sabato 7 febbraio 2009

Il profeta cieco

Gramsci studia la profezia in due «tempi bui»: nell’aprile 1918 (*Sotto la Mole*, Einaudi, Torino 1975, pp. 392-393) e nel terzo anno di carcere, con il Quaderno 4 e con la lettera a Tatiana del 21 settembre 1931. I dati sono sempre gli stessi: il cieco Tiresia e i personaggi danteschi, la storia recente, la poesia popolare e il valore della poesia. Nel 1918 il problema è già chiaro: due bambini diventati ciechi, dopo aver predetto la fine della guerra, sembrano Tiresia, cieco e credibile, e Cassandra, vedente ma non creduta. E Dante incontra due dannati nel canto X dell’*Inferno*. Uno, Cavalcante, chiede: *e mio figlio, Guido, il tuo amico, perché non ti accompagna?* Dante risponde con un verbo al passato: *egli ebbe*. Cavalcante fa il ragionamento più semplice: azione conclusa, figlio morto. Crede di capire e crolla: il figlio è morto, il padre tace e non si alza, come se fosse morto un’altra volta.

.... Massimo Sannelli

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