Pura follia, il molo ch’era inverno, i pescherecci fermi per le onde, Yossouf che fingeva di abbracciarmi ma come attrice ero più brava io, così quando sentii sotto il giaccone il caldo che saliva, basso in alto, riuscii a buttargli lo zaino nella risacca, schiuma ruggente su inneschi e candelotti. Non l’ho più visto ma m’hanno detto, almeno so, Allah Akbar, che è vivo.
Mi mancano gli aranci dell’Atlante, l’odore della neve, gli intagli delle travi su in montagna, l’acqua alle gole e nei canali. Cucino ceci, strofino una teiera, cose da poco, scivola il tempo, manciata sul granito. Mi manca mio nipote, la sua risata: l’ultima volta aveva rughe in fronte e la disperazione desolata.
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Viola Amarelli
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