venerdì 28 agosto 2009
La scommessa
Se è vero ciò che Christian Boltanski, uno dei più importanti artisti della scena contemporanea, afferma nell’intervista apparsa recentemente su “Le monde”, si può senz’altro dire che ormai anche l’ultimo esiguo diaframma che ab aeterno ha separato Arte e Vita è caduto definitivamente. Boltanski ha deciso una svolta che non prevede ripensamenti: lavora per “ dare realtà alle finzioni, alle parabole”. Due progetti, soprattutto: il primo consiste nel creare “una biblioteca di cuori dislocata in un’isola del mare del Giappone. Migliaia di battiti registrati. Si saprà il nome, la data, il luogo”. Del resto, già la sua installazione intitolata “Le coeur”(2004) era basata sull’amplificazione del rumore del proprio battito cardiaco, accompagnato dalla fioca luce di una lampadina che pulsava allo stesso ritmo. Il battito cardiaco: la più sintetica e scarna espressione dell’io, dell’istinto vitale, il ritorno al sé più intimo e più profondo; il battito del cuore come punto di tangenza tra tutti gli esseri, la mutua sincronizzazione tra l’artista e il resto dell’umanità. Ma è il secondo progetto, che viene anticipato in questa intervista, quello che più ‘scandalizza’.
