domenica 27 dicembre 2009

La poesia di Giancarlo Bianchi

di Giuseppe Panella
La poesia di Giancarlo Bianchi si sostanzia della sua capacità di coniugare emozioni ed afflati di diversa derivazione con la sua vena fondamentale che è quella della ricerca del mistero in direzione religiosa.
Come si può facilmente intendere anche dall’esergo del suo primo testo, la sua prospettiva lirica si muove nella direzione aperta da Mario Luzi (senza però evocare e connettersi alla dimensione più terrestre vista come rifugio vitale espressa anche negli ultimi componimenti di quest’ultimo).
In Bianchi, tuttavia, vi è un’attenzione maggiore alla prospettiva dell’esperienza, esistenziale e sovrana, della comprensione mistica del mondo. La ricerca di qualcosa di più alto, di più elevato, di autenticamente sublime colto a ridosso della bellezza naturale e umano lo spingono a rincorrere visioni estatiche presenti nella dimensione di un Sacro visto come estenuazione e accrescimento delle possibilità della bellezza. Un testo come questo, ad esempio:
“Un solo legame / una sola vita eterna / unisce tutte le cose / onda di vita / forza inesausta, palpitante / nei cieli e negli abissi. / Il silenzio parla / e brilla sulla soglia / del portale di luce”
è significativo di questa prospettiva. La poesia, per Bianchi, è il “portale di luce” al quale attingere per cogliere la complessa ma sostanziale unità del cosmo. La vita non è altro che la sanzione di questo intreccio tra natura e storia, tra realtà umana e prospettiva escatologica.