venerdì 10 luglio 2009

L'ultima recita

... È l’arrivo di tutti quanti: il padre di Alfredo, la serva Annina, anche il dottor Grenvil. Quello della partenza era solo un espediente. Violetta non voleva morire sola. Ma con chi l’amava davvero.
“Tra le braccia io spiro di quanti ho cari al mondo”.
Se ne rendono conto tutti. E non v’è nulla da fare.
Arriva il momento più terribile e lancinante per me. La consegna del ritratto ad Alfredo. Se lo toglie dal petto. Un suono lugubre. Cupo. Il tempo di una marcia funebre. Padre e figlio non riescono ad accettare quella cruda verità terrena. Ma è troppo tardi.
Si aprono gli archi, con quel tempo in sottofondo, nel disegnare il desiderio di Violetta che invita Alfredo a rifarsi una vita. A sposarsi con “una pudica vergine degli anni suoi nel fiore”. La rabbia si trasforma in rassegnazione. Dolore. Accettazione di un destino inesorabile. Che Iddio l’accompagni!
Un suono flebile. È il primo violino. Emerge dal silenzio il tema di Alfredo. Violetta sente di stare meglio. No, crede. Tutti i dolori sembrano scomparsi. All’improvviso. Come nella realtà. Tantissimi malati in fin di vita provano negli ultimi momenti un decisivo miglioramento. Prima del precipizio.
... Achille Maccapani

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