Piove e ripiove a Catamumba
l’odore è proprio di pioggia clinica a Catamumba,
lampi elettrici, spigoli palmari, ventricoli di cielo – ora
e nel tempo ci chiudiamo
qui dentro, in quello che non viene, mi passa
nell’occhio di vetro l’anima di Murat
in quel lontano 1815 ancora avevo desideri,
un modo umano per farmi inconsistente
nel cadavere di quell’ancora
-poco – stelle mie
vi dirò come fare per il cuore centrare –
Ora conto i giorni dentro un verde strabiliato
un raffronto con un sé dei miei qualunque
in un orto stellare mi ritroverò, a 25 volt – là
a contare le spie ancora accese
proprio qui nel 20025, c’è ancora
un’infanzia, la smania, clitoridi
di Bach e anche fiori di Bach – qui dentro ancora chiuso
le ossa contenute con scarti di più vite
in un solo cervello mai autenticato
del resto non tumulato e non per sempre
è adorato ricordare – piove, piove sempre
a Catamumba e nelle case vicine
una bella troika femminile.
Stelvio di Spigno
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