L’unica debolezza in cui l’eremita era incorso quando aveva deciso di ritirarsi nel deserto era stata quella di condurre con sé la sua cagna prediletta.
I pochi, indispensabili oggetti d’uso che si era portato appresso (qualche utensile, qualche vestito) non erano stati per lui fonte di alcuna preoccupazione‚ di alcun attaccamento particolare. Di giorno in giorno li vedeva logorarsi, andare letteralmente in pezzi, in brandelli; e nondimeno rimaneva impassibile, anzi quello spettacolo gli procurava una contenuta gioia, perché tale consunzione era segno che il premio era vicino. Gli stessi sintomi di decadenza osservava nella propria persona, specchiandosi in uno stagno poco lontano dalla sua spelonca, quando andava ad attingervi qualche sorsata d’acqua amara; ed anche in questo caso durava fatica a contenersi, a non sorridere di soddisfazione, a non avere moti di compiacimento.
L’unico suo cruccio, si diceva, era rappresentato da quella cagna.
