sabato 26 dicembre 2009

Sono un eroe?

Sono un eroe.Uscire di casa con questo brutto tempo, di notte, all’ora in cui tutta l’umanità, o quasi, invece rientra.O sono pazza?
Nevica.Dal primo pomeriggio viene giù l’iradiddio in batuffoli bianchi, fitti fitti. Fiocchi a bizzeffe, a miliardi, incalcolabili. Gli angeli rifanno i loro cuscini, ne riversano il candido contenuto in terra, su noi piccoli e mortali.Fiocchi multiformi e leggeri, così leggeri che danzano nell’aria gelida e non diresti mai, dai volteggi che fanno, che prima o poi dovranno toccare il terreno. Anche i fiocchi più perfetti e aerodinamici infatti devono arrendersi alla gravità, devono scontare la materialità del suolo. E arrivano, si accomodano, si distendono, ma sono talmente tanti che finiscono uno sull’altro, si ammucchiano, crescono. I centimetri di candore s’innalzano. Prima qualche millimetro, poi un centimetro, due, e nel soffio che stasera non c’è, i centimetri diventano cinque e poi dieci. E poi ancora.Non c’è tregua.
La neve è bella, meravigliosa, un dono del cielo. La vedo scendere precipitosamente rimirandola nel contrasto con i lampioni e le luci colorate di Natale. Affascinata, resto, come sempre. Tuttavia questa notte la neve vorrei tanto limitarmi a guardarla dalla finestra, invece di affrontarla di persona. Vorrei spiarla da dietro le tende, con un fuoco di camino allegro e impertinente alle spalle, mentre tutto intorno a me parla di casa e di cose buone. Vorrei sognare di immensità bianchissime, ma da dentro le mura un po’ meno candide di casa mia.