Piccola anima smarrita e soave,
compagna e ospite del corpo,
ora t’appresti e scendere in luoghi
incolori, ardui, spogli,
ove non avrai più gli svaghi consueti.
Sono stata alla Villa Adriana a Tivoli, colta da sensazioni sublimi davanti al sogno di bellezza, fattosi pietra nelle tozze mani degli schiavi.
Il celebre canopo, pensato e costruito con l’unico scopo di fare godere dei riflessi di luce danzanti sulla superficie dell’acqua. Cammino tra uliveti e rovine, protetta dagli enormi ombrelli sempreverdi dei pini mediterranei.
Esagerazioni, inquietudini, solitudini, brevi pacificazioni – tutte mie e non mie. Secoli e uomini sono passati con passo pesante o auf Taubenfüßen e pian piano le piante e gli alberi si sono ripresi ciò che appartiene a loro da sempre. Tutta la grandiosità della reggia dell’imperatore del mondo è ricaduta nel silenzio, animato solo dall’eterno canto delle cicale – lontano, incomprensibile, stordente e seducente.
Beata la finitudine delle opere umane.
Le Domande di un operario pensante di Brecht.
... Stefanie Golish
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