sabato 5 settembre 2009

Viadellepovertà

Un dolore forte mi ossessiona, alla schiena, in basso, e giorno dopo giorno arriva a paralizzarmi una gamba. Cammino piano, sbilenco, non riesco a stare seduto né coricato, faccio fatica a rialzarmi. I dolori creano un diaframma tra noi e il mondo, e nell’al di qua c’imbozzoliamo cupi perdendo vitalità; riacquistandola, dopo un tempo indefinito, quasi sempre. E’ un assaggio di morte, della pena che spesso la precede. Ti sembra di non avere scampo, temi che il dolore non se ne vada più. “Discopatia tra la quinta lombare e la prima sacrale”, leggo nel referto che accompagna la radiografia fatta al costo di trenta euro, privatamente, per non aspettare penando, ancora, in una lunga fila; lo leggo e rileggo in tutti i dettagli. Vado poi su Internet, apprendo che quel dolore colpisce una percentuale elevata della popolazione, e che dicono derivi dalla stazione eretta, del voler stare su due gambe, invece che su quattro arti come gli altri mammiferi.