“Dove lo Spirito non sradica più ma ripianta e cura, io nasco. Dove ha inizio l’infanzia del popolo, io amo”. (René Char)
La poesia davvero odierna, che esprime cioè l’adesso fatale che viviamo, sgorga lì dove lo Spirito ha smesso di distruggere, perché in un certo senso tutto è già stato distrutto. Dove il silenzio si è fatto molto più abissale della caduta dei nostri ultimi detriti mentali. Dove io non ho proprio più parole, neppure di disperazione.
Lì qualcosa come un inverosimile sollievo sembra scendere su di noi, e rispondere.
Dove lo Spirito riprende la parola per rispondermi, io nasco.
E questo dialogo nuziale e natalizio diviene la camera di rianimazione del linguaggio, dove imparo a bene-dire ogni cosa: il cedro e l’eucalipto, la casa e la sorella accanto a me, mia madre, mia moglie, mio figlio, e mio fratello: tutto il creato e il giorno in cui vi sono nato.
Per raggiungere questo luogo in cui lo Spirito mi cura, rispondendo alla mia invocazione, debbo ogni giorno lasciar cadere moltissimi pezzi del castello diroccato della storia e della mia stessa vita, moltissimi discorsi e scorie.
Lo Spirito si dà a chi a tutto rinuncia.
Così, semplice-mente. Così, senza parere.“Dove io mi dimenticai in teTu divenisti pensiero”. (Paul Celan)
.... Marco Guzzi
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