Pioggia sempre in agguato nel mese di maggio.
In una lurida città di porto, un magazzino di scarpe usate.
Appese al cornicione tutte le scarpe usate, ciascuna
con i suoi tacchi consunti, il cuoio lacero, tutte riparate fino all’inverosimile,
roba ormai da buttare, irrimediabile.
Modelli raffinati, così conciati da farti star male,
scarponi di gomma fuori moda,
scarpe da studente ricoperte di pezze colorate,
stivali che non hanno perso tracce di potere e prestigio, scarpe per bambini,
ognuna a modo suo, attraversando qualche rotta oceanica, ora riuniti qua,
questi vascelli straccioni, tutti stanchi.
Oh, che scenario metaforico è questo.
Eppure cerco di trovare una compagna adatta ai miei piedi.
Sì lo so. Suole di cuoio cotte dal sudore grasso dei piedi di qualcuno
da qualche parte, il dolore di una borchia che spunta.
Sì lo so. Il freddo dell’acqua che s’infiltra, il bisogno di piangere,
le parole di calda compassione che ci commuovono entrambi, che noi,
quelli fuori combattimento, riusciamo a comprendere col cuore.
Mitsuharu Kanedo
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