mercoledì 16 settembre 2009

Lampedusa

di Slavoj Zizek
Anticipiamo l’ inizio del saggio di Slavoj Zizek, “Politica della vergogna” (a cura di Edoardo Acotto), che esce oggi per nottetempo (pagg. 118, euro 14) Il 16 settembre 2007, il ministro degli Affari Esteri francese Bernard Kouchner avvertì che il mondo si sarebbe dovuto preparare a una guerra causata dal programma nucleare iraniano: “Dobbiamo prepararci al peggio, e il peggio è la guerra”. Quest’ affermazione, com’ era prevedibile, fu causa di notevole scompiglio e di critiche rivolte a ciò che Sir John Holmes, a capo dell’ Agenzia per i Rifugiati delle Nazioni Unite, definì “il contagio iracheno”: dopo lo scandalo delle armi di distruzione di massa, agitate come pretesto per l’ invasione, evocare analoghe minacce aveva perso per sempre ogni credibilità perché dovremmo ancora credere agli Stati Unitie ai loro alleati, se già siamo stati brutalmente ingannati? C’ è tuttavia un altro aspetto, molto più preoccupante, che riguarda il monito di Kouchner. Quando il presidente Sarkozy, appena eletto, nominò Bernard Kouchner, noto per i suoi orientamenti umanitari e politicamente vicino ai socialisti, a capo del Quai d’ Orsay, persino alcuni oppositori di Sarkozy salutarono questa scelta come una piacevole sorpresa. Adesso il significato di questa nomina è chiaro: il ritorno in forza dell’ ideologia dell’ “umanismo militaristico” o anche “pacifismo militaristico”. Il problema insito in quest’ etichetta non è tanto che si tratta di un ossimoro che richiama alla mente lo slogan “la pace è guerra” di Orwell in 1984: la semplicistica posizione pacifista “più bombe e uccisioni non porteranno mai la pace” è illusoria; spesso è necessario combattere per la pace. Il vero problema non è nemmeno che, come nel caso dell’ Iraq, l’ obiettivo è nuovamente scelto non certo sulla base di pure considerazioni morali, ma per interessi strategici, geopolitici ed economici non dichiarati.