Premessa. Il razzismo si è appreso e si può disimpararedi Nadia Agustoni
Nel 1997 per Einaudi uscì La pelle giusta (1) di Paola Tabet. Il libro è il risultato di una ricerca fatta nelle scuole elementari e medie di tutto il territorio italiano “sul pensiero razzista tra i ragazzi” (2). Il documento che ne è risultato ci ha edotti su una mentalità che, a dodici anni di distanza, molti italiani/e, adulti e ragazzi, palesano senza vergogna. Le leggi sulla “sicurezza” hanno alle spalle un contesto di paura e ignoranza che l’antropologa Paola Tabet riuscì a indicare già allora, quando forse non era troppo tardi per intervenire con scelte culturali attente a demistificare stereotipi e cattiva informazione. A un altro libro, Io non sono razzista ma… Strumenti per disimparare il razzismo (3), purtroppo quasi introvabile, a cura della stessa Tabet e di Silvana Di Bella, il compito di raccontare il lavoro concreto fatto in varie scuole italiane con gruppi di insegnanti che hanno intrapreso un percorso con i ragazzi e i bambini con l’intento di cambiare le cose e non arrendersi al razzismo.
Il razzismo è appreso e si può disimparare. Il razzismo, quando parla con le parole dei bambini, ferisce profondamente chi legge e chi ascolta, proprio perché si incontrano nei più piccoli paura, disorientamento e una profonda angoscia. I materiali raccolti in La pelle giusta sono lo specchio in cui si vedono gli effetti dell’educazione alla paura e al rigetto dell’altro e la mancanza di rispetto per chi è percepito non solo della pelle non giusta, ma povero e analfabeta in quanto “nero” e in quanto “nero” immaginato con un comportamento più vicino all’animale che all’essere umano. Propongo, con la parte iniziale dell’introduzione di Paola Tabet, alcuni stralci del libro con le risposte dei bambini. Sembrano lettere con tante piccole grida e nessun vero destinatario. Ma siamo noi ad avere il dovere e ora più che mai, di capire. Le piccole grida sono gli effetti del terrore di essere discriminati ed esclusi se “i miei genitori fossero neri” e quindi diversi, perché solo la pelle del colore giusto permette di vivere veramente. Tutto il resto, a parte i soldi, non vale niente. Lo dicono in modo chiaro.
