sabato 18 luglio 2009

Ad Afròdita

Dionigi di Alicarnasso (I° secolo a. C.), sia benedetto il suo nome, nel cap. XXIII, §§114 sgg, del suo Περὶ συνθέσεως ὀνομάτων (Perì sunthéseōs onomàtōn, sulla composizione delle parole) riporta per intero soltanto una poesia di Saffo, come esempio mirabile di grazia e levigatezza. Si tratta del famosissimo Inno ad Afrodite: Saffo chiama la dea al suo fianco affinché l’aiuti in una conquista amorosa. Io vi propongo qui tre più una traduzioni in italiano e il testo greco originale. Aggiungo soltanto che il tema del forzare qualcuno all’amore è ricorrente nella tradizione letteraria greca, valga per tutti l’esempio dell’Ippolito di Euripide, nel quale la protagonista femminile, l’infelice Fedra, è costretta da Afrodite (sempre lei), che arde di vendetta, a ardere d’amore per il figliastro Ippolito. Ma quel che qui conta è il fatto che questo tema dia occasione a Saffo di scrivere una lirica di limpidezza e passione raramente raggiunte.

Antonio Sparzani

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