giovedì 16 luglio 2009

Gli acquerelli di Hitler

... E allora, qui, davanti a questi attestati di un sentimento prossimo alla stima e alla gratitudine, ci si dovrebbe sentire, come dire, lusingati, orgogliosi, no? Si è data voce a emozioni, esperienze altrimenti inespresse, si sono trovate le parole per chi ne aveva bisogno e ha magari lungamente cercato. Il dispositivo mimetico del testo letterario.
In realtà, faccio fatica a tenerla seria, la faccia. Concepire, scrivere, pubblicare un libro di narrativa è una fissazione da megalomani. Roba da impostori, da usurpatori di buoni sentimenti, da gente che non sa frenare un impulso smisurato e fuori luogo. L’ho sospettato da quando ho preso a leggere per abitudine, ora lo so con certezza. Di mio ho aggiunto presunzione e dilettantismo, come avevo scritto, dopo un lungo esitare, a chi poteva dare un buon consiglio, nel giugno (ancora giugno! mese fatidico) di due anni fa, quando nacque l’idea di rendere pubblico – quasi extrema ratio – il… che cosa? Il mio testo, quello che non era il prodotto di lavoro regolarmente ricompensato, quello per cui avevo sottratto tempo e altre risorse preziosissime alle Cose Davvero Importanti:
Roberto Plevano