Caro Vasco,
davvero ci vuole quello che io non ho, ci vuole pelo sullo stomaco [ho solo l’esofago a fiamma e più di un’ulcera e no!, lo so che non bastano]. Il problema è che non lo voglio. Non più. È sempre una questione di pelo. E nugoli di discussioni/dibattiti «De Videocracy» [hanno scoperto che tettEculi muovono marEmonti? Complimentoni! Non ce ne eravamo maimai accorti!] e cercare di muovere passi senza prostituire né corpo né credo – sapevo, l’ho sempre saputo, non sarebbe stata impresa facile… E sì che tu [me] lo canti da sempre: «le regole sono così / è la vita! ed è ora che CRESCI! / devi prenderla così… ». E sì che ti re-cito da sempre: «Sì, stupendo! Mi viene il vomito!». E sì che: nausea dopo nausea, ho rimesso tutto – in ginocchio, pregando per domani migliori da destinare. Io ho visto. Io ho sentito. Tutto. Tutto lo schifo, tutti gli orrori, tutte le perversioni, tutta la merDaviglia del popolo delle Arti. Cazzi loro! Al di là del disgusto e del senso di sporco che cercano di viscidarti addosso – ho rinunciato a molti facili guadagni per salvarmi la dignità. E ti assicuro: sono felice così. O meglio: ERO felice così – affrontando a muso duro torme di corrotti araldi del putrido. Mi credevo: svezzata e pronta. Una roccia: mi credevo. Credevo fosse cresciuto quel benedetto pelo sullo stomaco, forte della meRdaglia conosciuta nel “dietro le quinte”, degli scheletri palesati “dentro gli armadi”. E quando si è così – ingenuamente – convinti di farcela, qualcosa ti frena. Ti congela. All’improvviso. Qualcosa ti toglie la corazza, ti strappa la maschera. E più che qualcosa: qualcuno. Quel qualcuno che può – farti capire che NON hai: il pelo sullo stomaco.
