sabato 3 ottobre 2009

Mendelsohn vs D'orrico

Per conoscere lo stato delle ‘magnifiche sorti e progressive’ in cui versa una parte della nostra critica, consiglio di recuperare e leggere la pagina della Cultura del Corriere della Sera di martedì 23 settembre. 6 colonne 6 firmate da Antonio D’Orrico, uno dei più noti giornalisti del quotidiano di via Solforino. L’articolo si occupava dei motivi per cui editori, più o meno celebri, avevano rifiutato la stampa di opere diventate poi, imprevedibilmente, autentici bestseller. Vexata quaestio, certamente. Ma ciò che più colpiva nell’articolo era la sprezzante sicumera con la quale D’Orrico tranciava giudizi strabilianti su capolavori quali l’Ulisse o La ricerca del tempo perduto. Del primo, dopo una preventiva museificazione e neutralizzazione in quanto “ monumento della narrativa novecentesca”, D’Orrico aggiungeva che “molte sue pagine, compreso lo stupendo monologo finale di Molly, sembrano ispirate dalle fantasie di un liceale a disagio con problemi di foruncoli”. Dunque mr. Leopold Bloom e Stephen Dedalus creati, come gli Step e le Babi di Federico Moccia, dalle stesse frustrazioni postpuberali non risolte? E poi più avanti botte ancora a Joyce e al suo Finnegans Wake, che è solo la “ manifestazione estrema di disagio esistenziale”. Non basta: poche righe dopo tocca a Proust che viene paragonato nientemeno che a… Sordi. Stessa parabola per entrambi, a dar retta a D’Orrico: come l’Albertone nazionale, anche Proust “ partito per criticare i suoi personaggi, ha finito per esaltarli. Ha fatto dei Verdurin un modello di comportamento” In realtà, anche il lettore più distratto della Recherche proustiana sa che i Verdurin rappresentano esattamente la quintessenza della modestia intellettuale e culturale ammantata di presunzione e di snobismo. Altro che esaltazione, altro che modello. Ma D’Orrico non si cura di queste inezie e prosegue inarrestabile. Calvino è accusato di “bambineria”, Bataille appare come “sculettante davanti all’irrazionale” ( cioè?), Kundera è uno scrittore “artificioso” e basta. Ma è la letteratura in toto che viene attaccata in questo articolo dal critico del Corriere, tanto che viene assimilata ad “ uno sfogo di liceali affetti da foruncolosi?”. Il punto interrogativo provvidenzialmente mitiga l’ ennesima reiterazione della coppia adolescenza-foruncoli, usata da D’Orrico come magico passepartout capace di spiegarci tutto: Joyce, Proust, la Letteratura tout court. Ma val la pena stupirsi?