martedì 8 settembre 2009

Billie Holiday

di Sergio Pasquandrea
Oddio, proprio felice forse non lo è stata mai, e non sto nemmeno a spiegare il perché. Però mi sono un po’ scocciato di sentir parlare della vita di Billie, dei tormenti di Billie, degli amori infelici di Billie, della voce di Billie ridotta a cartavetrata.
Insomma, mi sono scocciato di vederla ridotta a una Madonnina dei Sette Dolori.Fu una donna sfortunata, ma era anche, e soprattutto, una grandissima artista. Qualcuno dirà che era una grande artista a causa di quella vita; io comincio a pensare che lo sia stata nonostante.E allora provate ad ascoltarla da giovane: qui siamo nel gennaio 1937, Billie non ha ancora compiuto ventitré anni ed è una stella in ascesa nel firmamento del jazz (aveva esordito quattro anni prima). La sua voce è piena, brillante; non ci sono ancora segni del deterioramento che sarebbe cominciato di lì a qualche anno, con l’abuso di alcool e droghe.Insomma, è una Billie diversa, meno drammatica forse, ma non meno intensa. Più pura, direi. Ultimamente, è questa la Billie che mi piace di più.