Quando lessi “Ama il prossimo tuo” di Remarque avevo undici anni.Giungendo al punto in cui uno dei personaggi, ubriaco, va con una donna di strada e la chiama con il nome dell’amata lontana (lasciata nel tentativo di salvarsi e salvarla dai nazisti che danno loro la caccia), avvertii stordimento e nausea, e quel che restava della fanciullezza mi abbandonò d’un tratto.
Roberto Rossi Testa
