mercoledì 17 febbraio 2010
Mio padre mi regalò un ororlogio
Quando mi sono venute le mestruazioni per la prima volta, mio padre mi regalò un orologio. Non venne da me, non chiuse la porta, non mi cinse la spalla per farmi uno di quei discorsi che si vedevano nei telefilm americani. Non disse nulla a tavola, non mi chiese come stavo, se avevo mal di pancia o meno, se mi sentivo strana o del tutto identica a prima, tacque fino al momento dell’orologio. Mia madre lo sapeva. Non glielo avevo mai detto, ma lo stesso lei sapeva che quel momento io lo aspettavo da mesi. Non so se immaginasse la dolcezza di quelle notti in cui mi addormentavo a pancia in giù con la consapevolezza che il mio corpo fosse diverso. Mi sentivo nuova e segreta, e non lo spiegavo a mia madre, perché c’era qualcosa di profondamente compiuto e privato e di solitario e di intimo dentro quella scoperta che faceva il mio corpo, una scoperta a cui era destinato. Non so se le altre ragazze attendano quel momento con la stessa impazienza con cui è capitato a me, non so se custodiscano i nuovi sintomi del loro corpo con la stessa assurda sacralità. A me è capitato questo: sentivo di appartenermi.
