quell’aria cordiale che ci carezza
e bilancia la mancanza
ascolta l’usignolo che canta e ora cala nel nido
si svegliano i cuori gli uni verso gli altri freddi
nell’inverno più lungo e ulcerato
nei mesi ospedalieri
crollate le borse come piramidi di muschio
muti i merlici sarà la crescita di ogni cosa viva
si gonfieranno i gusci e le gemme
i rami irromperanno nel cielo
i bulbi cocciuti dei ciclamini esploderanno nei boschi.
Si potrà rimettere i piedi a terra
abitare il nostro luogo
fede è sostanza di cose sperate di cose reali e vere
non verseranno acqua come sangue le viti
per tempo potate e colme
non piangeranno le viti e il cielo ferito.
Gabriella Sica da "Le lacrime delle cose"
