Ehi, mi senti? Lo senti che ti sto parlando? Sono il tuo cuore e sto cercando da tempo di comunicare con te. Cuore nel senso anatomico, non l’anima o la coscienza o quello che s’intende di solito con questa parola.Sono io, e vorrei che tu ora finalmente mi ascoltassi. Credo di averne diritto, visto il modo in cui mi hai trattato.
Io e te non siamo nati insieme. Ci siamo incontrati per lo strano gioco del destino, quando il tuo vero cuore, malato e sfinito per i tuoi stravizi, stava per abbandonarti. Io invece ero giovane e sano. Forte. Fino a poco prima scandivo il tempo senza stancarmi nel petto di un ragazzo di qualche anno più giovane di te.Ci volevamo bene, io e il ragazzo. Lui mi trattava con cura, pur senza pensarci troppo, semplicemente perché amava la vita. Mi teneva in forma perché gli piaceva fare sport: correre, nuotare, giocare a calcio. In questo modo lui si divertiva e al contempo regolava la mia salute e il mio battito, che non faceva mai capricci. Poi, certo, ci pensavano le ragazze a sconvolgere il mio ritmo tranquillo. Quando ne incontrava una che gli piaceva il suo cervello, al quale ero strettamente collegato con una serie di abbracci chimici e neuronali, mi mandava un certo segnale e alè!: iniziavo una danza matta che dava il via ad una serie di piacevolissime conseguenze a catena.
