“[…]Un giorno, quando la storia del mondo costituirà un ciclo chiuso (così come oggi la storia della Grecia e quella di Roma) tutto il secolare travaglio che noi appunto chiamiamo storia apparirà come il miserabile risultato della perpetua e costante volontà di vivere dell’uomo tradizionale. Sarà questa una visione a posteriori che corrisponderà a quella che a priori hanno avuto i profeti lontani: visione piatta e uniforme nella quale scompariranno i rilievi dei fatti, come i volti dei dannati nelle bolge dell’inferno di Dante. Allora i fatti stessi perderanno ogni interesse (nel qual senso è profonda l’intuizione dei rivoluzionari russi, che bandirono dalle loro scuole lo studio della storia): e i giorni che noi abbiamo vissuto si trasmetteranno nel ricordo delle generazioni come quelli di un altro e più giusto diluvio, che sommerse per sempre il vecchio uomo e l’arca dove egli aveva tentato di rifugiarsi.
Salvatore Satta
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