martedì 2 marzo 2010
Sette stanze
Fu a causa di quest’ultima che lo studioso perse, a mio parere, il senso più complesso dell’opera d’arte, e della poesia in particolare, ostinato a identificarla con l’intuizione pura, mentre sappiamo di quali e quante impurità sia composto anche un solo verso. I suoi discepoli si affannarono a cercare uno spiraglio per uscire dall’impasse, dall’apertura alla storia letteraria di Russo e Binni, alla rivalutazione delle tecniche stilistiche di Petrini e Fubini. Nel disordine della mia stanza, pendo dalla parte di questi ultimi, anche se al primo bisogna riconoscere l’impresa titanica di far quadrare il cerchio dello spirito, con coerenza singolare (dove si vede che la coerenza, forse, non è sempre e soltanto una virtù).
