giovedì 17 settembre 2009

frottola del cainita

Enrico De Lea

Se intravedo la luna ed il castello,
ricordo pure il luogo del coltello.
Lo gettai tra roccia e spino, senza cura:
dopo il sangue ed i gridi c’è premura
di cancellare ogni traccia di ferita
e girare un nuovo foglio della vita.
E’ un libro chiuso la casa nella piazza,
del mio nemico cancellai la razza:
ora a chi passa innanzi tutto tace
su quella sera di raggiunta pace.
Non ricordo per cosa alzai la mano
e la premetti con la lama da lontano
sul padre sulla madre e sulla figlia,
facendo pulizia della famiglia.
Ora ritorno, con l’accento straniero,
e ritrovo il paese vuoto e nero:
se ne parlò, nel bar, di quel delitto,
ora è silenzio, ed il locale è sfitto.