giovedì 20 agosto 2009

Il tempo di morire

I. «Camminavi al mio fianco e ad un tratto dicesti ‘tu muori’» [Lucio Battisti]


«La vita sul palco: sì! Il palco nella vita: no!». Mi disse, pieno di prudente/previdente – profezia. All’epoca, come nell’ora, non è detto: l’autodeterminazione sposi l’autoconservazione. Vero che il corpo è uno strumento. Vero anche che Qualcuno bruciò – il suo strumento. Quello che resta è la Musica. Esistono contenitori che modellano il contenuto. Esistono contenuti che spezzano i contenitori. Per quanto si cerchi di ‘bilanciare’ è sempre una Spada di Brenno, una Spada di Damocle! Si deve: scegliere! Imperativo e Categorico: o sopra o sotto il palco! Aut-Aut: scelta obbligata! E scelgo: non starò sotto! Al di là dell’Alfabeto di Ben-Sira o dell’Anonimo che sia stato, al di là del lignaggio di Lilith che motteggia: «Ella disse ‘Non starò sotto di te’ , ed egli disse ‘E io non giacerò sotto di te, ma solo sopra. Per te è adatto stare solamente sotto, mentre io sono fatto per stare sopra’».
Al di là di tutto l’al di qui, caro Adamo, i tuoi pigri discendenti, credimi, preferiscono ’stare sotto’ – all’amazzone. Nell’Atto che non può, non deve: esitare. Non deve cedere [né concedere] spazio all’intermittenza! Un medico è sempre un medico, giusto? O, finito il turno, abbandona i feriti all’avvenire cadaverico e non presta soccorso? Ritorna il tedio interrogativo: «cosa fai nella vita?». NON si fa qualcosa, si È quel qualcuno – ogni quando si respira, ogni quando si agisce! Ogni quando si dice, si è detto: «ho scelto» [ o «sono scelto»: ognuno si passivizzi a piacere che non è questo il punto].