mercoledì 17 marzo 2010
Caro Giuseppe
La terza stanza, quella della critica marxista, nasce dalla ribellione allo strapotere di Croce. Qui, forse, l’amico Giuseppe Panella avrà qualcosa da ridire, ma è indubbio che le posizioni del gigante di Pescasseroli risultassero strette ai vari Alicata, Sapegno, Salinari, sia per la rigida distinzione tra poesia e non poesia, sia per un atteggiamento politico non favorevole alle posizioni degli intellettuali di sinistra. Il ricupero del Gramsci dei Quaderni dal carcere e del De Santis, visto come alternativa a Croce, costituì il deposito di armi di cui i ribelli potevano disporre. Si trattava soprattutto di non precipitare dal versante opposto, trasformando l’arte in propaganda di un partito politico, o isolandola nell’involucro inutile della sovrastruttura, ma su tale questione Gramsci era stato molto chiaro, troncando sul nascere qualsiasi aberrazione– anche se non riuscì a sgombrare il campo dall’equivoco del popolare-nazionale, all’origine della chiusura di certa critica marxista di fronte ai prodotti dello sperimentalismo, dell’avanguardia e, drammaticamente, di una letteratura considerata decadente (in perfetta sintonia col Croce).
