giovedì 10 dicembre 2009

Il castagno di Anna Frank

di Nadia Agustoni
Il primo innesto di un ramo dell’albero di castagno che Anna Frank guardava dalla sua finestra è avvenuto in un parco cittadino di Amsterdam. Il castagno sta morendo e gli innesti serviranno a far crescere altri alberi. Altri 150 rami verranno piantati in diversi paesi del mondo in omaggio alla memoria di una ragazzina ebrea morta in un campo di concentramento nazista lasciando nella soffitta dove si nascondeva con la sua famiglia un diario. Quel diario ci ha raccontato la disfatta dell’umanità come pochi libri hanno potuto e saputo fare. Quel tempo, quegli anni, li abbiamo appresi dai racconti orali di testimoni che li hanno vissuti e da libri che ci hanno tramandato storie di gente scomparsa nel nulla e storie di gente uccisa nei luoghi in cui viveva. Come tante fotografie in bianco e nero queste storie ci hanno detto la sofferenza dell’umiliazione e della morte e il miracolo della resistenza. Resistenza, che prima ancora che con le armi, cominciò nella coscienza di adulti, adolescenti e bambini, uomini e donne che non sempre trovarono le parole per dire quello che sentivano.
L’albero di Anna Frank, il vecchio castagno, diventa così un simbolo. Mi piace pensarlo come il segno di un patto con quante più persone possibili. Se l’arcobaleno fu dono divino per sancire un’alleanza con gli uomini dopo il diluvio, ci sia almeno un albero a crescere e a ricordarci che il mondo è di tutti e di ognuno.