sabato 19 settembre 2009

Città del sole: 2

Il percorso del sogno diviene più intricato ed oscuro, man mano che ci si addentra nelle vie, ancora inesistenti, di una città “da fare”. Se Aquila antica, con il suo nome e la sua forma evocativa, in fondo esiste ancora, almeno in immagini, in segni che tracciano un percorso, come costruire una realtà che non è neppure in embrione, all’interno della quale, comunque, si dovrà vivere? Chi sta qui a sognare ad occhi aperti non crede, come Bacon, in una Nuova Atlantide tecnologica, e il magma del cemento sparso a caso o sulla base di criminosi disegni gli fa orrore. Nella sua disperata ricerca di equilibrio, però, ha imparato con fatica ad accettare l’idea che la tecnologia possa essere strumento utile, in vista della realizzazione di un rapporto armonico tra eco-logia ed eco-nomia. In fondo, queste scienze imperfette tendono alla scoperta di una relazione giusta e conveniente tra l’uomo e l’ambiente naturale, sua prima dimora. Il concetto di “qualità della vita” nasce da qui, da questa relazione.Visto che, in ogni caso, si deve ricominciare da capo, non vogliamo mica fondare il nostro futuro sugli errori passati, no? Se ripensiamo bene ai quartieri-dormitorio ammassati intorno al centro storico, anche se le nostre case erano quelle, erano lì, non desideriamo piuttosto che esista, oggi, un piano, ad impedire assurdi cumuli di ferro e cemento, a restituirci spazio vitale, per il tempo che verrà, per i nostri figli? Necessario, in primo luogo, un piano regolatore e urbanistico complessivo, senza por tempo in mezzo. Vedete quanto sono veloci (così dicono, almeno) a piantare tende negli spazi liberi e a tramutarle poi in termitai, senza alcuna partecipazione democratica? Va bene, si doveva gestire l’emergenza e i metodi da occupazione militare sono forse i più efficienti. Ma adesso? Adesso ne va della nostra vita, non è vero?