venerdì 4 settembre 2009
4.000 ore di web
In queste prime quattromila ore di web ho attraversato mari di dolori e di illusioni, ma anche effimere gioie e solidi legami. Ho scritto parole che svaniranno nella ferraglia del futuro, col rumore di cose che rotolano per strada e nessuno si sente in dovere di raccogliere. Ho visto volti in uploads, sorrisi che venivano da vite molto più segnate dalla cronaca del mondo, perché qui ogni giorno è un insieme di luci che si accendono e si spengono, e un sentimento si forma come un’onda vicino alla battigia. Ho scoperto la musica in real player, come il bambino che rigira tra le mani la prima stilografica. Si chiamava Vincenzo il compagno di banco con la pelikan macchiata nera e verde, invidiata con molta sobrietà, la rassegnazione che si tollera solo nell’infanzia. Ora che so molte più cose di questa macchina infernale, mi viene una preghiera, come quella del naufrago che abbraccia la carcassa e ne avverte l’effimera natura di salvezza intramondana, eppure sempre salvezza, con la gioia puerile delle ginocchia sulla sabbia, del bacio umido mentre l’anima grida:”terra! terra!”.
