mercoledì 28 aprile 2010

Il romanzo

Il Cardinal *** convocò don Davide tramite la sua segreteria. Il prete, come sempre in questi casi, ebbe un sussulto. Fece una rapida anamnesi per ricondurre alla memoria eventi che potessero risultare sgraditi alle gerarchie ecclesiastiche, ma gli parve di non trovare nulla. Quella mattina nevicava: un caso prezioso e raro per il luogo in cui viveva, ma avvertì solo un ulteriore impedimento per la sua serenità. Liberò l’utilitaria dalla pellicola che la ricopriva come uno strato friabile di ovatta e partì alla volta della Curia. Il tragitto gli sembrò più lungo e il traffico più intenso, ma ormai era perfettamente consapevole delle impennate spazio-temporali in corrispondenza dei rendez vous ecclesiastici e provò a pensare ad altro. La pioggia, sempre fastidiosa, sgombrava la strada dai questuanti che rallentavano il fiume già insopportabilmente lento delle macchine.

Freud

Proseguiamo la perlustrazione delle sette stanze, soffermandoci su quella occupata dalla critica freudiana. Il padre della psicanalisi non ha dato indicazioni precise su un’applicazione della teoria alle opere d’arte: si è limitato ad appunti che i critici hanno interpretato o ampliato, a seconda dei casi. Interessante il paragone, cui Freud allude, tra poesia e fantasie isteriche, per quanto poco gratificante per la dignità del poeta. La rimozione e la conseguente produzione di un sintomo, come rappresentazione sostitutiva, avvia la trasmissione del messaggio secondo codici diversamente decifrabili. La riflessione è cangiante; lo studioso fa appello ai giochi infantili: gli adulti reprimono la comunicazione delle loro fantasie, destinate a rimanere ignote se i pazienti non fossero invitati a raccontarle. L’alternativa è costituita da barriere che favoriscono l’utilizzo di una maschera, di un velo. Il pensiero di Freud oscilla tra la fantasia vincolata al vissuto del soggetto e un’attività combinatoria in cui si fondono dati esperienziali e frammenti di cose solo udite. Su questo s’innesta la funzione del poeta: il sognatore a occhi aperti produce fantasie di cui spesso si vergogna; il poeta interviene a tradurre le cose innominabili in una lingua segreta e seducente, capace di addolcire, da una parte, e di forgiare, dall’altra, forme sempre fascinose, esorcistiche rispetto a fantasie eccessivamente personali, per favorire la ricezione del lettore.

giovedì 15 aprile 2010

Petrolio

Un matrimonio riuscito
Sono parole che Gianmarco Moratti pronuncia durante un convegno e che aprono concettualmente il documentario Oil-petrolio di Massimiliano Mazzotta (1), il quale, tra il 2007 e il 2008, si reca in Sardegna per documentare come vivono i sarrochesi da quando è stata impiantata l’industria petrolchimica. Camera in spalla, come si suole dire, il regista, insieme ai suoi collaboratori, privo di sponsor e in totale autonomia, effettua tre lunghi sopralluoghi e comincia a girare. Il risultato è talmente inquietante da indurre la famiglia Moratti a intentare una causa per diffamazione per bloccarne la diffusione.

Gli occhi di Caino

Interrompo il resoconto sulle sette stanze per riferire di un libro giunto da Milano: un’edizione assai piacevole, con sovraccoperta bordeaux e segnalino di identico colore. Eumeswil fa le cose per bene. Nella scrittura si entra a poco a poco: all’inizio fatichi a decifrare persone e situazioni, distribuite in capitoli rapidi alla Kundera: poi, ogni pagina aggiunge il tassello che mancava, i volti diventano più chiari, la trama prende corpo coinvolgendoti al di là delle tue disposizioni. L’identificazione con il protagonista si realizza presto: è un uomo con le fragilità, le paure e i desideri incisi nella nostra carne; in lotta con i mostri, come Padre Juan de Sahagun, che riesce a dominarli con una formula semplice: Tente necio!, fermati bestia!, – grida al toro che getta nel terrore i malcapitati in cui s’imbatte per la strada.

martedì 13 aprile 2010

Dieci

... Altre, invece, ti senti a casa all’improvviso, come se nulla fosse stato. E allora ricominci, pensando a quella volta che li hai amati fino in fondo, li hai amati davvero. Forse hai solo sognato di andartene, di lasciarli tutti, di ricominciare. Ecco, sei sveglio, tra le mani hai un filo di perle di campagna, di legno scuro, da contare lentamente, dieci alla volta, fino alla fine del mondo.
Fabrizio Centofanti

L'eremita

L’unica debolezza in cui l’eremita era incorso quando aveva deciso di ritirarsi nel deserto era stata quella di condurre con sé la sua cagna prediletta.

I pochi, indispensabili oggetti d’uso che si era portato appresso (qualche utensile, qualche vestito) non erano stati per lui fonte di alcuna preoccupazione‚ di alcun attaccamento particolare. Di giorno in giorno li vedeva logorarsi, andare letteralmente in pezzi, in brandelli; e nondimeno rimaneva impassibile, anzi quello spettacolo gli procurava una contenuta gioia, perché tale consunzione era segno che il premio era vicino. Gli stessi sintomi di decadenza osservava nella propria persona, specchiandosi in uno stagno poco lontano dalla sua spelonca, quando andava ad attingervi qualche sorsata d’acqua amara; ed anche in questo caso durava fatica a contenersi, a non sorridere di soddisfazione, a non avere moti di compiacimento.

L’unico suo cruccio, si diceva, era rappresentato da quella cagna.