martedì 10 marzo 2009

Dostohegel

Il titolo sembra uno di quei racconti in poche parole che tanto piacciono ultimamente: Dostoevskij legge Hegel in Siberia e scoppia a piangere. In realtà il pianto di Dostoevskij risale ai giorni tra la fine del 1849 e l’inizio del 1850, al momento della sua deportazione in Siberia. Durante la traversata degli Urali, di notte, con le slitte bloccate da una tempesta di neve, lo scrittore si rende conto che il passato è dietro di lui e che ad attenderlo c’è soltanto «il destino misterioso» della Siberia. Piange, perché capisce che nulla sarà più come prima e perché intuisce che è giusto così. Il destino, quando è autentico, è sempre misterioso. Quattro anni più tardi, viene trasferito nell’avamposto di Semipalatinsk, dove stringe amicizia con il procuratore Vrangel. Insieme con lui si dedica alla lettura, tra l’altro, delle opere di Hegel. Che il testo specifico su cui i due si soffermano siano le Lezioni sulla filosofia della storia è una congettura di László F. Földényi, il critico letterario ungherese al quale si deve questa straordinaria meditazione in forma di saggio, ora tradotta da Andrea Rényi per il melangolo.

... recensione di Alessandro Zaccuri

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