti un decisivo miglioramento. Prima del precipizio.
... Achille Maccapani
Forse
... L’unica cosa che sa è che si sente solo, contagiato da un veleno. Deve fare affidamento a null’altro che alle sue forze. Lui, che fin da quando è entrato nell’età della ragione si è percepito essenzialmente come un malato, per essere qualcuno di diverso ha a disposizione solo se stesso. Non si conosce altrimenti, e nessuno può conoscerlo meglio di lui. No, nessuno ha il diritto di intervenire. Compirebbe una violenza. Solo Alberto conosce Alberto. Per questo, comunicare, secondo lui, significa perdere se stessi, venire derisi, rivelarsi incapaci di stare al mondo. Ecco che cosa penserebbero di Alberto. Egli non ha in sé la minima forza per sopportare l’opinione altrui, per entrare in relazione con qualcuno. È ingabbiato nella roccaforte della sua anima, incastrato nel suo stesso pensiero, a contatto con forme, luoghi, volti, tempi del tutto nuovi, e perciò estranei ed inquietanti.
... Andrea Sartori
... Andrea Sartori
mercoledì 8 luglio 2009
De profundis
“[…]Un giorno, quando la storia del mondo costituirà un ciclo chiuso (così come oggi la storia della Grecia e quella di Roma) tutto il secolare travaglio che noi appunto chiamiamo storia apparirà come il miserabile risultato della perpetua e costante volontà di vivere dell’uomo tradizionale. Sarà questa una visione a posteriori che corrisponderà a quella che a priori hanno avuto i profeti lontani: visione piatta e uniforme nella quale scompariranno i rilievi dei fatti, come i volti dei dannati nelle bolge dell’inferno di Dante. Allora i fatti stessi perderanno ogni interesse (nel qual senso è profonda l’intuizione dei rivoluzionari russi, che bandirono dalle loro scuole lo studio della storia): e i giorni che noi abbiamo vissuto si trasmetteranno nel ricordo delle generazioni come quelli di un altro e più giusto diluvio, che sommerse per sempre il vecchio uomo e l’arca dove egli aveva tentato di rifugiarsi.
Salvatore Satta
Salvatore Satta
Un dio
... Ora il rumore non c’è più, la nuvola è dissolta. Mi chiedo se in uno spazio e un tempo che non riesco a decifrare ci sia il Dio delle ustioni che guarisce ogni ferita, o solo il dio dei carrelli difettosi, sempre pronto a incenerirti, col pretesto di una manciata di numeri importanti.
Fabrizio Centofanti
Fabrizio Centofanti
domenica 5 luglio 2009
Provocazione ... 42
Cocca Birba è una gallinella bianca, filosofa itinerante. È convinta d’essere apprezzata per le idee che espone con fervore e non per le uova né per le carni, che in un giono non lontano allieteranno una mensa festiva. In questo assomiglia molto alla sua amica Elle, che in cambio di nulla le dà un riparo e la nutre. Anche Elle è convinta d’essere stata ambita non per la sua eleganza e avvenenza, ma per la sua intelligenza e facondia. Naturalmente sbaglia, come le fa notare Erre, l’unico che invece di telefonarle di tanto in tanto le sta vicino sempre, innamorato dei suoi ricordi struggenti e del suo forte carattere.
Roberto Rossi Testa
Roberto Rossi Testa
Provocazione ... 41
... Ma nella vita le cose, in specie quando si tratti di persone e di eventi complessi, non funzionano quasi mai in questa maniera.
In generale l’entropia cresce inarrestabile, il destino delle migliori volontà e delle fatiche più grandi è di finire frustrate.
E quando al termine del viaggio si giunge in qualche luogo che forse è casa, non la si riconosce per tale, oppure, così sembra, è lei a non riconoscere noi.
Ma questo può dipendere dal fatto che siamo noi stessi a non (ri)conoscerci, e che scambiamo i gesti di benvenuto o bentornato per gesti di ripulsa, e l’abbraccio che accoglie per stretta che stritola.
Roberto Rossi Testa
In generale l’entropia cresce inarrestabile, il destino delle migliori volontà e delle fatiche più grandi è di finire frustrate.
E quando al termine del viaggio si giunge in qualche luogo che forse è casa, non la si riconosce per tale, oppure, così sembra, è lei a non riconoscere noi.
Ma questo può dipendere dal fatto che siamo noi stessi a non (ri)conoscerci, e che scambiamo i gesti di benvenuto o bentornato per gesti di ripulsa, e l’abbraccio che accoglie per stretta che stritola.
Roberto Rossi Testa
venerdì 3 luglio 2009
Emily Dickinson
712
Poiché non potevo fermarmi per la Morte -
Lei gentilmente si fermò per me -
La Carrozza non portava che Noi Due -
E l'Immortalità -
Procedemmo lentamente - non aveva fretta
Ed io avevo messo via
Il mio lavoro e il mio tempo libero anche,
Per la Sua Cortesia -
Oltrepassammo la Scuola, dove i Bambini si battevano
Nell'Intervallo - in Cerchio -
Oltrepassammo Campi di Grano che ci Fissava -
Oltrepassammo il Sole Calante -
O piuttosto - Lui oltrepassò Noi -
La Rugiada si posò rabbrividente e Gelida -
Perché solo di Garza, la mia Veste -
La mia Stola - solo Tulle -
Sostammo davanti a una Casa che sembrava
Un Rigonfiamento del Terreno -
Il Tetto era a malapena visibile -
Il Cornicione - nel Terreno -
Da allora - sono Secoli - eppure
Li avverto più brevi del Giorno
In cui da subito intuii che le Teste dei Cavalli
Andavano verso l'Eternità -
Poiché non potevo fermarmi per la Morte -
Lei gentilmente si fermò per me -
La Carrozza non portava che Noi Due -
E l'Immortalità -
Procedemmo lentamente - non aveva fretta
Ed io avevo messo via
Il mio lavoro e il mio tempo libero anche,
Per la Sua Cortesia -
Oltrepassammo la Scuola, dove i Bambini si battevano
Nell'Intervallo - in Cerchio -
Oltrepassammo Campi di Grano che ci Fissava -
Oltrepassammo il Sole Calante -
O piuttosto - Lui oltrepassò Noi -
La Rugiada si posò rabbrividente e Gelida -
Perché solo di Garza, la mia Veste -
La mia Stola - solo Tulle -
Sostammo davanti a una Casa che sembrava
Un Rigonfiamento del Terreno -
Il Tetto era a malapena visibile -
Il Cornicione - nel Terreno -
Da allora - sono Secoli - eppure
Li avverto più brevi del Giorno
In cui da subito intuii che le Teste dei Cavalli
Andavano verso l'Eternità -
Le immagini del vento
le immagini del vento
sono queste terre rase
questa luce che è mondo
e un nulla.
gli occhi e le ossa
sono lo stesso mistero:
la vita cade sulla vita
si nasce sempre
e ai morti
anche la morte è finzione
Nadia Augustoni
sono queste terre rase
questa luce che è mondo
e un nulla.
gli occhi e le ossa
sono lo stesso mistero:
la vita cade sulla vita
si nasce sempre
e ai morti
anche la morte è finzione
Nadia Augustoni
mercoledì 1 luglio 2009
Un'intervista impossibile
“Ogni mattina imponetevi di contraddire il progetto o programma che la vostra vita passata v’ispira. Fate esattamente il contrario di tutto ciò che il grande Albergo, il Baedecker, i vostri amici, la temperatura della giornata, il paesaggio, i vostri bagagli, il vostro denaro, le vostre comodità e tutti i vostri gusti vi impongono di fare. Sarà naturalmente in voi il desiderio di rimanere soli più lungamente possibile. Ma dovunque vi sono importuni e folle opprimenti!”
F.T.Marinetti, Scatole d’amore in conserva, 1927
... di Marilena Lucente
F.T.Marinetti, Scatole d’amore in conserva, 1927
... di Marilena Lucente
Tatic Ruiz
Quando, il 1° gennaio 1994 esplose l’insurrezione zapatista, la prima preoccupazione del governo messicano e dei latifondisti del Chiapas fu di delegittimarla, rifiutando di riconoscerla come mobilitazione autonoma degli indigeni, e cercando invece “chi c’era dietro”. Questa lettura dei fatti doveva distrarre l’attenzione dell’opinione pubblica dai problemi reali della fame, dell’oppressione, dell’emarginazione, della morte, che erano all’origine dell’insurrezione, per ridurla invece a un’esplosione di violenza e di illegalità, provocata e diretta da agenti esterni.
... Giulio Girardi
... Giulio Girardi
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